Flotilla, tutti i procedimenti avviati dalla Procura di Roma. Sarà acquisito anche video di Ben-Gvir
La Procura di Roma sta operando in un quadro di giurisdizione universale e di competenza alternativa italiana, poiché tra le vittime ci sono cittadini italiani e imbarcazioni con bandiera o collegamento italiano
(GoogleMaps) La Procura di Roma ha avviato più procedimenti collegati alla Global Sumud Flotilla, la missione via mare degli attivisti pro-Palestina provenienti da tutto il mondo, distinguendo almeno due distinti fascicoli d’indagine, corrispondenti a due diverse missioni marittime e operando secondo le procedure ordinarie del processo penale: apertura di fascicoli, raccolta di denunce/esposti, iscrizione di ipotesi di reato, deleghe ai carabinieri e alla polizia giudiziaria, acquisizione di prove e, dove necessario, richiesta di rogatorie internazionali.
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Il primo fascicolo è relativo al viaggio del settembre-ottobre 2025
La Procura di Roma ha aperto un fascicolo d’indagine dopo gli esposti presentati da attivisti e parlamentari italiani che partecipavano alla missione marittima diretta verso Gaza di fine settembre 2025, bloccati e arrestati in prossimità della costa da forze israeliane e poi rimpatriati. In questo fascicolo la Procura ha poi valutato di aggiungere l’ipotesi di tortura tra i reati contestati, in base alle deposizioni e alle risultanze investigative.
Ipotizzati i reati di tortura, rapina, sequestro di persona e danneggiamento con pericolo di naufragio (fascicolo aperto contro ignoti).
Denunce e esposti: gli attivisti italiani hanno formalizzato denunce nel cui solco i pm capitolini hanno aperto l’inchiesta; i pubblici ministeri individuati nelle ricostruzioni giornalistiche sono Lucia Lotti e Stefano Opilio. Raccolte le dichiarazioni dei testimoni e delle parti offese (attivisti, parlamentari, membri dell’equipaggio) i pm hanno raccolto materiali probatori (video, foto, resoconti delle organizzazioni che gestivano la flottiglia), analizzato la documentazione relativa all’abbordaggio delle imbarcazioni e alle modalità di detenzione.
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Il secondo fascicolo è relativo al viaggio di aprile-maggio 2026
A seguito di un nuovo episodio, l’abbordaggio, in acque internazionali vicino all’isola di Creta, delle 22 barche della Global Sumud Flotilla, avvenuto la notte del 29 aprile 2026, la Procura di Roma ha aperto una nuova inchiesta, parallela ma distinta dalla precedente.
I reati ipotizzati al momento sono solo relativi al sequestro di persona (sempre a carico di ignoti, cioè senza identificazione iniziale dei responsabili). Ma sarà acquisito anche il video del ministro della Sicurezza Ben-Gvir che mostra le violenze che gli attivisti hanno subito in Israele.
Tre esposti, per ora, sono stati presentati da attivisti e rappresentanti dei natanti fermati, che hanno raccontato di droni, arresti illegittimi e trattamenti violenti.
Le attività processuali adottate sono: iscrizione del nuovo fascicolo e fissazione di eventuali priorità investigative, conferimento di deleghe ai carabinieri della sezione reati internazionali e alla polizia giudiziaria per la raccolta di testimonianze, documenti e materiali audio‑video; inquadramento giuridico dell’evento, con analisi se la condotta possa ricadere anche in altri reati come danneggiamento con pericolo di naufragio o atti di violenza privata.
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La Procura di Roma, in entrambi i fascicoli, sta operando in un quadro di giurisdizione universale e di competenza alternativa italiana, poiché tra le vittime ci sono cittadini italiani e imbarcazioni con bandiera o collegamento italiano. La Procura ha predisposto rogatorie verso le autorità israeliane per ottenere informazioni su documenti, registrazioni, verbali di fermi e trattenimenti.
In entrambi i procedimenti inizialmente si procede nei confronti di ignoti, con l’obiettivo di ricostruire le identità dei militari e dei funzionari coinvolti e di individuare eventuali responsabilità individuali.
Di prassi la Procura di Roma mantiene un coordinamento con il Pm nazionale antiterrorismo e, nei casi in cui emergano elementi di violazione del diritto internazionale umanitario, potrebbe valutare eventuali intrecci con procedure internazionali (es. Corte Penale Internazionale), pur restando il procedimento penale italiano pienamente autonomo.
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Alla fine delle indagini che consistono prevalentemente nella raccolta di prove, individuazione di eventuali responsabili nominativi, individuazione di capi di imputazione più specifici e, la Procura deciderà se richiedere l’archiviazione o avanzare richiesta di rinvio a giudizio.
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Fonte: www.rainews.it
