Board of Peace: il divisivo club di Trump per la pace globale
Hanno aderito già una ventina di Paesi. Stop da Italia, Francia, Germania, Canada e UK
Il Board of Peace (Consiglio per la Pace) è un nuovo organismo internazionale lanciato dal presidente statunitense Donald Trump nel gennaio 2026, presentato ufficialmente durante il World Economic Forum di Davos. Nato inizialmente come estensione del piano USA per il cessate il fuoco e la ricostruzione della Striscia di Gaza (post-conflitto Israele-Hamas), il Board, seconod il presidente Usa che lo presiederebbe a vita, ha un mandato più ampio: promuovere stabilità, governance legittima e pace duratura nelle aree colpite da conflitti globali. Approvato formalmente da una risoluzione del Consiglio di Sicurezza ONU (n. 2803/2025), si pone però come alternativa pragmatica al multilateralismo tradizionale delle Nazioni Unite.
Presieduto direttamente da Trump (con ampi poteri, inclusi invito/selezione dei membri, veto e interpretazione dello statuto), l’organismo prevede mandati triennali rinnovabili. L’adesione è gratuita per il primo periodo, ma un seggio permanente richiede un contributo di almeno 1 miliardo di dollari. Nel comitato esecutivo figurano figure come Jared Kushner, Marco Rubio, Steve Witkoff e Tony Blair.
Tra i Paesi che hanno aderito (circa 20-22 al lancio, con firme a Davos) compaiono: Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Qatar, Bahrain, Marocco, Giordania, Turchia, Pakistan, Indonesia, Vietnam, Kazakistan, Uzbekistan, Argentina (Milei), Ungheria (Orbán), Albania, Armenia, Azerbaigian, Kosovo, Bielorussia, Israele (Netanyahu ha accettato, pur assente per ICC). Alcuni media citano anche Paraguay e Mongolia.
Molti Paesi occidentali hanno declinato o espresso scetticismo: gran parte dell’Unione Europea (inclusi Francia, Germania, Regno Unito, Norvegia, Svezia), Canada (invito revocato), mentre l’Italia (Meloni) ha sospeso l’adesione per incompatibilità con l’art. 11 della Costituzione (cessione di sovranità non in condizioni di parità). Polonia potrebbe essere interessata, ma resta in forse. Russia e Cina appaiono caute o astenute nelle fasi iniziali. L’iniziativa divide: per i sostenitori è un formato “efficiente” e action-oriented; per i critici, un “club privato” trumpiano che mina l’ONU e il diritto internazionale.
Fonte: www.rainews.it
