Le armi sul pianeta: le emissioni belliche superano quelle di intere nazioni
Dall'Ucraina a Gaza, i conflitti alimentano un circolo vizioso tra distruzione e crisi climatica. Se ne discute a Padova con il ricercatore Lennard de Klerk nell'ambito della Climate Action Week
Photo by ASHRAF AMRA / AFP Le guerre non devastano solo vite umane, territori ed economie, ma lasciano una cicatrice profonda anche sul clima. A quattro anni dall'invasione su vasta scala dell'Ucraina da parte della Russia, il bilancio delle emissioni di gas serra attribuibili al conflitto ha superato i 311 milioni di tonnellate di CO2 equivalente (tCO2e). Si tratta di una cifra impressionante, paragonabile alle emissioni annuali prodotte dall'intera Francia.
A questo scenario si aggiungono i costi climatici della guerra a Gaza, stimati in oltre 31 milioni di tCO2e — una quota superiore alle emissioni annuali combinate di Costa Rica ed Estonia nel 2023 — mentre è già in corso la stima degli impatti relativi al conflitto in Iran.
Un circolo vizioso tra fiamme e riscaldamento
In Ucraina, oltre alle emissioni dirette dovute alle operazioni militari, si registra il drammatico danno degli incendi boschivi scatenati dai combattimenti. Questi roghi continuano ad aumentare in modo progressivo: le condizioni insolitamente calde e secche, probabilmente intensificate dal riscaldamento globale, hanno trasformato anche le più piccole scintille in incendi incontrollabili, rendendo spesso impossibile qualsiasi intervento dei soccorritori. Questo meccanismo illustra come conflitti armati e crisi climatica si alimentino a vicenda in un loop distruttivo.
Di tutto questo si parlerà domani, sabato 18 aprile alle ore 11, durante la Padova Climate Action Week 2026. L'evento ospiterà Lennard de Klerk, ricercatore indipendente che, in risposta all'invasione russa, ha fondato l'Initiative on GHG Accounting of War (warbon.org). Il suo progetto è l'unico dedicato a quantificare in modo sistematico le emissioni generate dai conflitti, una contabilità che finora è rimasta in gran parte "invisibile" ai radar internazionali.
La richiesta di risarcimento e il nodo Nato
Il tema è ormai al centro dell'agenda politica mondiale. Alla COP30 in Brasile, l'Ucraina ha annunciato l'intenzione di ritenere la Russia responsabile di questi danni ambientali. La richiesta di risarcimento, calcolata su un costo sociale del carbonio di 185 dollari per tCO2e, supera i 57 miliardi di dollari. Tale somma è stata inserita nel Registro dei danni per l'Ucraina, parte del Meccanismo internazionale di risarcimento.
Nonostante l'enormità di queste cifre, gli Stati non hanno attualmente alcun obbligo di segnalare le emissioni militari alle Nazioni Unite, lasciando questi impatti fuori da qualsiasi quadro di responsabilità. Durante l'incontro di sabato verranno inoltre analizzate le prospettive future: si discuterà di come il nuovo obiettivo Nato di spesa militare al 5% del Pil potrebbe influenzare le emissioni belliche e delle possibili soluzioni per evitare un'ulteriore escalation ambientale in Europa.
Il festival: la voce del territorio
La Padova Climate Action Week è il primo festival diffuso sul clima costruito dal basso in Italia. Promosso dalla società di consulenza Aequilibria, con il patrocinio del Comune e dell’Università di Padova, il festival porta in città oltre 60 appuntamenti coinvolgendo istituzioni, imprese e società civile, ispirandosi al modello internazionale della London Climate Action Week.
"La crisi climatica e i conflitti armati non sono fenomeni separati", spiega Daniele Pernigotti, Ceo di Aequilibria e promotore dell'iniziativa. "I dati di de Klerk mostrano come la guerra acceleri le emissioni e distrugga le capacità di adattamento. Portare questo confronto a Padova significa dare voce a chi lavora concretamente per contrastare la crisi e proporre soluzioni reali".
Fonte: www.rainews.it
