Proteste dei commercianti a Teheran, il crollo del rial riaccende la protesta, arrestati studenti
Segnato un nuovo record d’inflazione, la mobilitazione al Gran bazar simbolo della capitale persiana, serrande abbassate e in centinaia nelle strade, tra loro anche studenti. Video e cori inneggianti lo Shah e invocanti la libertà diventano virali
“Azadi, azadi (libertà, libertà)”, “Non abbiate paura, restiamo uniti”, “Moriremo, ma non accetteremo tale umiliazione”, “Lunga vita allo Scià”. Sono alcuni degli slogan che si sentono nella nuova protesta di commercianti e negozianti iraniani.
Serrande abbassate e braccia incrociate al Gran Bazar di Teheran principale centro di rivendita di beni importati come ad esempio i telefoni cellullari. Sit-in e scioperi per il quarto giorno consecutivo anche in altri grandi centri commerciali della capitale, come l’Alaeddin Mobile Center e il Charsou. Partita da Teheran, la protesta si è estesa fino all’isola di Qeshm, sulla costa del Golfo Persico, dove i manifestanti hanno scandito lo slogan “morte al dittatore” e gli automobilisti suonato il clacson in segno di sostegno, mentre ad Hamedan, nell’Iran occidentale, chiedono il ritorno della dinastia Pahlavi.
La protesta contro il governo è per il costo della vita divenuto troppo alto. A dicembre si registrano dati senza precedenti: inflazione schizzata e prezzi alle stelle fino al 52%: il rial, la valuta iraniana, è al minimo storico. Per un dollaro ci vogliono 1,4 milioni di rial (+20% rispetto al mese scorso), per un euro 1,7 milioni. Il timore maggiore riguarderebbe la vendita al dettaglio.
Tutto accade nei giorni in cui il presidente Trump durante la visita di Netanyahu alla Casa Bianca, lancia un ultimatum agli Ayatollah e mentre a Tehran gli slogan richiamano a Reza Ciro Pahlavi, figlio del defunto Shah Mohammad Reza detronizzato dalla rivoluzione khomeinista del 1979. E’ da allora che il principe vive negli Stati Uniti, con la sua famiglia e sono in molti a vederlo come futuro nuovo leader in patria.
"Azadi, azadi" nuove proteste a Teheran contro l'inflazione e il crollo del rial
Ma la crisi economica attanaglia la Repubblica islamica già da anni, da quando il Paese è sottoposto a sanzioni internazionali a causa del fallimento dei colloqui sul nucleare (Jcpoa) con gli Stati Uniti per quanto riguarda l’arricchimento dell’uranio, dalla corruzione e dalla crisi sociale che ha visto il paese islamico al centro di pesanti critiche internazionali sul piano dei diritti umani per l’uso della pena di morte e per le recenti proteste anti-velo represse nel sangue. L’opposizione all’estero fornisce le cifre: nel braccio della morte sono finite 2201 persone, il 120% in piu’ rispetto al 2024 (1.006 esecuzioni), il 160% in piu’ rispetto al 2023 (853 esecuzioni) e il 280% in piu’ del 2022 (582 esecuzioni).
C’è poi la recente guerra dei 12 giorni che ha visto il nemico numero uno, Israele, colpire principalmente gli impianti nucleari iraniani depotenziando molto la loro produttività. Secondo Axios Netanyahu avrebbe già chiesto all’alleato americano di poter tornare a bombardare quei siti definiti una minaccia per l’intera Regione.
Nel cosìddetto Asse della resistenza iraniana, sussistono i suoi cosìdetti proxies, seppur ora decapitati: le milizie di Hezbollah in Libano e il movimento palestinese Hamas nella Striscia di Gaza. Non a caso l’ex leader politico di Hamas, Ismail Haniyeh, fu assassinato a Teheran nel luglio 2024 in un attacco attribuito a Israele.
Decine i video e le foto postati sui social in queste ore. Un video virale – divenuto già simbolo della nuova protesta – ritrae un giovane uomo seduto pacificamente sull’asfalto, in segno di sfida verso i pasdaran in motocicletta. La sua foto è associata a quella del giovane cinese di piazza Tienanmen.
Negozianti e lavoratori delle principali aree commerciali di Teheran, come Lalehzar, Jomhouri, Saadi, Mellat, Hafez, Amirkabir, Shoush, Molavi e Pakdasht, si sono uniti alle manifestazioni e agli scioperi. Accanto a loro anche gli studenti dell’università di Teheran e di Isfahan e in generale degli atenei più prestigiosi dell’Iran. La denuncia è unanime: precarietà e costo della vita troppo alto. La protesta dilaga mentre in un altro video si vedono le forze di sicurezza in assetto antisommossa che affrontano i manifestanti e lanciano gas lacrimogeni.
“Né Gaza né Libano, la mia vita per l’Iran”, cantano gli studenti di Teheran. “L’iraniano muore, ma non accetta l’umiliazione” intonano negli atenei.
“Manifestazioni si svolgono presso l’Università Beheshti, l’Università Khajeh Nasir, l’Università Sharif, l’Università Amir Kabir, l’Università della Scienza e della Cultura, l’Università della Scienza e della Tecnologia e l’Università di Tecnologia di Isfahan”, scrive l’agenzia Ilna, vicina agli ambienti operai.
Secondo il giornale Shargh quattro studenti sono stati fermati all’Università di Teheran. L’ateneo era circondato da forze di sicurezza, riferiscono gli studenti Amirkabir nella loro newsleter. E altre quattro persone sono state arrestate a Fasa per l’attacco all’ufficio del governatore nella città della provincia di Fars, nel sud dell’Iran.
“Ho chiesto al ministro degli Interni di ascoltare le legittime richieste dei manifestanti avviando un dialogo con i loro rappresentanti”, ha dichiarato il presidente Massoud Pezeshkian citato dall’agenzia di stampa Irna. “Qualsiasi tentativo di trasformare le proteste in strumenti per creare insicurezza e distruzione di proprietà pubbliche riceverà una risposta decisa”, ha detto il procuratore di Stato Mohammad-Kazem Movahedi-Azad, in riferimento alle proteste.
Dopo l’incontro tra Trump e Netanyahu, secondo il Guardian, il ministro degli esteri Abbas Araghchi ha invitato Trump a riaprire i negoziati sul nucleare e a “mettere da parte gli avvertimenti israeliani” puntando su un rilancio del dialogo con Teheran.
Secondo Teheran “l’amministrazione Usa si trova di fronte a un bivio: può continuare a staccare assegni in bianco per Israele, in termini di dollari dei contribuenti e di credibilità, oppure essere parte di un cambiamento”. Al contempo il capo della diplomazia iraniana ha difeso il diritto di Teheran all’arricchimento dell’uranio per fini civili.
Intanto arriva una provocazione dall’agenzia di spionaggio israeliana, il Mossad, che ha lanciato un appello diretto agli iraniani a proseguire le loro proteste e assicurando il pieno sostegno sul campo ai manifestanti. “Scendiamo in piazza insieme. E’ giunto il momento. Siamo con voi”, ha scritto l’agenzia in un post sul suo account X in lingua farsi.
Fonte: www.rainews.it
