Disturbi alimentazione, il 10% è under14. Social potente fattore di diffusione
Laura Dalla Ragione: "Moltiplicate app per perdere peso, sempre più a rischio anche i maschi"
I social media rappresentano "un potentissimo fattore di diffusione" dei disturbi legati all'alimentazione. Se prima si parlava di siti o blog, che erano più o meno facilmente individuabili, adesso i canali attraverso cui ragazzi e ragazze possono attingere a informazioni riguardo a metodi pericolosi per perdere peso "si sono moltiplicati". E sono alla portata di tutti le app per il conteggio calorico o il dispendio energetico, a cui si somma l'effetto negativo dei social sull'autostima. A rilevarlo è la psichiatra e psicoterapeuta Laura Dalla Ragione in occasione della giornata mondiale di sensibilizzazione sui disturbi alimentari.
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"Il legame tra disturbo alimentare e il tempo passato sui social media - ha spiegato Dalla Ragione -, è stato oggetto di diversi studi, dai quali emerge che l'uso problematico dei social media è associato a una diminuzione dell'autostima e della soddisfazione, a un cambiamento dell'immagine corporea e a un aumento di sintomi depressivi, l'interiorizzazione di ideali di magrezza, il monitoraggio del corpo. Il tempo trascorso sui social media e lo sviluppo di disturbi appaiono quindi fortemente correlati".
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L'esperta ha poi sottolineato che è "aumentato moltissimo" il fenomeno dell'autolesionismo nei disturbi dell'alimentazione, presente nel 60% dei casi. Inoltre, il 30% di coloro che hanno disturbi del comportamento alimentare sono minorenni, confermando la tendenza all'abbassamento dell'età, e si segnala un forte aumento nel genere maschile. "Questi disturbi non riguardano più solo il femminile - ha aggiunto - e il 20% per cento dei pazienti tra 12e 17 anni è costituito da maschi. Il motivo - spiega Dalla Ragione - è collegato al cambiamento del rapporto con il corpo dei ragazzi, anche per loro diventato un teatro del disagio. Tra il 2020 e il 2021 gli accessi alle strutture di cura territoriali e ospedaliere dei ragazzi è aumentato di 4 volte. Probabilmente il lockdown ha fatto emergere una sofferenza più nascosta, quella maschile".
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Il 10% di chi si ammala ha meno di 14 anni
Non parliamo più soltanto di adolescenti, ma di bambini e bambine tra gli 8 e i 12 anni che, in piena età prepubere, iniziano una guerra spietata contro lo specchio. L’allarme che squarcia il velo di ipocrisia attorno ai disturbi del comportamento alimentare (DCA) è questo: in Italia, su oltre 3 milioni di persone colpite, l’età d’esordio è crollata drasticamente e le modalità di sofferenza si sono fatte violentemente complesse.
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Il condizionamento precoce
Nessun bambino nasce odiando la propria carne, il proprio corpi. L’insoddisfazione corporea e il dogma distruttivo del “grasso è male” vengono appresi precocemente, già intorno ai 3-5 anni, attraverso un bombardamento culturale perenne. I modelli proposti dall’intrattenimento e dall’industria dei giocattoli, secondo gli esperti, sono ancora profondamente distorti.
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Nuovi campanelli d’allarme
In un’epoca in cui i modelli estetici sono filtrati, alterati e persino ricreati dall'intelligenza artificiale, i segnali per i genitori sono diventati più difficili da cogliere. “I genitori non devono commettere l’errore di aspettare il rifiuto del cibo a tavola”, spiega Dalla Ragione. “I primi campanelli d’allarme sono precoci, sfumati e colpiscono quasi sempre la sfera relazionale e sociale. Il disagio si manifesta inizialmente con l'isolamento, il ritiro dalle attività quotidiane e, molto spesso, con il rifiuto di andare a scuola. Questo isolamento - continua - si traduce in un’immersione totale e totalizzante nel mondo digitale: la camera da letto diventa un rifugio e lo schermo uno scudo protettivo che nasconde il corpo allo sguardo altrui. Il disturbo alimentare vero e proprio emerge solo in un secondo momento, configurandosi come il drastico tentativo di compensare e anestetizzare una profonda e dolorosa ansia sociale”.
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Fonte: www.rainews.it
