Condannata una 60enne: “Adescava uomini per vendicare donne tradite”
La donna lombarda aveva preso di mira una coppia pratese, l’uomo era stato adescato con un falso profilo social e inviato messaggi erotici
TGR
Si sarebbe autodesignata come una sorta di “giustiziera dei tradimenti virtuali”, che lei stessa ordiva dalla sua casa in Lombardia, scegliendo in maniera totalmente casuale i suoi bersagli, spinta a suo dire dalla volontà di difendere le donne. Una sessantenne è stata condannata dal tribunale di Prato per revenge porn, diffamazione, stalking e sostituzione di persona, per una pena totale di due anni e quattro mesi nella sentenza di primo grado. Assieme a lei è stato condannato il figlio, un trentenne suo complice che le creava profili falsi on line: un anno e otto mesi per stalking e sostituzione di persona, sempre nella sentenza di primo grado. Il caso da cui è scaturita la condanna, cominciato nel 2020, non sarebbe il primo episodio a vedere protagonista la donna che non avrebbe voluto ricattare le sue vittime chiedendo loro un riscatto in denaro in cambio del suo silenzio; il suo obiettivo era piuttosto quello di ergersi a ‘vendicatrice’ di uomini infedeli. Più volte in passato sarebbe infatti stata segnalata e non sembrerebbe esserci una spiegazione sul perché la donna avesse messo nel mirino proprio la coppia di giovani pratesi. La donna. nel mese di febbraio del 2020, aveva ‘puntato’ un uomo sconosciuto, un trentenne pratese: lo aveva adescato sui social con un profilo falso, una richiesta di amicizia da una ragazza (che però non era quella che si mostrava nel profilo ma una donna con un’altra identità), scambiando messaggi erotici con lui e infine mandando tutto il materiale alla compagna dell’uomo, alle loro famiglie, ai loro amici e colleghi. Le chat stampate sono anche state spedite per raccomandata sul posto di lavoro della compagna tradita. Come emerge dal processo, la ‘vendicatrice’ si è fatta aiutare dal figlio quasi trentenne, assieme al quale ha architettato il piano e ha persino pedinato l’uomo in più occasioni, così da accumulare materiale fotografico che provasse la tesi della sua infedeltà. La coppia ha cominciato così a notare di essere pedinata e lo ha segnalato alla polizia che ha individuato la responsabile. La donna condannata infatti non accettava il fatto che, nonostante la sua azione, la coppia presa di mira non si fosse lasciata: per questo ha messo in atto un vero e proprio pedinamento fotografico in modo da proseguire la sua attività da ‘giustiziera’.
Fonte: www.rainews.it
