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Ucciso in Donbass il contractor italiano Alex Pineschi, aveva combattuto anche in Siria e Iraq
E’ caduto nel Donbass, combatteva nelle forze speciali ucraine. Già volontario in Kurdistan contro l’Isis e assolto dall’accusa di mercenariato, in un video spiegava: “Ho visto una causa per la quale valesse la pena rischiare”
Un gravissimo lutto colpisce la comunità della Spezia e il panorama dei volontari internazionali impegnati nei teatri operativi esteri. Alex Pineschi, contractor, esperto di tiro e scrittore di 42 anni, è stato ucciso sul campo di battaglia in Donbass, nella parte orientale dell’Ucraina. A dare la notizia è stata l’associazione di volontariato “Memorial”, che attraverso una nota ha espresso profondo cordoglio: «Il nostro amato fratello è morto sul campo di battaglia».
Nelle forze speciali di Kiev
Pineschi, che avrebbe compiuto 43 anni il prossimo 17 ottobre, si trovava nel teatro di guerra ucraino da qualche mese, dove aveva formalmente sottoscritto un contratto con le forze armate di Kiev. Secondo quanto si apprende da fonti investigative e d’intelligence, il cittadino italiano era stato integrato nelle unità d’élite delle forze speciali facenti capo all’intelligence del ministero della Difesa ucraino (GUR), operando attivamente nelle zone calde del fronte.
L’impegno in Medio Oriente e i libri sui Peshmerga
Molto conosciuto alla Spezia, Pineschi aveva alle spalle una lunga carriera in contesti bellici ad altissimo rischio, avendo prestato servizio sia in Siria che nella Regione Autonoma del Kurdistan iracheno.
Proprio in Iraq, lo spezzino si era distinto per aver addestrato i peshmerga a combattere le milizie terroristiche dello Stato Islamico (Isis), decidendo successivamente di mettere nero su bianco quella drammatica esperienza a fianco dell’esercito regolare curdo. Pineschi era infatti un prolifico autore con tre libri all’attivo, tra cui il noto volume di testimonianza intitolato significativamente “Peshmerga – Di fronte alla morte”.
L’indagine in Italia e l’archiviazione
Al suo rientro in Italia dopo l’esperienza in Medio Oriente, Pineschi era finito al centro di un’indagine giudiziaria da parte della Procura della Repubblica della Spezia, avviata sotto il sospetto che l’uomo potesse aver operato come mercenario, attività severamente punita dall’ordinamento. Il procedimento penale si era tuttavia concluso con una piena archiviazione, formulata su esplicita richiesta dello stesso pubblico ministero titolare del caso. La magistratura aveva infatti escluso qualsiasi finalità di lucro, riconoscendo formalmente lo status e le motivazioni ideali del “volontario”.
“Ho visto una causa per la quale valesse la pena rischiare”: le ultime riflessioni
Di particolare rilievo appaiono oggi le sue ultime riflessioni pubbliche. In un video diffuso su YouTube nell’agosto del 2024, Pineschi analizzava la propria vocazione militare e il contrasto con i nuovi scenari geopolitici. «Se a oggi una persona mi chiedesse perché hai deciso di combattere, io risponderei: perché ho visto una causa per la quale valesse la pena rischiare», affermava lucidamente. Se all’epoca dichiarava esplicitamente di non avvertire il conflitto dell’est Europa come una priorità personale — «A oggi non sento la guerra in Ucraina come mia» —, le scelte successive ne hanno testimoniato una profonda evoluzione. Una spinta ideale che lo ha condotto a legarsi alle forze speciali di Kiev e a sacrificare la vita in difesa dell’Ucraina.
Fonte: www.rainews.it
