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Onu: “Israele rilasci gli attivisti della Flotilla”. Morta la madre di Avila mentre lui è detenuto
È morta Teresa Regina de Ávila e Silva, la mamma di Thiago Avila, tra i principali attivisti della Global Sumud Flotilla rinchiuso in un carcere israeliano, insieme a Saif Abu Keshek, dopo il sequestro del 29 aprile
globalsumudflotilla/Instagram
Nel giorno in cui l’Onu chiede il rilascio immediato dei due attivisti della Flotilla, sequestrati a largo delle coste di Creta ella notte tra il 28 e il 29 aprile, si apprende della morte di Teresa Regina de Ávila e Silva, la mamma di uno dei due uomini rinchiusi nel carcere israeliano: Thiago Avila, tra i principali attivisti della Global Sumud Flotilla (Gsf).
Come riferice la Gsf in una nota, in cui viene condivisa anche una foto della famiglia, la madre dell’attivista è venuta a mancare a Brasilia ieri a 63 anni, dopo aver “affrontato anni di grave malattia con coraggio, serenità e dignità, spinta da un’incrollabile volontà di vivere e circondata dall’amore incondizionato della sua famiglia. La figlia di Thiago, di due anni, porta il suo nome”.
Dal Brasile, come riporta la stampa locale, i familiari di Thiago chiedono dunque con urgenza la sua liberazione affinché possa tornare e partecipare ai funerali.
Avila è incarcerato in Israele da quando la Marina militare israeliana ha abbordato le barche della seconda missione della Gsf al largo di Creta nella notte tra il 28 e il 29 aprile, sostenendo che dietro la missione di portare aiuti umanitari si nasconderebbe una minaccia per la sicurezza dello Stato di Israele, con presunti legami col movimento Hamas.
Oltre 270 attivisti così sono stati portati nel Paese ma solo lui e lo spagnolo di origine palestinesi Saif Abukeshek sono ancora dietro le sbarre.
Ieri, per la seconda volta, il tribunale ha prorogato la loro detenzione cautelare fino all’11 maggio basandosi su “elementi di prova segreti”, come riporta la Gsf citando il giudice Yaniv Ben-Haroush.
Tali prove non sarebbero state mostrate né agli attivisti né ai loro avvocati. Gli avvocati dell’ong Adalah, Hadeel Abu Salih e Lubna Tuma, hanno definito la decisione una “validazione giudiziaria dell’illegalità dello Stato”, evidenziando che non sono state formalizzate accuse contro di loro, e che gli attivisti “sono stati rapiti a oltre mille chilometri da Gaza, ben al di fuori della giurisdizione israeliana”. Mentre Adalah ha annunciato il ricorso contro la decisione, i due attivisti proseguono lo sciopero della fame, che ha raggiunto i 7 giorni.
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La Gsf denuncia che entrambi “sono tenuti in totale isolamento sotto un’illuminazione ad alta intensità 24 ore su 24 per indurre privazione del sonno e disorientamento”. Inoltre “vengono tenuti bendati durante ogni spostamento, compresi gli esami medici” mentre “ricevono esplicite minacce di morte: gli inquirenti- scrive l’ong- hanno esplicitamente minacciato la vita di Thiago Ávila e hanno rivolto minacce anche alle famiglie dei detenuti”.
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La dichiarazione del portavoce Alto Commissario diritti umani: “Non è crimine tentare di portare aiuti a Gaza”
“Israele deve rilasciare immediatamente e senza condizioni Saif Abukeshek e Thiago de Avila, membri della Global Sumud Flotilla”: lo chiede il portavoce dell’Ufficio delle Nazioni Unite per i diritti umani, Thameen Al-Kheetan.
“Non è un crimine mostrare solidarietà e tentare di portare aiuti umanitari alla popolazione palestinese di Gaza, che ne ha un disperato bisogno”, sottolinea il portavoce in un commento reso noto a Ginevra. I due attivisti “continuano a essere trattenuti senza accusa”. Il portavoce cita gli “inquietanti” resoconti di gravi maltrattamenti subiti da Abukeshek e de Avila, abusi che “devono essere indagati”. L’Ufficio dell’Alto commissario Onu per i diritti umani chiede anche “la fine dell’uso da parte di Israele della detenzione arbitraria e di una legislazione antiterrorismo vaga e generica, incompatibile con il diritto internazionale in materia di diritti umani”. Israele – afferma – deve inoltre porre fine al blocco di Gaza, nonché consentire e facilitare l’ingresso di aiuti umanitari in quantità sufficienti.
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Fonte: www.rainews.it
