Magyar, il politico con l'Ungheria nel nome e il sogno di riportare Budapest in Europa
Avvocato e attivista 45enne, un passato in Fidesz, il partito di Orban, ha condotto una campagna elettorale capillare, puntando su corruzione e crescita economica
Afp Il politico che ha la chance più concreta di sempre di porre fine al lungo “regno” di Viktor Orban (in carica dal 2010, oltre ai 4 anni da premier dal 1998 al 2002: totale, 20 anni) era, fino a poco fa, un membro di Fidesz, il partito nazionalista del primo ministro ungherese uscente.
Peter Magyar, 45 anni, dato in netto vantaggio nei sondaggi alle elezioni politiche del 12 aprile in Ungheria, era addirittura cresciuto con in camera il poster di Orban, che ammirava per la sua lotta contro il dominio sovietico sul Paese mitteleuropeo. Oggi Orban, da icona antirussa, è diventato una quinta colonna del Cremlino nell'Unione Europea.
Ultimi comizi elettorali a Budapest nella sfida aperta tra Orban e Magyar
Lo scandalo che provocò la rottura tra Orban e Magyar
A spingere Magyar a rompere con il suo vecchio mentore fu un episodio specifico, per nulla legato alla politica estera. Nel febbraio 2024 l’avvocato e attivista, che si era unito a Fidesz all’università, apparì a sorpresa su Partizan, un canale YouTube legato all'opposizione, per un'intervista in cui accusava Orban di non essersi preso le sue responsabilità nello scandalo legato a un orfanotrofio statale, i cui ospiti erano stati vittime di abusi sessuali. Uno dei funzionari condannati per aver coperto le violenze era stato graziato dall'allora presidente Katalin Novak. Il decreto era stato controfirmato dal ministro della Giustizia, Judit Varga, che fino a qualche mese prima era stata la moglie di Magyar, con il quale aveva avuto tre figli. Le due donne si erano dimesse a fronte di un caso che in quei giorni stava dominando il dibattito pubblico.
“Non voglio essere parte di un sistema in cui le persone davvero al potere si nascondono dietro le gonnelle” aveva scritto Magyar su Facebook, annunciando l'addio a un partito grazie al quale aveva ottenuto incarichi di prestigio al Parlamento europeo e nei consigli di amministrazione delle aziende pubbliche. Intervistato da Partizan, il politico aveva quindi predetto che il cambiamento per l'Ungheria sarebbe potuto giungere solo dall'interno, alla luce dell'inettitudine dell'opposizione, che non era riuscita a battere Orban nemmeno mettendo insieme un'alleanza ecumenica che andasse dai socialisti all'estrema destra.
Ungheria al voto, l'ombra di Magyar minaccia il regno di Orbán
Tisza, un partito a misura di Magyar
Non era ancora, forse, un'autocandidatura, ma il video fece un numero enorme di visualizzazioni e Magyar si ritrovò sotto i riflettori. L'idea vincente fu entrare in Tisza, un piccolo partito centrista che alle precedenti elezioni non era nemmeno riuscito a entrare in Parlamento, e trasformarlo in un partito a sua misura: conservatore, cattolico ed europeista, nel solco di quel Ppe di cui Fidesz aveva fatto parte per tanto tempo a da cui è fuoriuscito nel 2021.
Le accuse di corruzione a Orban e il successo alle Europee con quasi il 30%
La svolta avvenne nel 2024, il 15 marzo, giorno in cui l'Ungheria celebra la rivoluzione fallita del 1848. Mentre Orban teneva un discorso nel quale condannava l'Unione Europea, in un'altra zona di Budapest Magyar era riuscito a raccogliere 10mila persone per un duro intervento: accusava il primo ministro di alimentare la corruzione e di non saper contrastare il declino economico del Paese, i due cavalli di battaglia della sua attuale campagna elettorale.
Ungheria al bivio: Orbán insegue il rivale Magyar nel voto che decide il futuro della nazione
Fu l'inizio di una cavalcata instancabile, che culminò con il primo successo elettorale alle Elezioni europee del giugno successivo, quando Tisza raccolse il 29,6% dei voti. I mesi seguenti avrebbero visto l'avvenente avvocato e attivista magiaro tenere fino a sette comizi al giorno e percorrere a piedi i 300 chilometri che separano Budapest dal confine rumeno, per mettere in piedi una “corsa” volta a riunire la nazione, toccando anche i villaggi più remoti, dove la base di consensi per Orban è più forte. E infatti, anche in queste ultime ore, Magyar sta battendo le aree più inaccessibili, i villaggi più piccoli, sicuro del favore di cui gode nella capitale e nelle città principali.
La lotta alla corruzione e la crescita economica sono le principali promesse di Magyar, che presenta la riconciliazione con Bruxelles come necessaria a sbloccare miliardi di euro di fondi, congelati a causa di quelle che l'Unione Europea ritiene le derive illiberali della politica orbaniana. Domani sera si capirà se la scommessa di Magyar è stata vinta.
Fonte: www.rainews.it
