Contenuto in:
Perché la deforestazione ha reso devastanti le alluvioni in Indonesia
Piogge eccezionali e un territorio indebolito dal disboscamento: ecco come frane e piene hanno travolto Sumatra causando centinaia di vittime
L’immagine dell’uomo aggrappato a un albero per salvarsi dalla corrente impetuosa delle acque alluvionali è uno dei simboli delle disastrose inondazioni che hanno devastato il Sud-est asiatico negli ultimi giorni.
Il bilancio più grave riguarda l’Indonesia, dove sono stati confermati finora 712 morti, 500 dispersi e 1,2 milioni di sfollati, soprattutto nelle province di Aceh, Sumatra Settentrionale e Sumatra Occidentale.
Secondo un’analisi dell’Afp basata sui dati della National Oceanic and Atmospheric Administration (Noaa), diversi Paesi della regione hanno registrato precipitazioni eccezionali, le più intense degli ultimi 13 anni: in alcune zone è caduto fino a un metro di pioggia in più rispetto alla media di novembre del periodo 1991-2020, complice il riscaldamento globale che intensifica gli effetti di monsoni e cicloni tropicali.
“Dobbiamo davvero prevenire la distruzione delle foreste. Proteggerle è cruciale”
Prabowo Subianto, presidente dell’Indonesia
Scienziati e ambientalisti, ora insieme allo stesso governo indonesiano, indicano la deforestazione come una delle principali cause di frane e inondazioni improvvise. Gli effetti degli eventi meteorologici estremi, dicono, sono stati ulteriormente amplificati dal disboscamento, che negli ultimi decenni ha cancellato milioni di ettari di foresta primaria.
Dopo l’ondata di piena, sulle spiagge della provincia di Padang sono comparse cataste di tronchi trascinati dalla corrente: un fatto che ha alimentato i sospetti sul disboscamento illegale nelle aree montane.
Sul litorale, racconta AFP, si vedono operai in tute arancioni che usano motoseghe per tagliare enormi ceppi sparsi sulla sabbia. Il ministero delle Foreste ha aperto un’indagine e il ministro Raja Juli Antoni ha definito la tragedia un’occasione per “valutare le nostre politiche”.
L’Indonesia ha perso 10,5 milioni di ettari di foresta ed è oggi il secondo Paese al mondo per perdita di copertura tropicale. Nel 2024 sono scomparsi altri 240.000 ettari, secondo il progetto Nusantara Atlas di The TreeMap, una piattaforma che monitora in tempo reale la perdita di foreste attraverso immagini satellitari.
“Le foreste a monte funzionano come una spugna”, spiega David Gaveau, fondatore di The TreeMap. “La chioma intercetta parte della pioggia, mentre le radici stabilizzano il terreno. Quando vengono eliminate, l’acqua scorre più velocemente nei fiumi creando alluvioni lampo”. Un quadro aggravato da miniere, piantagioni e incendi che hanno sostituito intere zone di foresta pluviale.
Anche il presidente indonesiano Prabowo Subianto ha riconosciuto il legame fra il disastro e il disboscamento: “Dobbiamo davvero prevenire la distruzione delle foreste. Proteggerle è cruciale”. Un appello arrivato mentre i soccorritori continuano a cercare dispersi nei villaggi travolti da colate di fango e detriti.
“I bacini fluviali sono piccoli e il grande cambiamento della copertura forestale è il principale fattore scatenante delle piene”
Kiki Taufik, Greenpeace Indonesia
Nella regione di Batang Toru, una delle più colpite, operano “sette aziende nella zona a monte”, denuncia Uli Arta Siagian, responsabile foreste dell’organizzazione Walhi. “Una miniera d’oro ha già eliminato 300 ettari di copertura forestale, mentre il progetto dell’impianto idroelettrico ne ha cancellati altri 350. Ampie superfici sono state convertite a piantagioni di palma da olio. Tutto questo aumenta la nostra vulnerabilità”.
Una fragilità strutturale che riguarda in particolare Sumatra, spiega Kiki Taufik, responsabile delle campagne foreste di Greenpeace Indonesia. “I bacini fluviali sono piccoli e il grande cambiamento della copertura forestale è il principale fattore scatenante delle piene”. Taufik accusa il governo di aver concesso permessi per miniere e piantagioni “in modo sconsiderato”.
La perdita di foresta non solo aumenta la probabilità di frane e inondazioni, ma fa anche salire il livello dei fiumi perché i sedimenti, non più trattenuti dalle radici, finiscono negli alvei riducendone la capacità idrica, aggiunge Herry Purnomo, direttore in Indonesia del CIFOR-ICRAF. Per evitare nuovi disastri servono due cose: “Prevenire la deforestazione e avviare una restaurazione su larga scala”.
Oltre 1.300 persone sono morte in Indonesia, Sri Lanka, Thailandia e Malesia a causa delle devastanti alluvioni provocate da piogge record. Il caso indonesiano mostra come eventi climatici estremi e deforestazione incontrollata siano un mix letale per l’ambiente e la popolazione.
Fonte: www.rainews.it
