Teheran: nessun contatto diretto con Usa, ma se attaccati reagiremo. Trump: nostra flotta verso Iran
Iran Indipendent Filmakers Association IIFA Ankara annuncia l'arresto di cellula iraniana di spionaggio
Le autorità turche hanno annunciato la cattura dei sei persone sospettate di fare parte di una cellula di spionaggio iraniana che cercava di raccogliere informazioni su una strutture militare utilizzata dagli Usa in Turchia. Secondo quanto riferiscono i media locali, un'operazione congiunta tra la polizia e le forze di intelligence turche in vari quartieri di Istanbul ha portato all'arresto di sei persone, tra cui il cittadino iraniano Ashkan Jalali, accusate di "ottenere segreti di Stato per scopi di spionaggio politico o militare".
Come riporta Sabah, l'indagine ha identificato alcuni funzionari dell'intelligence iraniana che avrebbero incaricato i sei di trovare persone disponibili a fotografare e girare dei video della base area di Incirlik, una struttura militare che ospita forze degli Stati Uniti, e si trova in provincia di Adana, nel sud della Turchia. Gli arrestasti sono anche sospettati di avere tentato di creare squadre per omicidi mentre l'iraniano Ashkan Jalali, residente ad Ankara, è accusato di avere spedito droni da combattimento verso Cipro, tramite delle società da lui controllate, dopo avere partecipato a un corso sull'utilizzo dei droni in Iran nell'estate del 2025.
La denuncia dell'Associazione dei Cineasti Indipendenti Iraniani: decine di registi arrestati durante la recente rivolta, e fa i nomi di 15 vittime accertate
L'Associazione dei Cineasti Indipendenti Iraniani è profondamente allarmata dal recente arresto dei registi Dawood Abbasi, Navid Zarehbin e Ghazale Vakili, nonché dalla detenzione del musicista Negin Khaksar, tutti arrestati durante la recente rivolta in Iran. Invitiamo l'industria cinematografica ad amplificare la propria voce e quella di innumerevoli altre persone che subiscono oppressione e brutalità sotto un regime repressivo.
Esortiamo con forza la comunità internazionale a esercitare pressioni sul regime iraniano affinché renda immediatamente noti i nomi delle 49.0877 persone arrestate durante la recente rivolta. La trasparenza è fondamentale; senza di essa, corriamo il rischio terrificante che i detenuti vengano uccisi durante la custodia, per poi essere erroneamente classificati tra le vittime delle proteste. Questa deliberata distorsione delle informazioni mira a oscurare la vera portata della crudeltà del regime.
Almeno 15 artisti e registi sono stati assassinati durante la recente rivolta in Iran nel mese di gennaio. Ecco i loro nomi: Javad Ganji٫ Regista cinematografico, Mehdi Salahshour٫ Scultore, Ahmad Abbasi, attore e produttore teatrale, Sanam Pourbabaei, violinista, Amirali Zarei, musicista e studentessa d'arte, Sahba Rashtian, animatore, Pouya Faragardi, violinista, Shokoufeh Abdi, fotografo, Shabnam Ferdosi, burattinaio e grafico, Zohre Shamaeizade, supervisore della sceneggiatura e doppiatrice, Melika Dastyab,musicista, Sorena Golgoun, musicista, Shahou Shirazi, cantante, Yaser Modirrousta, musicista, Foad Safayi, musicista, Omid Norouzi, Artista
Egitto a Witkoff e Araghchi: "Riprendere colloqui nucleare"
Nel corso di una telefonata, il ministro degli Esteri dell'Egitto, Badr Abdellaty, ha chiesto al suo omologo iraniano, Abbas Araghchi, e all'inviato speciale degli Usa per il Medio Oriente, Steve Witkoff, di mantenere aperti i canali diplomatici per creare le condizioni per la ripresa del dialogo sul nucleare. Il colloquio telefonico del capo della diplomazia egiziana rientra in un impegno che si e' intensificato nelle ultime settimane, "per affrontare gli sviluppi nella regione mediorientale e la de-escalation" in un momento di forte tensione tra Iran e Stati Uniti.
Secondo una dichiarazione diffusa dal ministero degli Esteri egiziano, durante la telefonata Abdellaty ha sottolineato "la necessita' di intensificare gli sforzi per ridurre le tensioni e lavorare per la calma, al fine di evitare che la regione sprofondi in nuovi cicli di instabilita'". Il ministro ha evidenziato, inoltre, l'importanza di creare "un ambiente favorevole per dare priorita' alle soluzioni diplomatiche e raggiungere accordi politici sostenibili a sostegno della sicurezza e della stabilita' regionale". L'obiettivo e' "raggiungere un accordo globale sulla questione nucleare che tenga conto degli interessi di tutte le parti e contribuisca a sostenere la sicurezza e la stabilita' sia a livello regionale che internazionale", conclude la nota ufficiale.
L'Egitto ha mantenuto un ruolo attivo di mediatore negli ultimi mesi, promuovendo contatti regolari tra le parti per facilitare la cooperazione e ridurre le tensioni relative al programma nucleare iraniano. Questi sforzi si sono intensificati in seguito alle ultime minacce del presidente Donald Trump di attaccare l'Iran. Il ministro degli Esteri egiziano ha ripetutamente sottolineato l'importanza di mantenere e ampliare i contatti diplomatici tra Teheran e Washington in merito al programma nucleare iraniano, e ha quindi mediato tra le parti coinvolte, tra cui Iran, Stati Uniti e l'Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica (Aiea), per riprendere i negoziati.
Le telefonate di oggi giungono mentre la portaerei statunitense a propulsione nucleare USS Abraham Lincoln, insieme al suo gruppo d'attacco, e' arrivata in Medio Oriente lunedi', dopo che Trump ha annunciato il dispiegamento di una "flotta imponente" in risposta alla repressione delle proteste in Iran.
Iran, cresce il timore di un attacco da parte di Israele e Stati Uniti
Trump: nostra flotta verso Iran, spero in un accordo
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato in un discorso in Iowa che "c'e' una flotta che ora naviga verso l'Iran." "Spero che facciano un accordo, avrebbero dovuto farlo l'ultima volta," ha aggiunto Trump riferendosi al regime iraniano.
"A giugno, abbiamo annientato la capacità nucleare dell'Iran con l'Operazione Midnight Hammer", ha dichiarato Trump dopo avere annunciato che un'ulteriore "armata" di navi militari statunitensi sta navigando verso l'Iran. "C'è un'altra splendida flotta che sta fluttuando verso l'Iran in questo momento", ha aggiunto Trump. Spero che l'Iran "raggiunga un accordo", "avrebbe dovuto farlo la prima volta", ha detto il presidente Usa.
Reza Pahlavi: "Il regime iraniano è all'ultima spiaggia"
Messo a morte un uomo - arrestato lo scorso aprile - condannato per spionaggio per Israele
Le autorità iraniane hanno annunciato l'esecuzione di un uomo condannato per spionaggio a favore di Israele. Lo riportano i media statali, precisando che l'uomo era stato arrestato lo scorso aprile.
"Hamidreza Sabet Esmailpour, arrestato il 29 aprile 2025, è stato giustiziato dopo essere stato condannato per spionaggio e cooperazione di intelligence a favore di un servizio di intelligence ostile, identificato come il Mossad", riporta l'agenzia di stampa Isna.
Ong: oltre 6200 morti nelle proteste
Il numero totale di morti accertati dall'inizio delle proteste in Iran ha raggiunto quota 6.221. Lo comunica nel suo ultimo aggiornamento l'Ong Human Rights Activists in Iran, con sede negli Stati Uniti, aggiungendo che di questi 5.858 erano manifestanti, 100 minori di 18 anni, 214 erano membri delle forze affiliate al governo e 49 civili non manifestanti. Il numero di morti ancora sotto inchiesta è di 17.091. Il totale delle persone arrestate è di 42.324, mentre il numero delle persone gravemente ferite è di 11.017.
Araghchi: non abbiamo contatti diretti con Usa, noi non abbiamo chiesto di negoziare, stanno mediando Paesi terzi
"Non ci sono stati contatti tra me e (l'inviato speciale Usa, Steve ndr) Witkoff, né abbiamo chiesto colloqui. Tuttavia, alcuni paesi terzi stanno facendo sforzi e consultazioni come mediatori, e noi siamo in contatto con loro": lo ha detto oggi il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, parlando alla stampa a margine di una riunione di governo.
Araghchi ha quindi rimarcato che "la diplomazia attraverso minacce militari non può portare risultati" e che se gli Stati Uniti "vogliono che si tengano dei negoziati, devono mettere da parte minacce, richieste eccessive e questioni illogiche", perchè "i colloqui richiedono condizioni di parità e rispetto reciproco".
Il ministro degli Esteri turco, Hakan Fidan, ha consigliato agli Stati Uniti di avviare colloqui con l'Iran, affermando che Teheran e' "pronta a negoziare", a partire dalla questione nucleare. "Il mio consiglio ai miei amici americani e' sempre stato quello di risolvere i problemi con l'Iran uno alla volta. Iniziare con il programma nucleare, chiudere quel dossier e poi affrontare gli altri", ha dichiarato Fidan in un'intervista all'emittente televisiva qatariota Al Jazeera.
"Se li presentate tutti insieme, come un pacchetto, sara' molto difficile per i nostri amici iraniani accettarlo. Potrebbe sembrare loro umiliante", ha spiegato il ministro degli Esteri turco. "L'Iran e' pronto a negoziare di nuovo sulla questione nucleare", ha affermato Fidan, aggiungendo che attaccare il Paese sarebbe un "errore".
La Turchia, che condivide oltre 500 km di confine con il suo vicino iraniano, teme un afflusso di rifugiati sul suo territorio in caso di conflitto armato e destabilizzazione della regione. Il presidente Usa Donald Trump ha dichiarato ieri che il regime iraniano stava cercando il dialogo, mentre contemporaneamente schierava la portaerei Abraham Lincoln, accompagnata dalla sua scorta, nel Golfo.
Le proteste in Iran al grido di "Morte al dittatore. Morte a Khamenei"
Araghchi: "Nessun negoziato in presenza di minacce"
Non ci possono essere negoziati tra Washington e Teheran se gli Stati Uniti minacciano la Repubblica Islamica. Ad affermarlo è stato il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi. "Fare diplomazia attraverso la minaccia militare non può risultare efficace o utile, se vogliono che i negoziati prendano forma, devono sicuramente rinunciare al ricorso alle minacce, alle richieste eccessive e agli argomenti privi di logica", ha continuato.
"Non si può parlare di colloqui in un clima di minacce", ha concluso, nelle dichiarazioni trasmesse in televisione.
"Non stiamo cercando una guerra, ma in caso di qualsiasi mossa o attacco stupido da parte degli Stati Uniti, siamo pronti a rispondere con decisione per difendere il nostro Paese". Lo ha dichiarato il viceministro degli Esteri per gli Affari Legali Kazem Gharibabadi, aggiungendo: "Se l'Iran verrà attaccato, infliggeremo duri colpi agli americani, in particolare alle loro basi militari regionali".
"Non sarà una guerra solo tra Iran e Stati Uniti, ma i suoi effetti saranno così vasti e pesanti che non potranno essere controllati", ha aggiunto Gharibabadi, in un incontro con i rappresentanti dei media stranieri. "Questa è una vera posizione dell'Iran, non un bluff", ha sottolineato.
"Gli Stati Uniti e Israele sanno che un altro attacco non sarà così facile e pensano alle sue conseguenze a livello regionale e internazionale, e anche al fatto che la risposta dell'Iran non si limiterà agli Stati Uniti e potrebbe essere vasta", ha detto, aggiungendo: "Anche se volessero sferrare un attacco limitato all'Iran, la nostra risposta non sarà 'proporzionata' all'attacco, ma sarà una risposta 'adeguata', tanto che non possono nemmeno immaginarlo".
Fonte: www.rainews.it
