Mosca alla Biennale, nuova protesta delle Pussy Riot. Il ministro Giuli: "Andrò a Venezia"
Il titolare della Cultura aggiunge: "Ho scritto a Buttafuoco ma non mi ha risposto. Inopportuno usare le parole di Mattarella. Sta di fatto che la Russia putinista è presente a Venezia"
Duecento militanti guidate dalla Pussy Riot Nadya Tolokonnikova hanno sfilato nuovamente oggi a Venezia brandendo bandiere dell'Ucraina e lanciando slogan contro la Russia, Putin e la presenza del padiglione di Mosca alla Biennale d'arte. Le componenti del collettivo artistico, quasi tutte indossando passamontagna di colore fucsia, hanno tentato di accedere in piazza san Marco, ma il loro passaggio è stato impedito dalla barriera creata dalla polizia che ha bloccato il corteo.
A quel punto, le manifestanti si sono dirette verso palazzo Ca' Giustinian, sede della Biennale. Qui sono stati accesi dei fumogeni di color giallo e blu a ricordare la bandiera ucraina e, sempre sotto il controllo vigile della polizia, due portavoce si sono dirette all'entrata della Biennale con l'intenzione di incontrare il presidente Pietrangelo Buttafuoco, non presente in sede. Due Pussy Riot hanno quindi consegnato un documento nel quale spiegavano i motivi della protesta e la loro visione sull'arte, poi il corteo si è allontanato senza incidenti. Secondo quanto si è appreso, le manifestanti si sarebbero date appuntamento per il pomeriggio in occasione dell'apertura del padiglione dell'Ucraina.
Le Pussy Riot sono un collettivo punk-rock russo, noto per il boicottaggio subito in Russia con l'accusa di teppismo e istigazione all'odio religioso. L'accusa nasce dall'aver messo in scena, durante una celebrazione religiosa nella Cattedrale di Cristo Salvatore, un'esibizione non autorizzata contro Putin. In quell'occasione si sono unite le Femen, movimento femminista di protesta ucraino, fondato a Kiev nel 2008.
Giuli: “Andrò a Venezia e visiterò il Padiglione Italia, non so se ci sarà Buttafuoco. Gli ho scritto ma non mi ha risposto”
Intanto, torna a intervenire sulla diatriba il ministro della Cultura, Alessandro Giuli, a proposito dell'occasione mancata della Biennale: “Si doveva parlare di arte e si sta parlando di arte di regime, della Russia putinista che è presente a Venezia dopo quattro anni per un accordo fatto alle spalle del governo. Non siamo d'accordo, ma la Biennale è autonoma” ha detto il titolare del Dicastero della Cultura, aggiungendo: “Se, fin dal principio, avessimo potuto conoscere i termini della questione, avremmo potuto metterla al tavolo del negoziato per il cessate il fuoco e magari ottenuto qualcosa, come la liberazione di bambini rapiti dai russi in Ucraina. Ciò non potrà avvenire e quindi spero che tutto questo ce lo lasceremo alle spalle per tornare a parlare di arte nella splendida Venezia”.
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Giuli ha confermato che parteciperà alla Biennale: “Andrò a Venezia e visiterò il Padiglione Italia” e “andrò entro maggio a rendere onore all'arte italiana e all'Italia”, precisando: “non so se ci sarà Buttafuoco, magari avrà altro da fare”. Con il suo stile notoriamente ampolloso e raffinato, il ministro della Cultura ha precisato che “quello che posso dirvi è che l'aspetto personale è stato fin troppo illuminato dal cono di luce mediatico, a discapito della verità delle cose, che è abbastanza brutta”. E ha aggiunto di aver scritto al presidente della Biennale: “Io gli ho scritto il mio dissenso rispettoso e non ho ricevuto risposta. Così siamo rimasti, ma adesso guardiamo avanti”.
“Inopportuno portare le parole di Mattarella a Venezia, sta di fatto che la Russia putinista è a Venezia”
È stato "inopportuno portare fino a Venezia” le parole pronunciate dal presidente della Repubblica in occasione della presentazione dei David di Donatello al Quirinale, in riferimento a quanto detto dal presidente della Biennale. Secondo Giuli, “questo è un aspetto di sgrammaticatura”. Resta, ha aggiunto poi il ministro tenendo il punto, che “la Russia putinista è presente a Venezia grazie ad un accordo fatto alle spalle del governo, aggirando le sanzioni”.
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“Le soprintendenze sopravviveranno sia a Matteo Salvini che a me”, questo “il risultato” della “dialettica” che si è svolta in Consiglio dei ministri in occasione della discussione del piano casa, ha raccontato Giuli, commentando il post del vicepremier della Lega sulla Biennale (“Gli assenti hanno sempre torto. Viva l'arte libera e coraggiosa!”). “Quando ho visto quel post l'ho frainteso; ho pensato avesse fatto autocritica, dopodiché ho capito che non era autocritica sul suo assenteismo. Ma rispetto la sua posizione” ha spiegato Giuli, e “non ritengo importante il fatto che lui prediliga la Biennale della disinformatia” a quella “del dissenso”.
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Mesi di polemiche e tensioni internazionali
Questa edizione della Biennale è caratterizzata da polemiche intense legate soprattutto alla partecipazione della Russia, con tensioni diplomatiche, istituzionali e culturali che si sono trascinate fino a oggi. Le controversie hanno coinvolto governi, Ue, artisti e petizioni, culminando in dimissioni e cambiamenti radicali.
Il tutto è cominciato un paio di mesi fa, all'inizio di marzo, quando c'è stato l'annuncio ufficiale delle 100 partecipazioni nazionali, inclusa la Russia, assente dal 2022 per l'invasione dell'Ucraina. Scoppia così la prima bufera: il ministro della Cultura Alessandro Giuli critica pubblicamente la decisione del presidente della Biennale Pietrangelo Buttafuoco durante la presentazione del Padiglione Italia (10 marzo).
In quelle ore, 22 ministri Ue inviano una lettera a Buttafuoco, chiedendo l'esclusione della Russia. La Commissione Ue avvia contestualmente procedure per sospendere due milioni di fondi. Nel frattempo partono le petizioni (oltre 9.400 firme) contro la partecipazione di Russia, Israele e USA; e partono anche sanzioni ucraine a 5 operatori russi.
A questo si aggiungono le polemiche anche sul Padiglione Italia, curato da Cecilia Canziani, scelta criticata per la sua impostazione “femminista e comunitaria”, percepita come troppo politicizzata e lontana da una rappresentazione nazionale tradizionale.
La giuria internazionale (presidente Solange Farkas, con Zoe Butt, Elvira Dyangani Ose, Marta Kuzma, Giovanna Zapperi) rilascia una Dichiarazione di dntenti e si dimette in blocco il 30 aprile, annunciando di astenersi dal premiare padiglioni di Paesi accusati di crimini contro l'umanità dalla Corte Penale Internazionale come Russia e Israele, per non legittimare presenze “problematiche”.
La Biennale delle polemiche, il ministro Giuli diserta l'inaugurazione
Le tensioni sono aggravate da pressioni istituzionali: il MiC contesta l'esclusione di un artista israeliano (con telefonata del ministro Giuli), minacce legali e conflitti con la Fondazione, rendendo impossibile il ruolo neutrale della giuria. Come conseguenza, i Leoni d'Oro vengono rinviati al 22 novembre e saranno assegnati tramite il voto dei visitatori, mentre la cerimonia inaugurale del 9 maggio è stata cancellata.
Il regista russo Sokurov e la scrittrice palestinese Amiry non partecipano a un evento sulla pace
La Biennale di Venezia ha comunicato un cambio di programma che interessa la Biennale della Parola/Il dissenso e la pace, evento incluso nella preapertura della 61esima Esposizione Internazionale d'Arte. “Per indisponibilità dell'ultima ora - si leggeva in una nota - alle serate di oggi e domani [ieri e oggi, ndr] della Biennale della Parola/Il dissenso e la pace non parteciperanno il regista russo Alexander Sokurov e la scrittrice e architetta palestinese Suad Amiry”.
Sarà solo una, pertanto, la serata corale dedicata alla riflessione sul tema della pace, con i direttori artistici dei settori della Biennale: Alberto Barbera (Cinema); Caterina Barbieri (Music); Willem Dafoe (Teatro); Wayne McGregor (Danza); Wang Shu e Lu Wenuy (Biennale Architettura 2027).
Biennale Arte, giuria esclude Russia e Israele da premi
L'altroieri c'è stata la preapertura speciale dei cancelli ai Giardini e all'Arsenale, riservata esclusivamente agli addetti ai lavori. Giornalisti, critici e operatori del settore avranno accesso anticipato agli spazi espositivi, in un'atmosfera che mescola attesa, curiosità e prime valutazioni a caldo. Non è prevista, invece, la presenza del grande pubblico, che dovrà attendere il 9 maggio.
Tra le presenze istituzionali, il presidente della Biennale ha partecipato solo al photocall ufficiale, senza interventi pubblici o cerimonie formali. Un segnale di sobrietà che riflette il clima particolare di questa edizione. Ha detto ai cronisti che non avrebbe parlato: “Parlerò domani in conferenza stampa”. Poi si è fatto fotografare con il tram di Koyo Kouoh, prima curatrice africana designata alla Biennale, prematuramente scomparsa lo scorso anno, e con suo marito Philippe Mall.
Da sabato i visitatori potranno accedere alla mostra principale “In Minor Keys” e ai Padiglioni nazionali distribuiti tra Giardini e Arsenale. Tuttavia, dopo le polemiche dei giorni scorsi, è stata annullata la tradizionale cerimonia inaugurale: assente anche il ministro della Cultura Giuli, in una scelta che sottolinea le tensioni emerse alla vigilia a causa della presenza della Russia.
Fonte: www.rainews.it
