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Il petrolio torna sopra i 100 dollari al barile nonostante lo sblocco delle riserve: Brent a +9,3%
Ansa
Il petrolio supera i 100 dollari al barile nonostante lo sblocco delle riserve
Il prezzo del Brent del Mare del Nord, il benchmark globale per il petrolio, è salito sopra i 100 dollari al barile, nonostante la messa in vendita di ingenti scorte per scongiurare una carenza globale. Intorno alle 03:00 GMT (le 4 in Italia), il prezzo del Brent è salito del 9,3% a 100,50 dollari al barile, mentre il WTI, il benchmark statunitense, ha raggiunto i 94,92 dollari, in rialzo dell’8,8%, secondo quanto riporta Afp.
L’intervento adottato dalle principali potenze sul mercato pare che non sia riuscito a rassicurare gli investitori sulle forniture, interrotte dalla guerra in Medio Oriente.
“I paesi dell’Agenzia Internazionale per l’Energia metteranno a disposizione del mercato 400 milioni di barili di petrolio per compensare la perdita di approvvigionamento dovuta alla chiusura dello Stretto di Hormuz nel Golfo”, ha annunciato Fatih Birol, Direttore Esecutivo dell’agenzia per l’energia dell’OCSE. Questa decisione è stata presa all’unanimità mercoledì dall’istituzione, i cui membri includono 32 paesi, tra cui il G7 (Stati Uniti, Francia, Germania, Regno Unito, Italia, Giappone e Canada), oltre ad Australia e Messico. Gli Stati Uniti, importanti consumatori e produttori di petrolio greggio, contribuiranno con 172 milioni di barili, pari al 40% delle loro riserve. I barili americani arriveranno gradualmente sul mercato nell’arco di circa tre mesi.
Borse asiatiche procedono negative, Tokyo – 1,2% e Klci – 0.8%
Procedono negative le Borse asiatiche. Tokyo lascia sul terreno l’1,2% a 54.355 punti, in flessione anche l’indice australiano S&P/ASX (-1,35% a 8.625 punti), perde lo 0,8% il Klci malese, più contenuto il calo del Kospi -0,05%. Sugli investitori pesano le preoccupazioni per le conseguenze sull’economia globale di un conflitto prolungato in Medio Oriente.
Usa preleveranno 172 milioni barili petrolio da riserve strategiche
Gli Stati Uniti preleveranno 172 milioni di barili di petrolio dalle riserve strategiche per ridurre il costo della benzina aumentato in seguito alla guerra in Iran. Lo ha annunciato il Dipartimento dell’energia dopo che Donald Trump aveva fatto sapere che avrebbe sfruttato “un po’ le riserve strategiche”.
Prezzi in alto e borse in basso, la sintesi della giornata
Seduta debole sui mercati finanziari dove continuano a preoccupare gli sviluppi del conflitto in Medio Oriente. I titoli di Stato hanno sofferto quanto le Borse, in parallelo con la ripresa della corsa del petrolio e del gas che alimenta i timori di effetti sull’inflazione e sulle politica dei tassi delle banche centrali.
A dominare la scena è stato ancora il greggio: il Wti texano che è tornato sopra gli 87 dollari al barile e il Brent del Mare del Nord è schizzato oltre i 92 dollari. A poco è servita la mossa d’emergenza dell’Agenzia Internazionale per l’Energia (Aie) di rilasciare 400 milioni di barili dalle riserve strategiche. La misura è stata accolta dagli investitori con qualche scetticismo e giudicata poco più che una tregua temporanea in un contesto ormai compromesso. L’attenzione è rimasta puntata sullo Stretto di Hormuz, di fatto bloccato. Nel corso della giornata a peggiorare il clima è stata prima la segnalazione che tre navi nello Stretto e nel Golfo Persico erano state colpite. Poi sono arrivate le minacce da Teheran secondo cui il greggio salirà a 200 dollari al barile anche perché ogni nave verso Stati Uniti, Israele e i loro alleati è ormai un obiettivo dell’Iran. In sintonia con i prezzi del petrolio è cresciuto il prezzo del gas e il Ttf ad Amsterdam si è portato a ridosso dei 50 euro al megawattora (+5,48% a 49,99).
Le Borse europee hanno tutte perso terreno. Francoforte ha indossato la maglia nera (-1,37%), Parigi ha contenuto la perdita allo 0,19% e Milano ha segnato un ribasso dello 0,95%. Si sono mossi in controtendenza solo Eni (+1,99%), in sintonia con gli altri gruppi petroliferi, e pochi altri come Mediobanca (+2,13%) e Mps (+1,22%), allineatesi al concambio. Wall Street ha invece oscillato dopo i dati sull’inflazione – relativi a febbraio quindi prima dello scoppio del conflitto in Medio Oriente – in linea con la attese. L’idea più diffusa è ormai che la Fed nella migliore delle ipotesi non taglierà i tassi più di una volta quest’anno e che la Bce potrebbe già alzarli. Di queste scommesse hanno risentito i titoli di Stato a partire dai Treasuries americani con il rendimento della scadenza decennale salito al 4,2%. Stesso discorso per il Bund tedesco al 2,92% e il Btp italiano al 3,66%: lo spread è così aumentato a 76,3 punti base. Si è rafforzato poi il dollaro con l’euro ormai trattato a 1,157 biglietti verdi. Il marginale ribasso l’oro che si mantiene comunque intorno a 5.165 dollari l’oncia.
Il petrolio corre ancora, Wall Street chiude contrastata
Wall Street chiude la seduta contrastata con il petrolio che ha ripreso a correre malgrado la possibilità di utilizzare le scorte strategiche dopo il via libera dell’Aie. Il Dow Jones ha ceduto lo 0,61%, mentre lS&P 500 ha perso lo 0,09%. Positivo invece il Nasdaq che ha guadagnato lo 0,08%.
Ue: Costa e von der Leyen, non è momento di allentare sanzioni a Russia
La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa hanno “ricordato che la priorità immediata è mantenere i flussi energetici attivi, in particolare la navigazione attraverso lo Stretto di Hormuz, fondamentale per l’economia globale. L’applicazione del tetto massimo al prezzo del petrolio contribuirà a stabilizzare i mercati e a limitare le entrate della Russia. Questo non è il momento di allentare le sanzioni contro la Russia”. Lo si legge in un post pubblicato su X sui due profili. “Entrambi – si legge ancora nel post congiunto – abbiamo accolto con favore la decisione odierna dell’Aie di mettere a disposizione 400 milioni di barili di petrolio di riserva di emergenza per allentare le tensioni nell’approvvigionamento energetico globale. Abbiamo concordato di collaborare strettamente con i partner della regione per impedire l’estendersi del conflitto e ripristinare la stabilità”. Costa e von der Leyen ringraziano inoltre il presidente francese Emmanuel Macron “per aver organizzato una telefonata con i partner del G7 per discutere una risposta coordinata alla preoccupante situazione in Iran e in Medio Oriente. Ci concentriamo sulla riduzione al minimo dell’impatto sulla sicurezza e sul mercato energetico globale”.
Wttc: conflitto Iran costa a turismo Medioriente 600 milioni al giorno
Il Consiglio mondiale dei viaggi e del turismo (WTTC) stima che l’escalation del conflitto in Iran stia già avendo un impatto sul settore dei viaggi e del turismo in tutto il Medio Oriente di almeno 600 milioni di dollari al giorno in termini di spesa dei visitatori internazionali. La stima si basa sulle previsioni per il Medio Oriente nel 2026, prima del conflitto. Il Wttc, che rappresenta il settore privato dell’industria turistica con esponenti tra compagnie aeree, catene alberghiere, crociere e tour operator, sottolinea che le interruzioni dei viaggi aerei, la fiducia dei viaggiatori e la connettività regionale incidono sulla domanda. Il Medio Oriente- spiega il Wttc- svolge un ruolo fondamentale nel settore dei viaggi globali, rappresentando il 5% degli arrivi internazionali globali e il 14% del traffico di transito internazionale globale. Qualsiasi interruzione influisce sulla domanda a livello mondiale, con ripercussioni su aeroporti e voli, hotel, compagnie di autonoleggio e compagnie di crociera. I principali hub aeroportuali regionali, tra cui Dubai, Abu Dhabi, Doha e Bahrein, che normalmente gestiscono circa 526.000 passeggeri al giorno, hanno subito chiusure e interruzioni operative con l’aggravarsi del conflitto, con un impatto significativo sulla connettività regionale e globale. Nonostante le attuali sfide, il Wttc sottolinea che il settore dei viaggi e del turismo è uno dei settori economici più resilienti al mondo. La ricerca del Wttc sulle crisi precedenti mostra che la domanda turistica a seguito di incidenti legati alla sicurezza, con la giusta risposta, può riprendersi in appena due mesi, quando i governi e l’industria agiscono rapidamente per ripristinare la fiducia dei viaggiatori. Gloria Guevara, Presidente e Ceo del World Travel & Tourism Council, ha dichiarato: “Il settore dei viaggi e del turismo è il più resiliente in assoluto. L’impatto della spesa dei visitatori internazionali in Medio Oriente è significativo e si aggira in media intorno ai 600 milioni di dollari al giorno, ma la storia dimostra che il settore può riprendersi rapidamente, soprattutto quando i governi supportano i viaggiatori attraverso il supporto alberghiero o il rimpatrio. La nostra analisi delle crisi precedenti dimostra che gli incidenti legati alla sicurezza spesso registrano i tempi di ripresa più rapidi per il turismo, in alcuni casi anche di due mesi, quando i governi e l’industria collaborano per ripristinare la fiducia dei viaggiatori. Il Wttc elogia i governi che hanno lavorato instancabilmente negli ultimi giorni per sostenere gli sforzi di ripresa”.
IEA sblocca 400 milioni di barili di riserve petrolifere
I paesi membri dell’Agenzia Internazionale per l’Energia (Iea) hanno concordato all’unanimità di rilasciare 400 milioni di barili di petrolio dalle loro riserve di emergenza per compensare l’impatto sui mercati derivante dal conflitto in Medio Oriente e dalla chiusura dello Stretto di Hormuz. “I paesi membri dell’Aie hanno deciso all’unanimità di avviare il più grande rilascio di riserve petrolifere di emergenza nella storia della nostra agenzia”, ha annunciato mercoledì il Direttore Esecutivo dell’Aie, Fatih Birol. Con il rilascio di questi 400 milioni di barili di petrolio, più del doppio del precedente intervento record dell’agenzia all’inizio della guerra in Ucraina, quando rilasciò 182 milioni di barili di greggio, l’agenzia mira a compensare la perdita di approvvigionamento dovuta all’effettiva chiusura dello Stretto di Hormuz. Tuttavia, pur sottolineando l’importanza della misura annunciata per alleviare gli impatti immediati della crisi sui mercati, Birol ha sottolineato che la cosa più importante per ripristinare la stabilità dei flussi di petrolio e gas “è la ripresa del transito attraverso lo Stretto di Hormuz”.
Confesercenti: "Costo pesantissimo per imprese e famiglie"
Con i rincari per carburanti, elettricità e gas il rischio è di una “stangata da 14 miliardi”, con “circa 6,9 miliardi di rincari dai carburanti e 7,1 miliardi dalle bollette”, un aggravio che “cancellerebbe il beneficio del Dl Bollette per le imprese”. La stima è di Confesercenti che avverte: “Le ricadute si estenderebbero all’intera economia”. “Le famiglie, ma anche le imprese, rischiano di pagare un conto pesantissimo, mentre l’erario incasserebbe un extragettito Iva consistente”, commenta il presidente di Confesercenti, Nico Gronchi: “È una dinamica che va corretta: almeno una parte di queste risorse deve essere restituita per attenuare l’impatto dei rincari su consumi, attività economiche e crescita”.
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Fonte: www.rainews.it
