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Gli Usa e il possibile coinvolgimento dei curdi nell’offensiva terrestre
I Dem: “Non hanno strategia a lungo termine”. Financial Times avverte: “Possibili reazioni della Turchia”. Intanto l’Iran colpisce separatisti curdi “che tentavano di infiltrarsi”
AFP
Sebbene il Segretario di Stato Marco Rubio abbia dichiarato al Congresso che gli USA “non armeranno i curdi”, l’ipotesi di un loro coinvolgimento in un’offensiva terrestre guadagna sempre più terreno nella politica trumpiana.
A riprova di ciò, il respingimento nella notte di una risoluzione che avrebbe obbligato Donald Trump a richiedere l’autorizzazione del Congresso per qualsiasi futura azione militare contro l’Iran. Il voto ha di fatto blindato il potere decisionale della Casa Bianca, impedendo al ramo legislativo di esercitare il proprio controllo costituzionale proprio mentre la tensione raggiunge il punto di rottura.
Il rischio, in quella che è stata definita da più parti come “la guerra totale di Trump”, è che il governo attuale Usa non abbia una visione sul lungo termine di come si potranno spostare i già minati equilibri medio orientali. Come riportato dalla deputata dem Pramila Jayapail, uscendo da un briefing riservato sull’Iran a Washington, è, infatti “molto peggio di quanto pensiate: la Casa Bianca non ha assolutamente idea di dove stia andando e non c’è una strategia a lungo termine“.
In questo senso, l’ipotesi del coinvolgimento dei curdi in un’offensiva terrestre sarebbe tradotta in un’opera di sopravvivenza politica interna da parte di Trump. Le milizie curde rappresenterebbero così lo strumento ideale per evitare un ulteriore dispiegamento di forze armate Usa, limitando le perdite americane a piloti e specialisti, evitando le immagini delle bare che rientrano alla base di Dover.
Il Capo di Stato Maggiore congiunto ha confermato che le forze USA sono istruite per “colpire progressivamente più in profondità” l’Iran. Questa strategia di bombardamenti a tappeto dovrebbe spianare la strada alle milizie curde, ma la mancanza di una “exit strategy” denunciata dalla Jayapal trasforma tutto in una scommessa pericolosa.
I rischi sul lungo termine
La stampa internazionale, da Al Jazeera al Financial Times, mette in guardia: l‘uso dei curdi potrebbe provocare la reazione della Turchia e il collasso dei mercati energetici. Brutalmente, da una simile contingenza emerge un dato più che inquietante, ovvero che gli Stati Uniti si trovano attualmente in una condizione dove un solo uomo, basandosi su presupposti ambigui e contestati da larga parte della sua stessa popolazione, può comunque ordinare un’invasione tramite proxy. La strategia perseguita da Washington del coinvolgimento dei curdi è la maschera tattica di un’amministrazione che cerca la vittoria militare per coprire fragilità politiche, ignorando l’avvertimento anche dei Dem.
C’è poi un secondo aspetto da considerare: quello cui, secondo fonti di intelligence citate da CNN e Axios, le fazioni curdo-iraniane sarebbero sostenute attivamente dal Mossad e dalla CIA. L’obiettivo, nato da un’idea di Benjamin Netanyahu, è conquistare territori specifici nel Kurdistan iraniano per ispirare una rivolta nazionale. Non è un caso che, sei giorni prima del conflitto, cinque gruppi dissidenti abbiano formato la “Coalizione delle forze politiche del Kurdistan iraniano” mentre centinaia di combattenti si siano già spostati dal lato iracheno a quello iraniano della frontiera.
Tra ipotesi e smentite, a fronte anche della dichiarazione del segretario di Stato Usa, il rischio, denunciato da funzionari statunitensi, è che queste milizie finiscano come “carne da cannone”, nonostante le promesse israeliane di sostegno politico per una futura regione autonoma.
Le reazioni dell’Iran al confine
L’Iran a sua volta non è certo rimasto in attesa: è notizia di questa mattina, confermata dal ministero dell’Intelligence iraniano, di aver preso di mira le postazioni di “gruppi separatisti” che intendevano entrare nel Paese attraverso i confini occidentali, aggiungendo che hanno subito pesanti perdite.
Secondo tre diverse fonti, le milizie curde iraniane si erano infatti recentemente consultate con gli Stati Uniti sull’opportunità e le modalità di attaccare le forze iraniane nella parte occidentale del Paese. La dichiarazione del ministero iraniano, ripresa dai media statali, ha indicato che le forze iraniane stanno collaborando con i “nobili curdi” per sventare il piano “israelo-americano” di attaccare il suolo iraniano. “Abbiamo preso di mira il quartier generale dei gruppi curdi contrari alla rivoluzione nel Kurdistan iracheno con tre missili”, si legge in una dichiarazione militare citata dall’Irna sul suo canale Telegram. Dall’inizio dell’offensiva israelo-americana contro Teheran, la regione autonoma del Kurdistan, che ospita truppe statunitensi, è stata bersaglio di attacchi con droni, la maggior parte dei quali è stata intercettata dalle difese aeree”.
Fonte: www.rainews.it
