Iran, sfida a Trump sullo Stretto di Hormuz: pedaggi e repressione interna
Alle mosse di Trump il regime iraniano risponde annunciando trattative con l'Oman per imporre pedaggi sulle navi in transito nello stretto di Hormuz. Intanto Teheran minaccia: "Resterà chiuso a lungo"
Arriva a stretto giro la risposta, pragmatica, al discorso alla nazione di Trump, che non indica una via d’uscita ad oltre un mese dall’inizio del conflitto. Secondo Cnbc che riporta l’agenzia iraniana Irna, l'Iran e l'Oman stanno elaborando un protocollo per "monitorare il transito" nello Stretto di Hormuz. Un pedaggio, come ricorda Bloomberg, approvato nei giorni scorsi dal parlamento iraniano. Il vice ministro degli esteri iraniano Kazem Gharibabadi ha aggiunto che “questi nuovi requisiti non comporteranno restrizioni. Serviranno a garantire un passaggio sicuro oltre a fornire servizi migliori alla navi”. Chissà se il pedaggio sarà davvero in yuan renminbi cinesi e non in dollari.
Una sfida aperta agli Stati Uniti da parte del regime degli ayatollah che non pensa “a fare un accordo prima che sia troppo tardi”, come aveva intimato Trump sul suo social Truth ma che, militarmente inferiore, sfrutta il tempo, la resistenza e porta gli avversari ad una guerra di logoramento.
E mentre il presidente iraniano Pezeshkian ribadisce la "ferma determinazione" dell'Iran a difendersi utilizzando "tutte le proprie capacità", il regime intensifica la repressione interna. Sono scattate le esecuzioni per gli arresti fatti durante le proteste antigovernative di gennaio, negli ultimi giorni sono stati giustiziati 4 prigionieri politici. Ed è stata arrestata l’avvocatessa Nasrin Sotoudeh, la Mandela iraniana. Decana della battaglia per la democrazia e lo stato di diritto, premio Sakharov, è stata prelevata da casa sua nel cuore della notte. Aveva criticato la Repubblica islamica.
Fonte: www.rainews.it
