Scambio di contatti sulla proposta d’accordo, per Axios “tregua di 45 giorni e riapertura di Hormuz”
Mediano Pakistan, Egitto e Turchia. L’obiettivo è un piano in due fasi, prima cessate il fuoco di 45 giorni (estensibili), poi accordo di pace vero. Ma c’è scetticismo che si possa chiudere entro domani alle 20
Sono ore frenetiche per una possibile intesa che fermi, anche se temporaneamente, la guerra in Iran. Il Pakistan, al lavoro da giorni con Egitto e Turchia, ha preparato un piano i due fasi che prevede un cessate il fuoco di 45 giorni durante il quale trattare un accordo di pace vero e proprio. I nodi principali, dalla riapertura dello Stretto di Hormuz alla destinazione dell’uranio arricchito, dovrebbero essere contemplati nell’intesa finale.
La proposta è stata inviata alle parti ma Teheran ha già chiarito sia pubblicamente sia riservatamente a Islamabad che non accetterà una tregua temporanea perchè, ha spiegato, darebbe solo respiro al nemico. Successivamente, il portavoce del Ministero degli Esteri iraniano ha dichiarato che è stata redatta una risposta ai mediatori, riferisce la Bbc. Esmail Baghaei, citato dall’agenzia di stampa statale Irna, ha affermato che il piano in 15 punti condiviso dagli Stati Uniti tramite intermediari “non era in alcun modo accettabile per noi”. I negoziati per porre fine al conflitto sono “incompatibili con ultimatum e minacce di commettere crimini di guerra”. L’Iran ha stilato una serie di richieste “basate sui nostri interessi e sulle nostre considerazioni”.
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Le risposte arrivano dopo la morte del capo dell’intelligence dei Pasdaran, il generale Seyed Majid Khadami, e il raid all’università Sharif. L’ultimo, pesantissimo bilancio dei bombardamenti parla di 34 morti, tra cui sette bambini.
Il capo dell’esercito pakistano, il maresciallo Asim Munir, è rimasto in contatto “per tutta la notte” con il vicepresidente americano J.D. Vance, l’inviato speciale Steve Witkoff e il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araqchi, ha riferito una fonte alla Reuters.
Improbabile un accordo nelle prossime 48 ore
Secondo Axios è improbabile che si arrivi a un accordo parziale nelle prossime 48 ore ma questo tentativo in extremis è l’unica possibilità di evitare una drammatica escalation, con attacchi massicci sulle infrastrutture civili iraniane (le centrali e i ponti citati da Trump ieri), a cui seguirebbero le rappresaglie di Teheran contro i siti energetici e legati all’acqua dei Paesi del Golfo.
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Due fonti hanno affermato che il piano operativo per una massiccia campagna di bombardamenti israelo-americana contro gli impianti energetici iraniani è pronto, ma hanno sottolineato che la proroga della scadenza fissata da Trump mirava a dare un’ultima possibilità di raggiungere un accordo.
Negoziati tramite mediatori pakistani, egiziani e turchi
I negoziati si starebbero svolgendo tramite mediatori pakistani, egiziani e turchi, nonché tramite messaggi di testo scambiati tra Witkoff e Araghchi.
Un funzionario statunitense ha dichiarato che l’amministrazione Trump ha presentato all’Iran diverse proposte negli ultimi giorni, ma finora gli iraniani non le hanno accettate. Le fonti hanno aggiunto che i mediatori ritengono che la riapertura completa dello Stretto di Hormuz e una soluzione per l’uranio altamente arricchito – sia attraverso la sua rimozione dal Paese che tramite diluizione – possano essere il risultato di un accordo finale.
I mediatori stanno lavorando su misure di rafforzamento della fiducia che l’Iran potrebbe adottare in merito alla riapertura dello Stretto e alle sue scorte di uranio, hanno riferito le fonti. Queste due questioni rappresentano le principali carte da giocare dell’Iran e a Teheran non accetteranno di rinunciarvi completamente per soli 45 giorni di cessate il fuoco, hanno affermato due delle fonti. I mediatori vogliono verificare se l’Iran possa fare passi parziali su entrambe le questioni nella prima fase dell’accordo.
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L’Iran non vuole trovarsi in una situazione come a Gaza o nel Libano
Stanno anche lavorando su misure che l’amministrazione Trump potrebbe adottare per dare all’Iran garanzie che il cessate il fuoco non sarà temporaneo e che la guerra non riprenderà. I funzionari iraniani hanno chiarito ai mediatori di non voler trovarsi in una situazione simile a quella di Gaza o del Libano, dove esiste un cessate il fuoco sulla carta, ma gli Stati Uniti e Israele possono attaccare di nuovo quando lo desiderano. Chi media sta anche lavorando su altre misure di rafforzamento della fiducia, che gli Stati Uniti potrebbero adottare per rispondere ad alcune delle richieste di parte iraniana.
La Casa Bianca ha rifiutato di commentare: il terzetto Pakistan-Egitto-Turchia ha detto ai funzionari di Teheran che non c’è tempo per ulteriori tattiche negoziali e ha sottolineato che le prossime 48 ore rappresentano l’ultima opportunità per raggiungere un accordo e prevenire una distruzione di massa per il Paese. I funzionari iraniani, almeno pubblicamente, continuano a mantenere una linea estremamente dura e a respingere qualsiasi concessione.
Cessate il fuoco prolungabile. Ma c’è scetticismo
Secondo le fonti, scrive ancora Axios, i mediatori stanno discutendo con le parti i termini di un accordo in due fasi: la prima fase prevederebbe un potenziale cessate il fuoco di 45 giorni, durante il quale si negozierebbe la fine definitiva della guerra. Il cessate il fuoco potrebbe essere esteso se fosse necessario più tempo per i colloqui, ha affermato una delle fonti. La seconda fase consisterebbe in un accordo per porre fine alla guerra. Tuttavia, si conferma che c’è molto scetticismo: le fonti affermano che le possibilità di raggiungere un accordo parziale nelle prossime 48 ore sono scarse.
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Pressing diplomatico, Teheran promette rappresaglie
Che Teheran abbia preso sul serio la minaccia di Trump, di radere al suolo le sue infrastrutture strategiche, lo dimostra il pressing diplomatico in corso e le dichiarazioni pubbliche. Araghchi ha sentito oggi il ministro francese Jean-Noel Barrot e ha denunciato i “crimini di guerra” che Trump ha promesso di compiere. E al telefono si sono parlati i ministri russo Serghei Lavrov e cinese Wang Yi, entrambi con lo stesso messaggio: la guerra si deve fermare subito e lasciare posto al dialogo.
In caso contrario, Teheran è pronta alle rappresaglie. “L’Iran risponderà in modo deciso, immediato e con un attacco di rappresaglia a qualsiasi aggressione o minaccia imminente” ha assicurato il viceministro degli Esteri, Hazem Gharibadi. E i Pasdaran hanno già messo le mani avanti su Hormuz: “Lo Stretto non tornerà mai più al suo stato precedente, soprattutto per l’America e Israele” hanno avvertito, “stiamo completando un piano” che stabilisce “il nuovo ordine del Golfo Persico”.
Fonte: www.rainews.it
