This is default featured post 1 title

EuroGiornale.com - News dall'Italia e dal Mondo

aggiornate in tempo reale dalla redazione e da numerose fonti esterne. »

This is default featured post 2 title

EuroGiornale.com - News dall'Italia e dal Mondo

aggiornate in tempo reale dalla redazione e da numerose fonti esterne. »

This is default featured post 3 title

EuroGiornale.com - News dall'Italia e dal Mondo

aggiornate in tempo reale dalla redazione e da numerose fonti esterne. »

This is default featured post 4 title

EuroGiornale.com - News dall'Italia e dal Mondo

aggiornate in tempo reale dalla redazione e da numerose fonti esterne. »

This is default featured post 5 title

EuroGiornale.com - News dall'Italia e dal Mondo

aggiornate in tempo reale dalla redazione e da numerose fonti esterne. »

“Ci vorranno anni per riportare gli studenti a scuola a Gaza”

AGI - "Ci vorranno anni prima di riportare gli studenti a scuola". Lo ha detto Andrea De Domenico, capo dell'agenzia Onu per gli affari umanitari nei Territori occupati della Palestina, nel corso di un collegamento in remoto con i media internazionali in cui ha descritto la situazione a Gaza. "Abbiamo visto situazioni davvero problematiche - ha aggiunto - a Shifa un paio di settimane fa ci sono state pesanti operazioni militari e abbiamo davanti scene di terrore". De Domenico ha sottolineato anche l'emergenza dei corpi sepolti ovunque e del doloroso riconoscimento dei resti da parte delle famiglie delle vittime. A questo si aggiunge l'emergenza alimentare. "Non è solo un problema di cibo - ha aggiunto - ma di acqua, medicinali, igiene. Per garantire standard dignitosi servono ingenti operazioni che attualmente non possiamo portare avanti".

 

"Ciò che mi preoccupa - ha aggiunto De Domenico, tornando sul tema della scuola - è che l'istruzione è importante per costruire la pace". "E io - ha ammesso - non penso che lasciare centinaia di bambini senza istruzione e coloro che si erano iscritti all'università" migliorerà le cose. "L'istruzione - ha ricordato - è la speranza del futuro. Penso che dovremo affrontare questa sfida molto presto quando, speriamo, potremo ripartire e ricostruire Gaza".

Il riscatto dei piccoli borghi, vita digitale e smart working

AGI - I borghi d'Italia sono sicuramente un tesoro culturale ed economico, visto anche un impatto di 5 miliardi di euro annui sul Pil nazionale, con circa 9 milioni di visitatori (32% stranieri) e 90mila addetti, ma al tempo stesso sono caratterizzati da un accentuato fenomeno di spopolamento, molto maggiore rispetto alla media dei Comuni italiani.

Un dato, questo, evidenziato anche oggi nello studio 'L'impatto economico e occupazionale del turismo e la digitalizzazione nei Borghi più belli d'Italia' presentato in un incontro all'Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani, in collaborazione con l'associazione "I Borghi più belli d'Italia", associazione che dal 2002 opera per valorizzare i piccoli centri abitati che esprimono un'eccellenza del nostro Paese e della sua bellezza.

 

In particolare, secondo le rilevazioni Istat i Comuni presenti nella lista dei "Borghi più belli d'Italia" presentano una popolazione media pari a circa la metà di quella dei Comuni italiani nel complesso. Nel periodo 2011-2021 si è infatti registrata una riduzione media della popolazione residente nei borghi pari al -4,2%, a fronte di una riduzione della popolazione residente a livello nazionale pari a 0,7% nello stesso periodo. La previsione è che tale fenomeno si accentuerà nel periodo 2020-2030, con una variazione del -4,4% di popolazione nei borghi a fronte di una riduzione media dei Comuni italiani del -2,8%. Così, si stima che nel 2030 la popolazione residente nei borghi considerati più belli d'Italia sarà di circa 1 milione 285mila persone contro 1 milione 344mila persone registrate nel 2020.

Un aiuto potrebbe venire dalla digitalizzazione e dallo smart-working, ritenute possibili leve di rilancio dei borghi. Dalle analisi condotte da Deloitte, emerge infatti che l'evoluzione storica della copertura della banda ultra-larga (BUL) nei borghi più belli d'Italia è in forte crescita negli ultimi anni, sia considerando i Comuni che le unità immobiliari (UI) coperte: ad oggi il 63,9% dei borghi gode di una copertura 'Fiber to the Home' (FTTH), ed è una percentuale molto rilevante, se si considera che solo nel 2019 questa arrivava appena al 2,2%. Solo con un tale sviluppo infrastrutturale, infatti, sarà possibile ridurre il gap di mercato e creare condizioni di sviluppo economico e sociale attrattive in loco per i lavoratori.

 

Un dato ritenuto molto incoraggiante è poi quello della crescita del numero di lavoratori che hanno cominciato a soggiornare nei borghi in modalità smart-working a seguito della pandemia Covid-19. Questo fenomeno sembra confermare un trend in atto. Infatti, secondo una ricerca di Inapp, il 41,5% dei lavoratori sarebbe disposto a trasferirsi in un luogo più isolato a contatto con la natura ed il 34,5% in un piccolo centro abitato. Si tratta di un fenomeno da osservare in parallelo al livello di digitalizzazione medio delle imprese, che nel 2022 ha registrato un significativo miglioramento. Secondo i dati Istat, le aziende con un livello "Alto" o "Molto alto" di digitalizzazione, misurato sulla base delle attività di natura digitale che le imprese sono in grado di coprire, hanno infatti raggiunto circa il 32% nel Nord-Ovest e il 29% nel Nord-Est. Invece, nel Centro e nel Mezzogiorno, la percentuale, sebbene sia in aumento, resta a un livello più basso (23%). 

 

 

Luci e ombre su Modi, favorito nelle elezioni in India

AGI - Il premier uscente nazionalista Narendra Modi è il grande favorito alle elezioni generali indiane, che da venerdì si terranno in sette fasi fino al 1 giugno, ma la sua figura cristallizza sempre più critiche e il suo bilancio di governo è contrastante. I sostenitori di Modi e del suo Bharatya Janata Party (BJP) sottolineano il record economico registrato dall'India - con una crescita dell'8,4% lo scorso febbraio - sul punto di diventare una superpotenza, grazie alla sua rapida espansione. La sua presenza sulla scena mondiale, come Paese ospite del G20, si è nettamente rafforzata, oltre al fatto di essere un alleato degli Stati Uniti, in contrasto col rivale cinese. A questi punti a favore si aggiunge lo sbarco sulla Luna, con la missione Chandrayaan-3, passato alla storia.

 

L'altro fattore di popolarità è rappresentato dalla dimensione di sviluppo sociale delle politiche di governo, con la recente introduzione di generosi programmi di Welfare, come la fornitura di grano gratuito a 800 milioni di persone tra le più povere dell'India e uno stipendio mensile di 1.250 rupie (16 dollari) alle donne appartenenti a famiglie a basso reddito. Tuttavia la pagella socio-economica di Modi registra punti deboli significativi: il Paese più popoloso del mondo dopo la Cina non è riuscito a creare occupazione per milioni di giovani che lottano per entrare nel mondo del lavoro e l'inflazione mentre l'inflazione è sempre più alta. Alla fine del 2023 il tasso di disoccupazione dei giovani tra 20 e 24 anni era pari al 44,4%.

 

Un'altra fonte di malcontento è arrivata dal mondo degli agricoltori indiani, scesi ripetutamente in piazza per chiedere una maggiore protezione del loro benessere economico, rivendicano prezzi fissi più alti per i loro raccolti. Negli ultimi anni sono diventati la più grande minaccia per il partito al governo e dietro loro pressione Modi è stato costretto ad abrogare delle politiche agricole impopolari. L'agricoltura è la principale fonte di sostentamento per circa il 55% della popolazione indiana. Ad alimentare crescenti critiche nei confronti di Modi - che arrivano da più parti - è la tendenza ad aver fatto "scivolare l'India verso l'autocrazia" e ad aver rafforzato la presa sulle sue istituzioni democratiche. Per giunta il premier nazionalista indù è accusato di aver messo a tacere i suoi critici e di aver represso i media indipendenti indiani, oltre a limitazioni imposte a testate straniere, tra cui la Bbc. 

 

Nell'annuale World Press Freedom Index, l'India è scesa dal 140 posto nel 2014 - anno in cui Modi sali' al potere - a 161 su 180 nazioni nella lista dello scorso anno. Inoltre i gruppi di minoranza denunciano di essere spesso vittime di discriminazioni e attacchi e di essere costretti a vivere come cittadini di "seconda classe" sotto il governo di Modi: un'accusa che il BJP respinge. In particolare 200 milioni di musulmani affermano di essere stati perseguitati a causa delle politiche nazionaliste indù del partito al potere. Demolizione di monumenti islamici e costruzione sugli stessi siti di templi indù, ridenominazione delle città fondate da antichi sovrani musulmani, e revisione dei libri di storia: nei fatti l'India sta attraversando un cambiamento epocale segnato dal tramonto dei suoi valori fondanti secolari e dall'avvento di una nazione incentrata sugli indù.

 

Gli analisti prospettano che un altro mandato del BJP spingerà l'India ulteriormente su questa strada. Ora Modi e i suoi alleati puntano a conquistare più di 400 seggi nella Lok Sabha, per poter riuscire così a modificare da soli la costituzione indiana. Nel 2019 riuscirono a ottenere la maggioranza assoluta, con 303 seggi per il BJP, e un totale di 352 per la National Democratic Alliance. Cinque anni fa il 67% degli indiani andò a votare, facendo segnare l'affluenza alle urne più alta nella storia del Paese. Una rinnovata vittoria alle elezioni del 2024 consoliderebbe la sua posizione di leader tra i più importanti e longevi dell'ex colonia britannica.

 

In campagna elettorale Modi ha promesso più posti di lavoro, investimenti pubblici in nuove infrastrutture, migliori opportunità di sostentamento per i cittadini, con l'obiettivo di trasformare l'India nella terza economia mondiale. Il suo programma di governo include l'estensione per cinque anni di un programma di distribuzione di cibo per 800 milioni di persone lanciato durante il coronavirus. Tra le promesse più controverse c'è l'adozione di un codice civile uniforme se il BJP resterà al potere: una promessa storica di lunga data per porre fine al regime separato per le comunità religiose che è esistito finora.

 

La regione settentrionale dell'Uttarakhand, governata dal partito nazionalista indù, ha già approvato un codice uniforme lo scorso febbraio e la legislazione è ora destinata a entrare in vigore, nonostante le preoccupazioni delle minoranze per l'abolizione delle loro pratiche religiose o tradizionali. Modi si è anche impegnato ad accelerare il rafforzamento dei confini con la Cina e il Pakistan, nonché con la Birmania (Myanmar) nel nord-est, e ad aumentare i prezzi minimi di alcune colture "di tanto in tanto". A caratterizzare l'India, circa 1,4 miliardi di persone, è proprio la sua diversità, con più di 100 lingue parlate sul suo sterminato territorio nazionale, la presenza di tutte le principali religioni del mondo con una maggioranza indù di quasi l'80% e un mosaico di caste organizzate in un sistema gerarchico.

 

Eppure, casta e religione sono due temi teoricamente vietati in India ai partiti politici durante la campagna, ma nella pratica definiscono gran parte della strategia elettorale. Come altri partiti mainstream - a cominciare dallo storico Partito del Congresso all'opposizione - anche il BJP di Modi cerca di posizionarsi come una forza di tutte le caste. Lo stesso premier si vanta spesso di provenire da una famiglia umile appartenente alle cosiddette Other Underdeveloped Classes (OBC), gruppi intermedi con potere politico ma non economico. Anche la religione è onnipresente nelle elezioni indiane e pochi partiti sono stati in grado di sfruttarla quanto il BJP. Ci sono immagini di Modi come maestro di cerimonie all'inaugurazione del controverso tempio in onore del dio indù Ram nella città settentrionale indiana di Ayodhya, alla fine di gennaio.

 

Il tempio in questione è stato eretto sui resti della moschea Babri del XVI secolo, demolita da una folla di fanatici religiosi nel 1992 in un incidente che ha scatenato un'ondata di violenza tra indù e musulmani in tutto il Paese in cui sono state uccise circa 2 mila persone, per lo più appartenenti alla comunità musulmana. Dopo dieci anni di governo del BJP, accusato da organizzazioni come Amnesty International (AI) e Human Rights Watch (HRW) di discriminare la minoranza musulmana, i valori secolari dell'India sono stati relegati al passato, tranne che da formazioni minoritarie come il Partito Comunista dell'India (CPI, marxista) e l'islamico All India Majlis-e-Ittehad-ul Muslimeen (AIMIM). "C'è stata una normalizzazione del maggioritarismo indù, con tutto ciò che questo comporta in termini di discriminazione e violenza contro le minoranze religiose, che non abbiamo mai visto prima in India", conclude Gilles Verniers del Centro indiano per la ricerca politica (CPR). 

Dall’Iran all’Ucraina, l’agenda del G7 Esteri di Capri

AGI - Ci sarà la crisi in Medio Oriente - dopo l'attacco sabato dell'Iran a Israele, il timore di un'ulteriore escalation e quello per l'eventuale attacco israeliano su Rafah, la città a Sud della Striscia di Gaza dove rimangono intrappolati decine di ostaggi israeliani - il tema principale all'ordine del giorno della ministeriale degli Esteri del G7 che comincia oggi a Capri.

 

L'Italia, attuale presidente di turno del G7, spinge per la de-escalation e la pace, come ha ripetuto anche ieri il capo della diplomazia, Antonio Tajani; ed è aperta a nuove sanzioni all'Iran. Anche gli Stati Uniti hanno già annunciato che stanno studiando con gli alleati del G7 ulteriori sanzioni al regime degli ayatollah per contenere il suo programma di droni e missili. E il ministro degli Esteri canadese, Melanie Joly, poco prima di partire per l'Italia, ha anticipato che tra i temi da discutere ci sarà quello di "imporre maggiori misure sanzionatorie contro il regime iraniano".

 

Tajani ha fatto sapere che l'Italia è pronta anche a inviare militari nell'area nel quadro di una missione Onu se si creasse uno Stato palestinese. "Qualora ci dovesse essere da parte Onu una presenza cuscinetto, quando ci saranno due popoli e due Stati, siamo pronti a partecipare. Una presenza tipo Unifil - la forza di interposizione delle Nazioni Unite in Libano - per garantire la pace e la stabilità in una missione sotto l'egida dell'Onu a guida araba". L'obiettivo 'due popoli due Stati', ha insistito, "rimane la stella polare, ma che si riconoscano tra loro. È un obiettivo non facile ma ce la metteremo tutta".

 

Tajani ieri ha incontrato i rappresentanti della Lega Araba e dell'Organizzazione della cooperazione islamica per discutere della crisi in Medio Oriente e "perché il dialogo vinca". L'incontro con gli ambasciatori "si è concentrato sulla volontà di dialogo e stabilità" in Medio Oriente, "sulla crisi umanitaria a Gaza" e sulla condanna di qualsiasi forma di rappresaglia e aggressione che potrebbe portare a una drammatica escalation nella regione", ha fatto sapere il ministero degli Esteri in una nota. Tajani ha sottolineato che "in un contesto di forte escalation, in cui ogni ulteriore atto ostile potrebbe innescare un conflitto più ampio che potrebbe interessare l'intera regione", l'Italia "sta facendo tutto il possibile per invitare tutti gli attori della regione alla moderazione, anche come Presidenza del G7".

 

A Capri, oltre ai ministri degli Esteri del Gruppo (Francia, Giappone, Germania, Canada, Stati Uniti e Regno Unito, oltre all'Italia) è stato invitato anche il ministro degli Esteri della Mauritania, che in questo momento ha la presidenza dell'Unione africana. All'incontro parteciperanno anche l'Alto rappresentante per gli affari esteri e la politica di sicurezza dell'Unione europea, Josep Borrell, e il segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg. All'ordine del giorno, ovviamente, anche i temi del Mar Rosso e dell'Ucraina, Paese che sarà rappresentato dal ministro degli Esteri, Dmitry Kouleba.

Un quarto dei decessi tra i giovani adulti in Canada è legato agli oppioidi

AGI - I decessi prematuri legati agli oppioidi sono raddoppiati tra il 2019 e il 2021 in tutto il Canada, con oltre 1 decesso su 4 tra i giovani adulti di età compresa tra 20 e 39 anni attribuibile agli oppioidi. Lo rivela una nuova ricerca pubblicata su CMAJ, il Canadian Medical Association Journal. I decessi dovuto agli oppioidi hanno continuato ad aumentare nell'ultimo decennio in tutto il Canada, provocando circa 6222 morti nel 2021. Questa tendenza è peggiorata durante la pandemia COVID-19, anche se l'entità e la rapidità degli aumenti è variata nelle diverse province e territori. Questi cambiamenti sono stati attribuiti principalmente alla fornitura non regolamentata di droga, che è diventata sempre più imprevedibile durante la pandemia.

 

“Durante la pandemia COVID-19, la perdita di vite umane a causa di tossicodipendenze da oppioidi è peggiorata in quasi tutto il Canada, con Alberta, Saskatchewan e Manitoba che hanno registrato un enorme aumento dei decessi, in particolare tra la popolazione più giovane”, ha detto Tara Gomes, scienziata presso la Unity Health di Toronto e autrice senior dello studio. “Senza adeguati investimenti in programmi di trattamento e riduzione del danno diffusi e accessibili, e in supporti sociali più ampi come l'alloggio, queste morti prevenibili stanno avendo effetti devastanti sulle comunità di tutto il Paese”, ha continuato Gomes.

 

 

Per comprendere le tendenze e l'impatto dei decessi legati agli oppioidi, i ricercatori hanno esaminato i dati sui decessi accidentali dovuti alla tossicità degli oppioidi in 9 province e territori del Canada: British Columbia, Alberta, Saskatchewan, Manitoba, Ontario, Quebec, New Brunswick, Nuova Scozia e Territori del Nord-Ovest. In soli 3 anni, tra il 2019 e il 2021, il numero annuale di decessi legati agli oppioidi è passato da 3007 a 6222. Ancora più sorprendente è la quantità di anni di vita persi per morte prematura da dipendenza agli oppioidi, che è più che raddoppiata in Canada nel periodo di studio, raggiungendo oltre un quarto di milione nel 2021.

 

“È allarmante che nel 2021 1 decesso su 31 tra le persone di età pari o inferiore a 85 anni sia stato attribuito agli oppioidi, un numero che sale a 1 decesso su 4 tra i giovani adulti di età compresa tra i 20 e i 39 anni”, ha dichiarato Shaleesa Ledlie, Leslie Dan Faculty of Pharmacy presso l'University of Toronto. “Questa scala di danni legati agli oppioidi, in particolare tra i giovani, è senza precedenti e illustra la portata di questa crisi di salute pubblica in tutto il Paese”, ha proseguito Ledlie. Sebbene la concentrazione dei danni nelle popolazioni più giovani sia coerente nelle 9 province e territori canadesi inclusi in questo studio, alcune province sono state colpite in modo sproporzionato. Ad esempio, ad Alberta, quasi la metà di tutti i decessi tra le persone di età compresa tra i 20 e i 39 anni era legata agli oppioidi.

 

In Canada, durante la pandemia, l'accesso ai servizi di assistenza sociale e sanitaria è stato fortemente ridotto o limitato, con conseguenti cambiamenti nei modelli di consumo di droga e nell'accessibilità dei servizi comunitari per le persone che ne fanno uso. Tuttavia, nonostante la riapertura dei servizi negli ultimi anni, i tassi di decessi legati agli oppioidi rimangono elevati in tutto il Paese, il che indica l'urgente necessità di lavorare con le comunità per aumentare i servizi a sostegno delle persone che fanno uso di droghe.  

 

 

 

Tutte le operazioni militari italiane in Medio Oriente

AGI - Sono circa 2 mila i militari che operano nelle aree a rischio del Medio Oriente e la Marina militare è pronta nel caso dovesse essere necessario attivare protocolli di evacuazione. Proprio la presenza dei militari italiani in contesti come quello libanese, dove i nostri soldati sono attivi in ben due missioni, costituisce un deterrente all'espansione del conflitto in corso nel Paese dei Cedri. Anche l'Iraq è stato un teatro in cui i nostri militari hanno giocato un ruolo importante nel peace keeping necessario a tenere a bada milizie ribelli e consentire la ricostituzione di un apparato statale e la stabilità del Paese, negli anni successivi la caduta del regime di Saddam Hussein. Negli ultimi 10 anni la presenza italiana nel Paese è servita a garantire sostegno nella lotta all'Isis.

 

Mibil, Libano (Onu)
Iniziata l'11 marzo 2015, è una missione sotto egida Onu che si colloca nel contesto dell'intervento portato avanti da 'International Support Group for Lebanon' (ISG). La missione consta di 190 unità che possono contare anche su un mezzo navale e uno aereo. Obiettivo è fornire supporto al Libano in seguito alle conseguenze socio economiche derivate dal conflitto in Siria, esploso nel 2011. L'intervento si pone l'obiettivo di mitigare ed evitare ripercussioni sulla stabilità e sicurezza del Paese dei Cedri ed è stato deciso dalla comunità internazionale a sostegno del Paese che, insieme alla Turchia, più di tutti ha subito le conseguenze della guerra in Siria.

 

Sono tre i principali fini della missione: sostegno ai rifugiati in fuga dal conflitto, interventi per mitigare le ricadute sull'economia e formazione delle forze armate locali. Proprio in quest'ultima area operativa la Missione Bilaterale italiana ha costituito un centro di addestramento nel sud del Libano, un'area tradizionalmente calda in quanto vicina al confine con Israele. I corsi, tenuti da istruttori Alpini paracadutisti e Carabinieri, hanno consentito ai militari libanesi di acquisire competenze e accrescere la propria capacità operativa. Il centro di addestramento italiano continua a svolgere importanti attività di formazione per le forze di sicurezza libanesi (LAF), altra cosa rispetto alle milizie sciite di Hezbollah. La crescita del LAF mira anche a controbilanciare l'influenza delle stesse milizie sciite, che ad oggi rimangono fuori dall'esercito libanese e mettono a repentaglio la stabilità del Paese. Le attività sono state condotte dal Comando Operativo di Vertice Interforze, l'Alto Comando della Difesa deputato alla pianificazione, coordinazione e direzione delle operazioni militari, delle esercitazioni interforze nazionali e multinazionali. Unifil Libano (Onu)

 

Sempre in Libano, sempre sotto l'ombrello delle Nazioni Unite, è in corso la missione Italiana parte di Unifil (United Nations Inter Force in Lebanon), che vede impegnati 10 mila uomini provenienti da 47 diversi Paesi. Nel 2022 la presenza italiana è stata ridotta a 1.169 uomini, 368 mezzi di terra, sette aerei e una nave. La missione è partita in seguito alla risoluzione del Consiglio di Sicurezza Onu n.425 del 1978, adottata in seguito all'invasione del Libano da parte di Israele. L'Italia partecipa dal 1979 e la sede del contingente è a Naqoura. La missione viene periodicamente prorogata, e ha visto anche un mutamento nel corso degli anni degli obiettivi da perseguire, fino alla crisi in corso, che impone un ulteriore ripensamento di regole di ingaggio e aree di operatività.

 

Negli ultimi 17 anni, tra i compiti svolti figura l'assistenza ai civili, al fine di garantire l'accesso agli aiuti umanitari e un ritorno sicuro agli sfollati. Se ostacolata nello svolgimento dei propri compiti o in caso di pericolo e minaccia per il proprio personale, civili e operatori umanitari, Unifil può intervenire 'con la forza'. L'operatività di Unifil, allo stato attuale, si basa sul controllo attraverso check point, monitoraggio e osservazione attraverso postazioni fisse e pattugliamento. Il tutto in coordinamento con le forze armate locali. Tra la guerra del 2006 e il conflitto scaturito il 7 ottobre scorso, l'area ha vissuto un lungo periodo di stabilità, ma la situazione attuale presenta più di un rischio di esplosione del conflitto e spinge verso un ripensamento delle regole di ingaggio. Una necessità recentemente sottolineata dal governo italiano. Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha dichiarato che "le regole di ingaggio attuali non danno sicurezza ai contingenti".

 

Mar Rosso, Aspides (UE)
Missione voluta dall'Unione Europea, che ha raccolto l'invito degli Stati Uniti a far partire la missione 'Eunavfor Aspides' nel Mar Rosso, per garantire il passaggio sicuro delle navi attraverso una rotta commerciale strategica e contrastare gli attacchi degli Houthi. La base della missione è in Grecia, a Larissa. La flotta si muove sotto il comando dell'ammiraglio italiano Stefano Costantino, che agisce dal cacciatorpediniere Caio Duilio, dotato di missili capaci di colpire fino a 120 chilometri di distanza e ha già abbattuto un drone yemenita. Ai comandi dell'ammiraglio italiano ci sono anche una nave tedesca, due navi francesi e imbarcazioni da guerra di altri Paesi europei gradualmente aggiuntesi alla flotta di 'Aspides'. Il fine di Aspides è la libera navigazione attraverso una rotta commerciale finita nel mirino degli Houthi yemeniti, milizie sciite alleate di Teheran che con gli attacchi alle navi chiedono la fine delle operazioni militari israeliane su Gaza. La missione è puramente 'difensiva', secondo lo stesso Crosetto; il fine è quello di garantire l'incolumità delle navi e non sono previste operazioni terrestri.

 

Possono essere abbattuti missili e droni, ma non è consentito colpire obiettivi e postazioni terrestri, un compito che spetta ad americani e britannici. "Nostra priorità è la protezione del traffico marittimo", ha detto il ministro degli Esteri Antonio Tajani, che poi ricordato che il 40% dell'export via mare passa per il Canale di Suez. La missione si propone di salvaguardare la protezione delle navi in transito in un'area che include Mar Rosso, Bab el Mandeb, Golfo di Aden, Golfo di Oman e parte del Golfo Persico, ha compiti difensivi" in linea con la Convenzione delle Nazioni unite e il Diritto della navigazione". Aspides si affianca a un altra operazione europea cui l'Italia partecipa, 'Atalanta', avviata nel 2008 per combattere la pirateria nell'area del Corno d'Africa (Golfo di Aden e bacino Somalo). La missione durerà almeno un anno, con possibile rinnovo previa decisione del Consiglio Ue.

 

Iraq (Onu, Nato)
I militari italiani sono presenti su suolo iracheno da circa vent'anni. L'impegno è iniziato nel 2003 con la caduta del regime di Saddam Hussein in seguito all'intervento americano. Per tre anni sotto egida Onu, 30 mila nostri soldati si sono dati il cambio offrendo sostegno alla missione 'Antica Babilonia', il cui ricordo rimane legato alla strage di Nassiriya. L'Italia è stata anche parte della Training Mission Iraq, svolta in ambito Nato tra il 2004 e il 2011. La missione è stata confermata nel 2014 con la partecipazione all'operazione 'Prima Parthica', missione tuttora in corso nell'ambito della missione internazionale Inherent Resolve, avviata dalla coalizione contro Isis.

 

La consistenza massima del contingente nazionale impiegato nella missione è incrementata a 1.005 unità, che dispongono di 118 mezzi terrestri e 11 aerei. I militari italiani sono impegnati in attività di addestramento delle truppe curde peshmerga che prevedono corsi di primo soccorso, monitoraggio e controllo, topografia, tiratori scelti e combattimento nei centri abitati, permettendo la formazione di migliaia di militari iracheni. I militari italiani hanno anche fornito personale di staff ai comandi multinazionali di coordinamento presenti in Kuwait e nelle città irachene di Bahgdad ed Erbil.

I dipendenti occupano Google in California. No ad accordi con Israele

AGI - Decine di dipendenti di Google hanno fatto irruzione nella sede del gigante tech in California per protestare contro la decisione della compagnia di firmare un accordo da oltre un miliardo di dollari con il governo di Israele.

I dipendenti, che hanno intonato cori pro-Palestina, e indossavano i tradizionali copricapo arabi, hanno usato anche i social X e Twitch per postare immagini e documentare con dirette video la loro protesta.

Gli attivisti, riuniti in un gruppo chiamato "No Tech for Apartheid", hanno letto alcune dichiarazioni in cui accusano Google di fare affari con chi "porta avanti il genocidio", bombardando la Striscia di Gaza, e chiesto di cancellare la sua partecipazione al "Progetto Nimbus", un accordo da 1,2 miliardi di dollari che vede coinvolte Google Cloud e Amazon Web Services. Un altro gruppo ha occupato per protesta il decimo piano della sede di Google a Manhattan. 

Lo scandalo Stormy, Melania Trump da ‘furiosa’ a supporter del marito

AGI - Quando nel 2018 uscirono le prime rivelazioni sull'incontro tra Donald Trump e la pornostar Stormy Daniels, l'allora first lady Melania Trump venne descritta come "furiosa". Sei anni dopo è la grande assente al processo cominciato ieri a Manhattan e in cui il marito è accusato di aver pagato in nero per comprare il silenzio della pornostar e di un'ex coniglietta di Playboy, che lui avrebbe incontrato al tempo in cui era già sposato con Melania, nell'anno, il 2006, in cui sarebbe nato il figlio Barron: l'ex first lady non si è mostrata al fianco del marito in queste ore, ma secondo il New York Times avrebbe definito "ingiusto" il processo e una "vergognosa" interferenza elettorale.

Il giudice Juan Merchan, che presiede il processo, lunedì ha dichiarato che l'ex first lady potrebbe essere chiamata a testimoniare. Questa ipotesi, se confermata, potrebbe mettere Trump in imbarazzo, perché è probabile che l'accusa riproporrebbe in aula alcune prove raccolte in questi anni, incluso il famoso nastro uscito nel 2016, in piena campagna elettorale, in cui Trump aveva parlato a un amico riguardo l'"afferrare i genitali femminili".

 

"Alla fine - ha commentato Stephanie Grisham, ex portavoce di Melania - lei può far andare o precipitare la candidatura del marito". Alcuni dettagli delle vicende extraconiugali che riguardano il tycon potrebbero non essere sviscerati. Il giudice Merchan ha vietato l'ammissione di testimoni legati alla presunta relazione di Trump con l'ex modella di Playboy Karen McDougal.

Il National Enquirer, il giornale il cui editore era legato a Trump, aveva comprato i diritti della storia per 150 mila dollari, con l'obiettivo di non farla mai uscire per non danneggiare il candidato Repubblicano in corsa per la Casa Bianca. I giurati, ha spiegato il giudice, potranno sentire i particolari della relazione tra Trump e McDougal ma non quelli secondo cui il rapporto andò avanti nel periodo in cui Melania era incinta del figlio.

L'analisi della scansione dei tempi del presunto tradimento potrebbe rappresentare un punto difficile da sopportare in aula per Melania. Riguardo Stormy Daniels, Trump la conobbe nel 2006 a un torneo di golf per celebrità, quando il tycoon era sposato da un anno e la moglie aveva già partorito. L'ex presidente ha sempre negato di aver avuto un rapporto sessuale con Daniels, ma dovrà spiegare perché autorizzò il suo ex avvocato e tuttofare Michael Cohen a versare sul conto della donna 130 mila dollari.

 

Quando la storia uscì nel 2018, Melania cancellò il viaggio a Davos, in Svizzera, in cui sarebbe dovuta andare al fianco del marito. Da allora le sue uscite pubbliche accanto al tycoon sono state poche, e spesso segnate da freddezza. Di recente è stata vista al fianco di Trump: è successo il mese scorso quando la coppia ha accolto nel resort di Mar-a-Lago il primo ministro ungherese Viktor Orban.

Settimane dopo è andata a votare con Trump alle primarie repubblicane in Florida, dove ai giornalisti che le chiedevano se avrebbe fatto campagna elettorale assieme al marito, lei ha risposto con un criptico "restate sintonizzati". Sabato parteciperà a un evento di raccolta fondi organizzato a Mar-a-Lago da un gruppo di Lgbt conservatori. I partecipanti hanno pagato almeno 10 mila dollari per avere l'occasione di incontrare l'ex first lady. L'evento sarà un cocktail e Melania dovrebbe fare un discorso. Ma è molto difficile che possa fare un commento sul caso che più l'ha fatta infuriare in questi sei anni. 

 

Anziano travolto e ucciso da un treno nel Cosentino

AGI - Un uomo di 83 anni è stato travolto e ucciso da un mezzo delle Ferrovie della Calabria nei pressi di Rovito, nell'hinterland cosentino. La vittima - secondo quanto è stato ricostruito - si trovava ai bordi della linea ferrata quando il treno è passato. Immediati i soccorsi.

Sul posto sono intervenuti anche i vigili del fuoco e i sanitari del 118.  La vittima, Pietro Miceli, di 83 anni - era originario di Cosenza.

Terremoto nel Senese. Scossa da 3.4 a Poggibonsi

AGI - Un terremoto di magnitudo 3.4 è avvenuto a Poggibonsi, in provincia di Siena, alle ore 19,49. Il sisma si è verificato ad una profondità di 8 km. E' quanto è stato registrato dalla Sala Sismica INGV-Roma. Non si registrano danni a cose e persone. La scossa è stata avvertita anche a Firenze.

Non risultano al momento richieste di intervento specifiche né ai vigili del fuoco né ai carabinieri a seguito del terremoto di magnitudo 3,4 che ha avuto come epicentro un'area in piena campagna tra Poggibonsi e Castellina in Chianti. Ingv ha registrato scosse di entità minore sempre nello stesso epicentro: con magnitudo 1.4 pochi minuti alle 19.56, con 0.8 alle 20.01 e 2.2 alle 20.11.

Tensioni al corteo La Sapienza, due fermati

AGI - Due fermati e, almeno, un poliziotto ferito. Questo il bilancio delle tensioni nel corso della manifestazione pro-Palestina nel quartiere romano San Lorenzo.

Un gruppo di 300 studenti della Sapienza, secondo quanto si apprende, ha provato a forzare in viale dell'Università il cordone della polizia.

 

A seguito del tentativo dei manifestanti di forzare il blocco degli agenti sono scoppiati dei tafferugli a cui sono seguite delle cariche di alleggerimento che hanno portato al ferimento di un poliziotto.

Secondo quanto ricostruito, oggi pomeriggio, un gruppo di circa 300 manifestanti ha tentato di fare irruzione nel Rettorato dell'Università La Sapienza di Roma dove era in corso il Senato Accademico e sono stati respinti dal personale impegnato in servizio di ordine. I manifestanti si sono quindi mossi in corteo all'interno dell'università. Uno dei partecipanti è saltato su un auto di servizio della polizia di stato, danneggiandola e per questo è stato arrestato. I manifestanti, inoltre, hanno danneggiato anche due autovetture del personale di vigilanza interna dell'università al di fuori del Rettorato. Successivamente molti manifestanti hanno tentato di fare irruzione nel commissariato dell'università, senza riuscirvi. In tale circostanza i manifestanti sono stati fronteggiati dagli agenti in servizio e un dirigente della polizia è stato aggredito da un manifestante che è stato arrestato. Altri manifestanti si sono diretti verso il commissariato di San Lorenzo dove era stato condotto uno degli arrestati.

 

Al grido di "Fuori la guerra dall'università", il corteo, che si è snodato per i viali dell'ateneo romano, è stato bloccato dalle forze dell'ordine al momento di uscire su viale Regina Elena. Gli studenti più volte hanno contestato la rettrice Polimeni, "rea" secondo loro di non prendere posizione tra Israele e Palestina.

 

"La mia vicinanza alla Rettrice, Antonella Polimeni", ha commentato la ministra dell'Università Anna Maria Bernini. "Quello sta accadendo alla Sapienza è vergognoso. La protesta legittima non può mai sfociare in violenza e prevaricazione. La decisione del Senato evidenzia che la comunità accademica non accetta imposizioni da una minoranza che vorrebbe isolare le università italiane dal contesto internazionale. La ricerca non si boicotta". 

 

 

 

 

Dalla Georgia a Taiwan, quando il Parlamento diventa un ring

AGI - Hanno fatto il giro del mondo le immagini del leader dell'opposizione georgiana, Aleko Elisashvili, che, nella seduta del 15 aprile, sferra un pugno a Mamuka Mdinaradze, capogruppo della maggioranza, durante un dibattito in Parlamento. A scaldare gli animi è stata una legge sugli agenti stranieri, con Mdinaradze tra i principali promotori, giudicata un cedimento alla Russia da buona parte dell'opinione pubblica, ostile a Mosca per il suo sostegno ai separatisti di Abkhazia e Ossezia del Sud. Quello di Tbilisi è uno dei tanti emicicli trasformati in ring dal surriscaldamento del confronto politico. Di seguito un elenco di alcune tra le più memorabili zuffe tra parlamentari degli ultimi dieci anni. 

Maldive, 28 gennaio 2024

Amena destinazione turistica per gli occidentali benestanti, l'arcipelago è anche un rilevante tassello del Grande Gioco dell'Indo-Pacifico. A contrapporsi sono partiti politici filoindiani e altri vicini a Pechino. Questi ultimi sono al momento al potere, nella coalizione che sostiene l'attuale presidente Mohamed Muizzu. Durante il voto di fiducia nei confronti dei ministri, lo scorso 28 gennaio, quattro di loro, considerati troppo proni a Pechino, non ottennero i suffragi necessari, spingendo i deputati della maggioranza ad avventarsi su di loro, tra calci, cazzotti e "tackle" da incontro di wrestling. Non mancò chi fu costretto a ricorrere a cure ospedaliere come l'onorevole Shaheem, esponente del partito del premier, atterrato e preso a calci nel collo dall'onorevole Isa, membro dell'opposizione. 

Albania, 20 novembre 2023

Una discussione infuocata quella sulla legge di bilancio approvata lo scorso anno. Non appena il premier, Edi Rama, ebbe preso la parola sul palco, i deputati di opposizione del Partito Democratico Albanese, accesero torce e accatastarono sedie, causando un piccolo incendio, che fu presto estinto. 

Kosovo, 13 luglio 2023

Il riesplodere delle tensioni con la minoranza serba portarono a una discussione parlamentare altrettanto accesa, nella quale al premier Albin Kurti fu versato un bicchiere d'acqua in faccia. Nel successivo alterco, numerosi politici passarono alle vie di fatto. Quantomeno nessuno utilizzò lacrimogeni, come durante una celebre seduta dell'11 marzo 2016.

Kiev, 2 giugno 2020

Alla Verkhovna Rada la violenza fisica non fa notizia. Prima della guerra, era comune che un parlamentare accusato di essere filorusso (o di non fare abbastanza contro i separatisti) rispondesse con un pugno in faccia ben assestato. La lite sulla riforma agricola del 2020 fu però particolarmente memorabile perché coinvolse ben quindici parlamentari dei partiti del presidente, Volodymyr Zelensky, e della ex premier, Yulia Timoshenko, che si presero a calci e spintoni finché la seduta non venne sospesa. Una bazzecola rispetto a quando, nell'aprile 2010, i parlamentari filorussi dovettero aprire gli ombrelli per proteggersi dal lancio di uova e fumogeni dai banchi dell'opposizione, contraria all'estensione della permanenza della flotta russa in Crimea, allora ancora controllata da Kiev. 

Uganda, 27 settembre 2017

L'emendamento costituzionale che avrebbe alzato il limite di età per la carica di presidente, consentendo all'allora settantatreenne Yoweri Museveni di ripresentarsi, non fu gradito da tutti i parlamentari, uno dei quali lanciò una sedia contro la bandiera presidenziale per essere subito abbrancato da un collega. Nel parapiglia che ne seguì alcuni politici si affrontarono con sbarre di metallo

Taiwan, 13 luglio 2017

I progetti infrastrutturali promossi dalla presidente Tsai Ing-wen nel 2017 furono così controversi che la parlamentare Chu Yi-ying, eletta con la maggioranza, e Hsu shu-hua, del partito di opposizione Kuomintang, cercarono di strangolarsi a vicenda. Nella baruffa che ne seguì, i colleghi riuscirono a separarle. La Camera di Taipei è spesso teatro di episodi simili. Quattro anni prima alcuni deputati si erano addirittura presi a morsi per un dissidio su come tassare le plusvalenze. 

Sudafrica, 9 febbraio 2017

Il discorso alla Nazione dell'allora presidente sudafricano Jacob Zuma, fu interrotto dai boati della sinistra radicale degli Economic Freedom Fighters. La situazione degenerò presto e i commessi furono costretti a usare la forza per trascinare fuori i parlamentari della formazione di Julius Malema. La presidente della Camera, Mbaleka Mbete si sarebbe poi scusata per aver dato a Malema dello "scarafaggio", ovvero lo stesso epiteto che gli Huthu usavano contro i Tutsi, sterminati durante il genocidio che insanguinò il Ruanda nel 1994.

Turchia, 20 gennaio 2017

La Turchia condivide con Ucraina e Taiwan il podio dei Paesi con i parlamenti più rissosi. È davvero difficile scegliere un caso su tutti. Menzioniamo quindi la sessione del 20 gennaio 2017, la prima nella storia della Grande Assemblea Nazionale a vedere uno scontro fisico tra donne. Oggetto del contendere la riforma costituzionale che avrebbe consolidato il potere del presidente. Alcune parlamentari dell'Akp, il partito di Erdogan, furono coinvolte in uno scontro con esponenti repubblicane del Chp che si trasformò presto in colluttazione. Tra pugni, schiaffi e capelli tirati, il bilancio fu di quattro ferite.

Nepal, 20 gennaio 2015

La nuova Costituzione presentata nel 2015 non fu gradita dai politici maoisti, eredi dei ribelli che scatenarono la guerra civile nel 2006, i quali salirono in piedi sui loro banchi e iniziarono a tirare scarpe e microfoni contro la maggioranza. Tre commessi, intervenuti per sedare gli animi finirono in ospedale. 

 

 

 

Cresce il numero dei turisti nei borghi più belli d’Italia

AGI - I Borghi più belli d'Italia con circa 9 milioni di visitatori, contribuiscono per oltre 5 miliardi di euro all'anno all'economia italiana come attrazione turistico-culturale. Lo afferma lo studio di Deloitte "L'impatto economico e occupazionale del turismo e la digitalizzazione nei Borghi più belli d'Italia". I visitatori complessivi dei "Borghi più belli d'Italia" sono stati nel 2022 oltre 8,8 milioni, per un totale di circa 21,5 milioni di pernottamenti. Circa il 37% di questi visitatori sono internazionali, mentre circa il 32% sono visitatori giornalieri. La spesa diretta in Italia derivante dalle presenze turistiche nei Borghi nel 2022 è stimata in circa 4,6 miliardi di euro. A fronte di tale spesa diretta, si stimano oltre 9 miliardi di euro di ulteriore spesa indiretta e indotta, per un totale di circa 13,8 miliardi di euro di spesa complessiva generata in Italia.

 

Al netto dei consumi intermedi, Deloitte valuta quindi un contributo al Pil pari a circa 5 miliardi di euro, equivalente allo 0,3% del Pil italiano. Stima inoltre che il turismo nei Borghi abbia sostenuto nel 2022 oltre 90.000 occupati e abbia avuto un importante effetto positivo sulle entrate fiscali a livello nazionale, pari a più di 2,3 miliardi di euro, di cui circa 1 miliardo di euro di Iva. I settori maggiormente impattati sono alloggio e ristorazione, commercio e trasporti, beneficiando di circa il 60% dell'impatto totale.

 

I Borghi certificati dall'Associazione "I Borghi più belli d'Italia" attraverso un processo di valutazione esso stesso certificato ISO 9001 sono attualmente 362, diffusi su tutto il territorio nazionale: Marche (31 borghi), Umbria (31) e Toscana (29) registrano il maggior numero di borghi, confermando una presenza particolarmente concentrata nel Centro (32,2%). Trentino-Alto Adige, Toscana, Liguria, Marche e Lombardia, invece, sono le regioni che hanno ricevuto più visitatori. Considerando l'impatto economico generato dal turismo nei Borghi nel 2022 come percentuale del Pil, lo studio Deloitte stima che questo sia maggiore al Centro e al Nord-est. In particolare, le aree in cui il contributo economico come percentuale del Pil risulta maggiore sono il Centro e Nord-est, con circa lo 0,4% del Pil, seguite dalle Isole, con oltre lo 0,3% del Pil.

 

A fronte dell'impatto economico e sociale evidenziato, i borghi sono però caratterizzati da un accentuato fenomeno di spopolamento, molto maggiore rispetto alla media dei comuni italiani. In particolare, i comuni presenti nella lista dei "Borghi più belli d'Italia", secondo l'Istat, presentano una popolazione media pari a circa la metà di quella dei comuni italiani nel complesso. Nel periodo 2011-2021 si è registrata una riduzione media della popolazione residente nei Borghi pari al -4,2%, a fronte di una riduzione della popolazione residente a livello nazionale pari a 0,7% nello stesso periodo. Si prevede che tale fenomeno si accentuerà nel periodo 2020-2030, con una variazione del -4,4% nei Borghi a fronte di una riduzione media dei comuni italiani del -2,8%. Così, la popolazione residente nei Borghi più belli d'Italia nel 2030 si stima sarà pari a circa 1.285.000 persone contro i 1.344.000 di persone nel 2020.

 

Dalle analisi condotte da Deloitte, emerge che l'evoluzione storica della copertura della Banda Ultra-Larga nei Borghi più Belli d'Italia è in forte crescita negli ultimi anni, sia considerando i comuni che le unità immobiliari coperte: a oggi il 63,9% dei Borghi gode di una copertura "Fiber to the Home" una percentuale molto rilevante, se si considera che solo nel 2019 questa arrivava solo al 2,2%. Solo con un tale sviluppo infrastrutturale, infatti, sarà possibile ridurre il gap di mercato e creare condizioni di sviluppo economico e sociale attrattive per i lavoratori. Un dato molto incoraggiante è quello della crescita del numero di lavoratori che hanno cominciato a soggiornare nei borghi in modalità smart-working a seguito della pandemia Covid-19.

 

Questo fenomeno sembra confermare un trend in atto. Infatti, secondo una ricerca di Inapp, il 41,5% dei lavoratori sarebbe disposto a trasferirsi in un luogo più isolato a contatto con la natura ed il 34,5% in un piccolo centro abitato. Si tratta di un fenomeno da osservare in parallelo al livello di digitalizzazione medio delle imprese, che nel 2022 ha registrato un significativo miglioramento; secondo i dati Istat, le aziende con un livello "Alto" o "Molto alto" di digitalizzazione, misurato sulla base delle attività di natura digitale che le imprese sono in grado di coprire, hanno raggiunto circa il 32% nel Nord-Ovest e il 29% nel Nord-Est. Nel Centro e nel Mezzogiorno, la percentuale, seppure in aumento, resta a un livello più basso (23%).

Nozze in carcere a Civitavecchia per uno degli assassini di Willy 

AGI - Nozze nel carcere di Civitavecchia tra Mario Pincarelli - condannato a 21 anni per l'omicidio di Willy Monteiro Duarte - e una 28enne della provincia di Roma che si è innamorata di lui vedendolo nei telegiornali. La sposa è arrivata su una 500 in abito di colore rosa carne e con un fazzoletto nero a coprire il viso dalle telecamere. Al matrimonio, celebrato con rito civile, presenti i parenti di entrambi gli sposi. Testimone di Pincarelli il suo avvocato - la penalista Loredana Mazzenga - che lo ha assistito nel corso del processo e un suo parente.

 

Di questo matrimonio "lui ha detto che voleva avere questa esperienza, nulla di più", ha spiegato l'avvocato Mazzenga entrando in carcere. Parlando della vicenda giudiziaria e della morte di Willy, la penalista ha affermato che "Pincarelli ha sempre avuto una parola per la famiglia di Willy. Fin dai giorni successivi alla vicenda, Pincarelli ha scritto delle lettere alla famiglia della vittima. È stato l'unico tra gli imputati che più che chiedere scusa ha espresso vicinanza per questo fatto. Più che avvicinarsi con queste parole, questo ragazzo non poteva fare".

 

Mazzenga ha anche detto che "c'è stata una sentenza di condanna e questo ragazzo sta espiando la pena" a 21 anni e che il matrimonio non porterà Pincarelli ad avere "permessi premio". Non sono mancati momenti di tensione. Prima dell'inizio della celebrazione, all'esterno del penitenziario, uno degli accompagnatori della sposa, probabilmente un parente, si è scagliato contro i giornalisti inveendo, insultando e sputando verso i fotografi. La situazione è poi tornata alla normalità.

Csm intitola la sede a Bachelet, cerimonia con Mattarella

AGI - Palazzo dei Marescialli diventa Palazzo Bachelet. Il Csm, con una delibera approvata il 7 febbraio scorso, ha infatti deciso di intitolare a Vittorio Bachelet il palazzo in cui l'organo di governo autonomo della magistratura ha la propria sede. Questa mattina si svolgerà la cerimonia alla presenza del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, durante la quale il giurista verrà ricordato dal figlio, il professor Giovanni Bachelet, dal vicepresidente del Csm Fabio Pinelli e dalla presidente emerita della Corte costituzionale Marta Cartabia.


Bachelet, ucciso dalle Brigate Rosse il 12 febbraio 1980, dal 1976 rivestiva l'incarico di vicepresidente del Consiglio Superiore della magistratura: "Fu convinto difensore dei principi della Carta costituzionale", "fervente assertore del dialogo", ricorda il Csm, sottolineando che "ricerco' una sintesi alta tra le diverse sensibilità culturali espresse dal Consiglio Superiore. Ideali ancor più preziosi in anni tragici come quelli del terrorismo e delle sfide cruciali poste allo Stato di diritto che chiamarono le istituzioni repubblicane, e tra esse la magistratura in prima linea, all'impegno concorde contro la minaccia eversiva".

 

Al termine della cerimonia, verrà scoperto l'altorilievo bronzeo, realizzato dallo scultore Giuseppe Ducrot, che raffigura Bachelet e che sarà posto all'entrata principale del palazzo. Un volume è stato dedicato a "Palazzo Bachelet", con prefazione di Massimiliano Fuksas: contiene uno scritto introduttivo del presidente Mattarella, un contributo del vicepresidente Pinelli e testi dei professori Luigi Gallo, curatore del volume, e Carla Benocci, sulle vicende storiche e architettoniche del palazzo: il volume è illustrato dalle foto di Alberto Novelli. 

 

Il ricordo di Sergio Mattarella

"Essere 'uomo del dialogo' è stata, sin dall'inizio, la caratteristica della sua attività politica e sociale". Sergio Mattarella ricorda cosi' Vittorio Bachelet nel suo intervento in occasione della intitolazione del palazzo sede del Csm alla sua memoria. Segnala, il Capo dello Stato, che Bachelet "già nel 1946, a vent'anni, da studente, dirigente della Fuci ricercò sempre il confronto dialettico con le altre componenti universitarie in vista della ricostruzione dell'Italia democratica: 'Con nessuno dei nostri simili, scriveva, abbiamo il diritto di rifiutarci o di essere pigri nel gettare il ponte" e sottolinea il valore della cerimonia di oggi - ringraziando il vicepresidente e il Csm per questa decisione "assunta per mantener vivo il ricordo del suo servizio nelle istituzioni e per rinnovare la riconoscenza per il suo impegno" - ribadendo che Bachelet "anche quale vicepresidente del Consiglio Superiore, è stato testimone autentico dei valori della nostra Costituzione. Si adoperava costantemente per la ricerca di prospettive condivise anche in considerazione delle fratture ideologiche che attraversavano il nostro Paese".

 

Il dialogo, allora, che "è stato sempre un tratto distintivo del suo impegno nella società profuso lungo l'intero arco della sua vita, nelle organizzazioni cattoliche, nell'insegnamento nelle aule dell'università, nel Consiglio superiore della magistratura, in ogni altra attività pubblica. Il dialogo - ripete ancora Mattarella - rappresentava per lui, più che un metodo, l'essenza della democrazia". 

 

"La ricerca del confronto - riprende il Presidente della Repubblica - non era strada agevole e, talvolta, da taluno neppure apprezzata, in una stagione tra le più tormentate e conflittuali della storia repubblicana, dove non soltanto le parole e le ideologie si facevano più aspre, ma la violenza delle armi pretendeva di farsi strumento di lotta politica, elevando gruppi criminali a soggetto politico.

 

 

In quegli anni drammatici, Vittorio Bachelet esprimeva la convinzione che il rafforzamento delle istituzioni democratiche si realizzasse non attraverso lo scontro, ma con scelte, per quanto possibile condivise, di piena e coerente attuazione dei principi della nostra Costituzione".

 

 

"La sera prima del brutale assassinio - ricorda - accompagnando a casa l'amico Achille Ardigo', aveva discusso con lui della minaccia terroristica, giungendo alla conclusione, condivisa, che il terrorismo andasse combattuto senza rinunciare ai principi della legalità democratica, nel rispetto delle regole costituzionali, senza ricorrere all'arbitrio, in quanto la Repubblica dispone delle risorse capaci di far prevalere i valori della Costituzione anche nei momenti più critici".
"Bachelet era convinto, inoltre, che la coerenza dei comportamenti fosse un efficace strumento di comunicazione e, in tempi di disorientamento, valesse più di una lezione dalla cattedra. è stata questa esemplare coerenza a segnarne l'impegno, sempre di grande valore, in ogni ambito", osserva ancora. 

 

 

Draghi: “Urgente ripensare la Ue. Serve un cambiamento radicale” 

AGI  - "La nostra organizzazione, il nostro processo decisionale e il finanziamento sono pensati per il mondo di ieri, pre-Covid, pre-Ucraina, pre-conflagrazione in Medio Oriente, pre-ritorno della rivalità tra grandi potenze. Ci serve un'Unione europea che sia all'altezza del mondo di oggi e di domani. Quindi ciò che propongo nel rapporto che la presidente della Commissione mi ha chiesto di preparare è un cambiamento radicale. Che è ciò che è necessario". Lo ha dichiarato l'ex presidente della Bce, Mario Draghi, intervenendo a un evento sul pilastro sociale europeo a La Hulpe, in Belgio. "Dobbiamo raggiungere una trasformazione dell'economia europea, dobbiamo essere in grado di fare affidamento su un sistema energetico decarbonizzato affidabile, una difesa integrata europea, una produzione domestica nei settori più innovativi e una posizione leader nella produzione tecnologia", ha aggiunto. 

 

L'ex presidente del Consiglio ha fatto notare che "abbiamo giustamente un'agenda climatica ambiziosa in Europa e target rigidi per i mezzi elettrici, ma in un mondo dove i nostri rivali controllano molte delle risorse che ci servono, quest'agenda dev'essere combinata con un piano per garantire la nostra catena di approvvigionamento, dai minerali critici, alle batterie, alle infrastrutture di ricarica". 

 

E ancora: "Non abbiamo avuto un industrial deal a livello europeo, nonostante la Commissione stia facendo ogni suo sforzo per colmare questo gap. Nonostante le iniziative positive in corso, ci manca ancora una strategia complessiva per rispondere in queste strategie. Investiamo meno di Stati Uniti e Cina nel digitale e nelle tecnologie avanzate, compresa la difesa. Ci sono solo quattro top player europei tra i primi 50 aziende globali".

 

"Ci manca una strategia su come proteggere le nostre industrie tradizionali da un competitività iniqua causa da asimmetrie in regole, sussidi e politiche commerciali", ha proseguito Draghi. "Le industrie energivore sono un caso di studio: in altre regioni queste industrie non solo affrontano prezzi dell'energia più bassi ma anche un minor peso normativo e in alcuni casi ricevono sussidi massicci che minacciano direttamente la capacità delle aziende europee di competere. Senza azioni politiche studiate e coordinate è logico che alcune nostre industrie spegneranno le loro capacità e delocalizzeranno fuori dall'Ue". 

 

A giudizio dell'ex premier italiano "Una volta identificati i beni pubblici, dobbiamo darci anche gli strumenti per finanziarli. Il settore pubblico ha un importante ruolo e in passato ho parlato di come possiamo usare meglio la capacità di debito comune dell'Unione europea, specialmente per la difesa dove la frammentazione della spesa riduce la nostra efficacia totale. Ma buona parte del gap degli investimenti dev'essere coperto da investimenti privati.  Nella Ue un tasso molto alto di risparmi privati sono per la maggior parte incanalati nei depositi bancari e non finanziano la crescita come dovrebbero in un mercato di capitali più grande. Questo è il motivo - ha concluso Draghi - per cui avanzare nell'Unione dei mercati capitali è una parte essenziale nella strategia complessiva della competitività". 

 

Roma: aumenta il biglietto dell’autobus. Pd contrario

AGI - "La Regione faccia la sua parte e scongiuri gli aumenti tariffari" che porterebbero il biglietto integrato Bit per bus e metro da 1,5 a 2 euro: è l'appello dei consiglieri capitolini del Partito democratico Giovanni Zannola e Valeria Baglio, rispettivamente presidente della commissione Mobilità e capogruppo dei dem in Campidoglio, dopo le anticipazioni su un possibile ritocco del prezzo che entrerebbe in vigore a luglio. "Bisogna evitare l'aumento del Bit per i romani", affermano i due esponenti dem, "la previsione di un incremento tariffario è sbagliata e rischierebbe di produrre un effetto boomerang, con più evasione e un minore ricorso al trasporto pubblico, penalizzando la sostenibilità del servizio e quella ambientale. La Regione, che fissa le tariffe del Tpl, sia chiara e dica se ha intenzione di procedere con gli aumenti per romane e romani". In passato la Regione ha erogato fondi straordinari per scongiurare gli aumenti.

 

"Roma, anche grazie all'intenso impegno della Giunta, sta intervenendo massicciamente con un lavoro di sostituzione dei vecchi binari della metro, l'ammodernamento e la costruzione di nuove stazioni, che tuttavia stanno comportando inevitabili disagi, come la chiusura anticipata del servizio durante la settimana o lo stop temporaneo ad alcune stazioni per renderle più belle e funzionali per i romani e in vista del Giubileo", hanno ricordato Zannola e Baglio. "Chiedere ai cittadini, adesso o nei prossimi mesi, di pagare un costo maggiore per un servizio che deve essere ancora potenziato, che deve ancora recuperare migliaia di chilometri persi nelle scorse gestioni, sarebbe incomprensibile e ingiustificato", hanno aggiunto.


"Nelle scorse settimane abbiamo indicato delle alternative, come la possibile differenziazione tra il costo riservato ai residenti e ai pendolari e quello delle card turistiche, che purtroppo non sembrano essere state ascoltate", hanno sottolineato i due esponenti dem.

 

"Come Partito democratico abbiamo anche rilanciato la richiesta al Governo di incrementare il Fondo nazionale dei trasporti e di rimodularlo in base alle specifiche caratteristiche delle città, considerando che Roma per estensione, per numero di passeggeri trasportati e per numero di addetti supera di gran lunga tutte le altre città italiane. Proseguiremo questa battaglia. Siamo alla vigilia del Giubileo, un appuntamento straordinario che richiamerà a Roma milioni di pellegrini, e portare il costo del biglietto a 2 euro non sarebbe un bel biglietto da visita. Governo e Regione vogliono davvero tutto questo?", concludono. 

Alcol, 8 milioni di italiani a rischio. Preoccupa il consumo tra i giovani

AGI - Nel 2022 circa 8 milioni di italiani di età superiore a 11 anni (pari al 21,2% degli uomini e al 9,1% delle donne) hanno bevuto quantità di alcol tali da esporre la propria salute a rischio. Tre milioni e 700 mila persone hanno bevuto per ubriacarsi e 770.000 sono stati i consumatori dannosi, coloro cioè che hanno consumato alcol provocando un danno alla loro salute, a livello fisico o mentale. I consumatori a rischio sono aumentati, in particolare per gli uomini, e rimane distante il raggiungimento degli Obiettivi di Salute Sostenibile dell'Agenda 2030 delle Nazioni Unite. A scattare la fotografia è, come ogni anno, l'Osservatorio Nazionale Alcol dell'Istituto Superiore di Sanita', ONA-ISS, che ha rielaborato attraverso il SISMA (Sistema di Monitoraggio Alcol), anche per il Programma Statistico Nazionale, i dati della Multiscopo ISTAT, in occasione dell'Alcohol Prevention Day (APD). Dati che verranno presentati il prossimo 18 aprile, nel corso di un workshop internazionale in programma presso la sede dell'ISS. "I consumi di alcol in Italia evidenziano una situazione consolidata e preoccupante di aumento del rischio che dilaga nelle fasce piu' vulnerabili della popolazione: minori, adolescenti, donne e anziani", afferma Emanuele Scafato, Direttore dell'ONA-ISS. "Al fine di delineare la roadmap di una rinnovata prevenzione nazionale e regionale, la piu' efficace possibile, e' necessario intercettare precocemente tutti i consumatori a rischio e assicurare alle cure quelli con danno e alcoldipendenti, a sostegno delle persone, delle famiglie e degli obiettivi delle strategie europee e globali in cui siamo impegnati". Il quadro dei 36 milioni di consumatori di alcol in Italia, pari al 77,4% dei maschi e al 57,5% delle femmine - e' ricco di dettagli. Dieci milioni e duecentomila italiani sopra i 18 anni hanno bevuto alcol quotidianamente. Tra i consumatori a rischio, preoccupano soprattutto i giovani (circa 1.310.000 tra gli 11 e 24 anni, di cui 650.000 minorenni) e le donne (circa 2,5 milioni, con il 15,5% di consumatrici a rischio tra le minorenni 11-17enni). Spiccano i 3,7 milioni di binge drinker, soprattutto maschi di tutte le eta' (104.000 sono minori). Anche qui si registra una diminuzione in direzione dei livelli del 2020, ma non per le donne che sono stabili, senza alcun accenno dunque al calo dei consumi tesi all'intossicazione. Inoltre, i consumatori dannosi di bevande alcoliche sono stati 770.000. Fra le donne si continuano a registrare numeri elevati, sono infatti 290.000 le consumatrici con danno da alcol. Dei 770.000 consumatori dannosi con Disturbi da Uso di Alcol (DUA) in necessita' di trattamento, solo l'8,2% e' stato intercettato clinicamente, per un totale di 62.886 alcoldipendenti in carico ai servizi del Sistema Sanitario Nazionale (SSN), con costante e preoccupante diminuzione rispetto ai consumatori dannosi attesi. I dati del sistema EMUR del Ministero della salute mostrano e testimoniano le conseguenze di quanto descritto finora. Nel 2022, si sono registrati 39.590 accessi al Pronto Soccorso - di cui il 10,4% richiesto da minori - segnando in un anno un incremento del 12.1%.

Il controverso finale della mezza maratona di Pechino

AGI - Gli organizzatori della mezza maratona di Pechino stanno indagando sulle accuse secondo cui tre atleti africani avrebbero deliberatamente permesso alla star cinese He Jie di vincere la gara che si è disputata domenica. Sui social e in rete si sono velocemente moltiplicati i filmati che mostrano i keniani Robert Keter e Willy Mnangat e l'etiope Dejene Hailu mentre, a pochi metri dal traguardo, rallentano permettendo al rivale di vincere.  

 

Mnangat ha dato la sua versione a BBC Sport Africa spiegando che il trio ha corso come "pacemaker". Il pacemaker aiuta migliaia di maratoneti per portarli al traguardo nel tempo prestabilito, dispensare consigli, dare sicurezza, dettare il ritmo in maniera costante. Un po' quello che fa la "lepre" nelle gare di velocità in pista.  Il keniota ha detto che quattro corridori erano stati ingaggiati per aiutare He a battere il record cinese di mezza maratona di un'ora, due minuti e 33 secondi, e che uno di loro non ha terminato la gara. Tuttavia il 25enne cinese ha mancato il record, fermando il cronometro a 1:03:44. Un secondo davanti al trio africano, secondo a pari merito. 

 

 

"Non ero lì per competere", ha detto Mnangat. "Non era una gara competitiva per me". Un portavoce dell'Ufficio sportivo di Pechino ha dichiarato all'AFP che stavano indagando sull'incidente, aggiungendo: "Annunceremo i risultati al pubblico non appena saranno disponibili". Xstep, un marchio sportivo cinese che ha sponsorizzato l'evento e ha un contratto con He, ha dichiarato all'agenzia statale cinese The Paper: "La situazione è ancora in fase di conferma e verifica da più parti. Ulteriori informazioni saranno comunicate non appena possibile".

 

 

Mnangat ha aggiunto: "Non so perché abbiano messo il mio nome sul pettorale invece di etichettarmi come pacemaker. Il mio compito era quello di impostare il ritmo e aiutare il ragazzo a vincere, ma purtroppo non ha raggiunto l'obiettivo, che era quello di battere il record nazionale". Nessuno degli altri corridori ha ancora commentato l'incidente. Il cinese He ha vinto l'oro nella maratona ai Giochi asiatici di Hangzhou del 2023 ed è già il detentore del record nazionale nella maratona. 

 

 

 

 

 

L’Alfa Romeo Milano cambia nome e diventa “Junior”

AGI - Dopo le polemiche politiche, l'Alfa Romeo Milano cambia nome e diventa, obtorto collo, "Junior". La retromarcia è stata innestata dopo la presentazione del primo modello Alfa interamente prodotto all'estero (in Polonia) e le critiche del ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso per la scelta del nome italiano per il suv compatto. "Un'auto chiamata Milano non può essere prodotta in Polonia. Questo è vietato dalla legge" ha detto Urso, riferendosi alla legislazione del 2003 sull'italian sounding. 

 

All'annuncio della nuova denominazione, il titolare del dicastero ha detto che si tratta di "una buona notizia", anche se sul sito della casa automobilistica l'auto viene ancora presentata come "Milano"

 

Ceo Alfa Romeo, evitiamo polemiche

"Decidiamo di cambiare, pur sapendo di non essere obbligati a farlo, perché vogliamo preservare le emozioni positive che i nostri prodotti generano da sempre ed evitare qualsiasi tipo di polemica". Lo ha affermato Jean-Philippe Imparato, Ceo Alfa Romeo, commentando in una nota la decisione di cambiare il nome. "Siamo perfettamente consapevoli che questo episodio rimarrà inciso nella storia del marchio - prosegue - e una grande responsabilità ma al tempo stesso è un momento entusiasmante. La scelta del nuovo nome Alfa Romeo Junior è del tutto naturale, essendo fortemente legato alla storia del marchio ed essendo stato fin dall'inizio tra i nostri preferiti e tra i preferiti del pubblico. Come team scegliamo ancora una volta di mettere la nostra passione a disposizione del marchio, di dare priorità al prodotto e ai clienti. L'attenzione riservata in questi giorni alla nostra nuova compatta sportiva è qualcosa di unico, con un numero di accessi al configuratore online senza precedenti, che ha provocato il crash del sito web per alcune ore".

 

 

Renzi scherza, finalmente un segnale nella politica industriale

"Il Ministro Urso è finalmente riuscito a lasciare un segno nella politica industriale di questo Paese. Vista la polemica tra il Governo e Stellantis, ha forzato l'Alfa Romeo a cambiare il nome di una macchina da Milano a Junior. Adesso il Ministro è felice come un bambino e questo è il massimo che il governo Meloni riesce a fare in termini di politiche di sviluppo dell'automotive. Anche io proporrei un cambio nome: anzichè Adolfo Urso, Adolfo Urss. Non male no?" Matteo Renzi, leader di Italia viva, lo scrive nella sua Enews.

 

 

 

Calenda, il nome è salvo il lavoro no

La nuova Alfa prodotta in Polonia non si chiamerà Milano ma junior. E il governo gioisce. Ma di cosa? Non è un nome che fa occupazione. Oltre il 2026 non abbiamo visibilità sui modelli prodotti in Italia. E quelli che ci sono non bastano e già mettono a rischio fabbriche e operai. Continuano gli esodi incentivati e manca un confronto diretto con Tavares e Elkann. Però il nome “Milano” è salvo. L'impotenza è nei nomi verrebbe da dire pensando a quelli vuoti ma roboanti aggiunti ai Ministeri: merito, sovranità alimentare etc. Tutta questa enfasi sul nome è frutto di una politica trasformata in entertainment e di una classe di governo che si è formata su felpe e tik tok. La politica industriale e quella per la scuola necessitano di un lavoro complesso, lungo e alieno per Meloni e compagni. Quindi il nome è salvo, il lavoro no. Ma per le elezioni europee può bastare.

 

 

 

 

 

 

 

Powered by WordPress and MasterTemplate