La guerra dei droni
Dalla carriera nelle vendite alle trincee più esposte, la storia di Bogdan incarna la mutazione del conflitto ucraino, dove i droni terrestri sono diventati l'unico mezzo per rifornire il fronte e salvare vite
Come responsabile delle vendite della sua azienda guadagnava bene Bogdan, ma a 27 anni ha deciso di entrare in fanteria. La fanteria così fondamentale dove però mancano costantemente soldati perché rimane la parte più esposta delle forze armate. Muore molto ma uccide poco.
Con i droni nella guerra è cambiata moltissimo perché c'è meno contatto fisico, ma lo stress emotivo è costante, non sono mai rilassato né quando sono in zona di combattimento né quando lascio le posizioni perché i droni ti possono raggiungere a chilometri di distanza. Il momento più delicato sono le rotazioni, ci spiega il comandante, si fa chiamare single ma ci mette l'anima nel fare gruppo e formare le reclute più giovani. Il più difficile è raggiungere le posizioni, per via dei droni per questo siamo costretti a salire, è anche complicato rimanere vivo una volta in posizione.
Per questo gli ucraini hanno iniziato a costruire i droni terrestri, veicoli telecomandati che si muovono su ruote o cingoli e sistemi robotici. Oggi questo è l'unico modo per portare rifornimenti a fronte, portare armi o evacuare i feriti. Le missioni possono durare anche 6-7 ore, dipende dalle condizioni atmosferiche e dal terreno.
In Ucraina attualmente sono migliaia i laboratori artigianali, garage come questo, in cui si assemblano e si costruiscono i droni terrestri. I robot sono il nuovo livello della guerra. Qui c'è il posto per la batteria, qui per le telecamere di controllo remoto, qui per i sensori.
Ogni drone ha un nome, questo si chiama Iron Kaput dalla serie TV. Le macchine non sanguinano ed è così che Kiev cerca di colmare il divario numerico con le forze armate russe. Non è la fine della Fanteria, ma è la nascita di una guerra terrestre, in cui la macchina apre, tiene e consegna il terreno.
I droni possono raggiungere e occupare un avamposto, ma questo non significa che sia effettivamente conquistato. Ci vuole sempre un uomo, un soldato, che raggiunga la posizione per dire che effettivamente quell'edificio o quel pezzo di terra è ucraino.
Fonte: www.rainews.it
