Trump: "Sarà un accordo grandioso o niente"
Il presidente USA lega l'intesa con l'Iran a un'improbabile adesione dei Paesi del Golfo ai "Patti di Abramo" con Israele. E poi: "L'uranio iraniano sarà distrutto"
Dopo gli annunci degli scorsi giorni, che facevano pensare a una svolta imminente, i negoziati tra Stati Uniti e Iran sono nuovamente in stallo.
L'accordo "sarà grande e significativo, oppure non ci sarà alcun accordo", ha avvertito Donald Trump, promettendo che "sarà l'esatto opposto del disastro del Jcpoa negoziato" dall'amministrazione Obama nel 2015. Gli iraniani "non avranno mai l'arma nucleare", ha ribadito il presidente nel discorso tenuto ad Arlington in occasione del Memorial Day.
Teheran, ha detto il portavoce del ministero degli Esteri Esmail Baghaei, riconosce che le parti sono giunte "a una conclusione su gran parte delle questioni in discussione, ma nessuno può affermare che la firma dell'accordo sia imminente". "Non c'è alcuna garanzia che l'altra parte rispetti gli impegni. Il focus principale dei negoziati", ha aggiunto Baghaei, "è porre fine alla guerra e, in questa fase, non stiamo discutendo i dettagli della questione nucleare".
La Cnn riporta che Trump ha menzionato gli Accordi di Abramo "di sfuggita" durante la telefonata con i leader regionali tenutasi sabato, incoraggiando i rispettivi Paesi ad aderirvi, ma senza porre la questione come condizione per l'accordo sull'Iran. L'argomento, secondo l'emittente, non avrebbe ricevuto alcuna risposta dai leader regionali, mentre fonti di Riad riferiscono che l'Arabia Saudita normalizzerà le relazioni con Israele solo quando sarà tracciato "un percorso irreversibile verso uno Stato palestinese".
Per il Washington Post, la riapertura dello Stretto di Hormuz dovrebbe avvenire in più fasi: nella prima, gli Usa sbloccheranno 12 miliardi di dollari di beni iraniani congelati, inizierà lo sminamento dello stretto e verrà revocato il blocco statunitense. Un ruolo nella possibile svolta tra Usa e Iran potrebbe giocarlo anche Pechino: secondo Al-Arabiya e Al-Hadath, Teheran sarebbe disponibile a rimuovere l'uranio altamente arricchito dal proprio territorio, a condizione che venga trasferito in Cina. Intanto il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha emesso un decreto che ordina, dopo 87 giorni di blocco, il ripristino dell'accesso a internet. Sullo sfondo resta la perplessità di Benjamin Netanyahu davanti alla possibilità di un'intesa tra Washington e Teheran. Il premier israeliano, in ogni caso, non intende allentare la pressione su Hezbollah: "Siamo in guerra. Oltre 600 terroristi sono stati eliminati. Non abbasseremo la guardia, li colpiremo. Ciò che ci impone è di intensificare gli attacchi e colpirli frontalmente", ha annunciato nelle ore in cui Israele ha condotto nuovi raid nel sud del Libano. Azioni che avrebbero il supporto della Casa Bianca.
Fonte: www.rainews.it
