Stretta sui social per i minori: il DDL italiano e il confronto con l’Europa
Il provvedimento prevede il divieto di aprire account sui social network e piattaforme video per i minori di 15 anni
In Italia è in discussione da tempo il DDL “Tutela dei minori nella dimensione digitale” (n. 1136 al Senato), a firma bipartisan (prima firmataria Lavinia Mennuni di Fratelli d’Italia, con sostegno di PD e altri). Il provvedimento prevede il divieto di aprire account sui social network e piattaforme video per i minori di 15 anni. Per gli under 15 i contratti con le piattaforme sarebbero nulli, mentre fino ai 18 anni scatterebbero regole più rigide per i baby influencer (conto vincolato per i guadagni e limiti allo sfruttamento). La verifica dell’età dovrebbe avvenire tramite sistemi affidabili, anche con il futuro “mini-portafoglio” digitale europeo. L’obiettivo è proteggere la salute mentale, ridurre dipendenza e cyberbullismo.
A livello europeo, il Digital Services Act (DSA) non fissa un’età minima unica, ma obbliga le grandi piattaforme a mitigare rischi sistemici per i minori (algoritmi, contenuti nocivi, pubblicità profilata). Il Parlamento UE ha proposto (risoluzione non vincolante) i 16 anni come soglia ideale, con possibilità di accesso tra 13 e 16 anni solo con consenso genitoriale. La Francia ha già approvato in prima lettura il divieto per gli under 15. L’Italia si muove quindi in linea con la tendenza europea di alzare le soglie, ma resta più cauta rispetto ad alcuni Paesi, puntando anche su educazione e verifica tecnica anziché solo su divieti assoluti. L’approvazione del DDL potrebbe arrivare nel corso del 2026.
Fonte: www.rainews.it
