Il furto al Louvre: la banda degli "insospettabili" dalla periferia, anche una coppia con figli
I profili dei sospettati: residenti nella periferia nord di Parigi, precedenti penali per reati comuni come rapine, ma non legati a criminalità organizzata
Il clamoroso furto di otto gioielli della corona francese al Museo del Louvre, avvenuto il 19 ottobre e valutato ben 88 milioni di euro, continua a tenere banco in Francia. Le indagini della procura di Parigi hanno portato all'incriminazione di quattro persone, tra cui una coppia con figli, descritti dalla procuratrice Laure Beccuau come criminali di "basso profilo", lontani dai vertici della criminalità organizzata. In un'intervista a France Info, Beccuau ha delineato il profilo dei sospettati: residenti nella periferia nord di Parigi, in particolare a Seine-Saint-Denis, con precedenti penali per reati comuni come rapine, ma non legati a reti mafiose strutturate.
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I profili dei detenuti: criminali "vicini" ma non mafiosi"
"I loro profili non corrispondono a quelli generalmente associati ai più alti livelli di criminalità organizzata", ha spiegato Beccuau, sottolineando però che "persone poco note alla criminalità organizzata finiscono per commettere atti estremamente gravi". I quattro incriminati – tre uomini e una donna – si conoscevano da tempo e vivevano in contesti familiari apparentemente normali. Due di loro, in particolare, formano una coppia: un uomo di 37 anni e una donna di 38, genitori di figli. La donna, incriminata per complicità, è la compagna di lunga data del 37enne, accusato invece di furto aggravato in banda organizzata e associazione a delinquere.
Tutti residenti nella banlieue parigina, i sospettati hanno legami preesistenti al colpo. "Sono persone vicine; vivevano tutti a Seine-Saint-Denis. Due di loro vivevano con i loro partner e avevano figli", ha precisato la procuratrice. Durante l'interrogatorio, l'uomo di 37 anni si è avvalso della facoltà di non rispondere, mentre la donna, in lacrime davanti al tribunale, ha negato ogni coinvolgimento, esprimendo timori per la propria vita e quella dei figli.
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Precedenti penali e collegamenti passati
Le fedine penali dei sospettati rivelano un passato criminale significativo, ma non elitario. Il 37enne “vanta” 11 condanne, dieci delle quali per rapina aggravata, oltre a reati stradali. Un altro imputato, un 39enne incriminato mercoledì, ha 15 condanne, di cui due per furto. Particolarmente interessante il legame tra il 37enne e il 39enne: entrambi erano stati condannati insieme nel 2015 per un caso di furto a Parigi. Un terzo sospettato, 34enne residente ad Aubervilliers, completa il trio ritenuto responsabile dell'esecuzione diretta del colpo.
Tracce di DNA hanno giocato un ruolo cruciale: quello del 37enne è stato trovato in modo "significativo" nel cestello dell'elevatore utilizzato per raggiungere la finestra del museo, mentre per la donna si ipotizza un trasferimento indiretto. "Si approfondirà", ha commentato Beccuau, che ha escluso per ora complici interni al museo, ma non ha chiuso la porta ad altri complici.
Il colpo e la caccia al bottino
Il furto ha riguardato preziosi storici, tra cui il diadema di perle dell'imperatrice Eugenia e un set di collane di zaffiri con orecchini della regina Maria Amelia. Gli inquirenti ritengono di aver fermato tre dei quattro membri del commando, più la complice. "Almeno una persona è scomparsa", ha ammesso la procuratrice, che sta cercando il quarto ladro e possibili fiancheggiatori.
Sul destino dei gioielli, Beccuau rimane cauta: "Stiamo esaminando tutte le possibilità sul mercato parallelo per la vendita. Potrebbero essere utilizzati per il riciclaggio di denaro o per il commercio". Gli investigatori sperano di recuperarli prima che finiscano in circuiti illeciti internazionali.
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Fonte: www.rainews.it
