Mali, calma apparente dopo il weekend di scontri giunta-jihadisti. Ucciso il ministro della Difesa
A Kati (15 km da Bamako), roccaforte dei militari al potere dal colpo di Stato del 2021, gli scontri più intensi. La giunta si fronteggia col Gruppo di sostegno all'Islam e ai musulmani, alleato al Fronte per la Liberazione dell'Azawad
In Mali oggi sembra essere tornata la calma, ma forse è solo un equilibrio fragile. Una situazione di precarietà nella capitale, Bamako, e a Kati, “roccaforte” della giunta militare al potere dal 2020, dopo due giorni di scontri intensi tra militari e jihadisti del Jama’a Nusrat ul-Islam wa al-Muslimin (JNIM), alleati con i separatisti tuareg del FLA (Fronte per la Liberazione dell’Azawad). Il ministro della Difesa, Sadio Camara, è stato ucciso e il capo della giunta, il generale Assimi Goïta, non si è fatto vedere né ha rilasciato dichiarazioni dall'inizio delle ostilità.
Il Mali è da tempo attraversato da una forte instabilità causata dalle insurrezioni islamiste legate ad al-Qaeda e allo Stato Islamico, nonché dalle ribellioni separatiste nel nord. Nel 2024, un attacco simile, rivendicato da un gruppo affiliato ad al-Qaeda, ha preso di mira l'aeroporto di Bamako e un campo di addestramento militare, uccidendo decine di persone.
La ripresa delle ostilità nel weekend
Si è trattato di uno dei più grandi attacchi coordinati in Mali degli ultimi anni. Il Paese è stato teatro nel weekend di una serie di azioni coordinate, senza precedenti, messe a segno sabato contro obiettivi strategici della giunta da parte dei jihadisti di JNIM, Gruppo di sostegno all'Islam e ai musulmani (alleato di al-Qaeda) e dai ribelli del Fronte di liberazione dell'Azawad. A Kati, a circa 15 chilometri dalla capitale, non sono stati uditi colpi d'arma da fuoco, ma - ha constatato l'agenzia Afp - restano i segni di quanto accaduto. Regna la calma anche nella zona dell'aeroporto, nel quartiere di Sénou, in periferia. Segnalati solo sorvoli di velivoli militari.
Il ministro della Difesa del Mali, Sadio Camara, ucciso dai rivoltosi quaedisti a Kati
L’uccisione del ministro della Difesa
“Contiamo sulla popolazione per le segnalazioni di persone sospette nei quartieri” ha detto all'Afp un ufficiale di Sénou. È qui che sabato è stato ucciso il ministro della Difesa, uno dei principali responsabili della giunta, durante attacchi “terroristici” con una “autobomba” che hanno preso di mira la sua residenza a Kati, secondo la ricostruzione del governo, che parla di un attacco kamikaze.
I Tuareg festeggiano la conquista di Kidal in Mali
I ribelli rivendicano la conquista di varie città
In una dichiarazione rilasciata sabato, il Jnim, guidato da Iyad Ag Ghali, ha affermato di aver conquistato Kidal, una delle principali città del nord, la maggior parte delle posizioni maliane a Gao, nonché il “pieno controllo di Mopti e della maggior parte delle roccaforti militari a Sévaré”, nel centro del Paese. Diverse fonti della sicurezza hanno confermato a Le Monde che l'esercito regolare ha perso numerosi posti di blocco a Gao e Sévaré.
Funzionari governativi hanno confermato che almeno 16 persone sono rimaste ferite negli attacchi, che hanno preso di mira sia siti civili che militari. Il portavoce del governo maliano, Issa Ousmane Coulibaly, ha dichiarato che le violenze si sono scatenate la mattina del 25 aprile, descrivendole come un'operazione “complessa e coordinata”.
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La condanna del ministro degli Esteri Tajani
Condanniamo gli attacchi delle forze jihadiste in Mali, che hanno portato anche all'uccisione del ministro della Difesa. Attraverso l'unità di Crisi della Farnesina e l'Ambasciata d'Italia a Bamako, competente per il Mali, sono in contatto con gli italiani e le ong presenti nel Paese. Per segnalazioni è possibile rivolgersi all'unità di crisi al +390636225 o via mail a unita.crisi@esteri.it. Lo comunica il ministro degli Esteri su X.
Fonte: www.rainews.it
