Referendum Giustizia, le opposizioni: "Meloni ha paura che vinca il no"
In un video social la premier parla 13 minuti in favore del "Sì". Da Avs al M5s al Pd: "Referendum politicizzato e attacchi sguaiati ai giudici"
“Evidentemente nel panico a causa dei sondaggi che danno il No in crescita quotidiana, la presidente del Consiglio Meloni è entrata a piedi uniti nella campagna referendaria a suon di bugie e strumentalizzazioni di casi di cronaca che nulla hanno a che fare con la riforma costituzionale", così in una dura reazione congiunta al video social postato stamane da Meloni, i rappresentanti del M5S nelle commissioni Giustizia della Camera e del Senato Stefania Ascari, Anna Bilotti, Federico Cafiero De Raho, Valentina D'Orso, Carla Giuliano, Ada Lopreiato e Roberto Scarpinato.
"La stessa premier - aggiungono - a ottobre disse che si trattava di una riforma per l'efficienza della giustizia, una bufala smentita poi da chiunque, a partire dal ministro Nordio. Più Giorgia Meloni mente e diffonde informazioni false, più si rende evidente che le vere finalità della riforma sono molto diverse da quelle enunciate a colpi di slogan che superano il ridicolo. La premier Meloni continua a fare affermazioni che non sarebbero tollerabili ad un esame di primo anno alla facoltà di Giurisprudenza. Afferma che i giudici le impediscono di governare perché sa bene che tutto il suo programma elettorale era fondato su promesse irrealizzabili, talvolta illegali, spesso grottesche. L'apice poi lo tocca quando afferma che la riforma toglie il controllo dei partiti sull'organismo di autogoverno dei magistrati: qui c'è la verità nascosta che però i cittadini ormai hanno compreso. Con la riforma Meloni-Nordio i membri laici, cioè politici, negli organi della magistratura potranno spadroneggiare su nomine, trasferimenti, valutazioni e sanzioni. In pratica potranno ricattare o intimidire le toghe. La premier, con un'affermazione grossolana e molto imprecisa, dice che la separazione delle carriere c'è nella gran parte dei paesi europei ma non dice che ovunque c'è la separazione netta tra giudici e Pm, questi ultimi sono sotto le direttive e il controllo del governo di turno. Ancora, Meloni parla di commistioni e occhi di riguardo tra giudici e Pm ma finge di dimentircarsi che è lei con la riforma a rimetterli insieme nell'Alta Corte Disciplinare, dove quindi Pm e giudici impartirebbero sanzioni agli uni e agli altri. Questo dimostra come la finalità della riforma sia tutt'altra, spostare potere e controllo sulla magistratura nelle mani della politica".
Interviene anche il Partito Democratico tramite Alfredo D'Attorre, componente nella segreteria nazionale: "La presidente del Consiglio, contraddicendo clamorosamente l’impegno a non coinvolgere il Governo nel referendum costituzionale, decide di buttarsi a capofitto nella campagna referendaria. Si comprende che sia molto preoccupata per il risultato. Si comprende meno che voglia impegnare le prossime due settimane a fare l’influencer per il Sì, anziché pensare a governare l’Italia in una congiuntura internazionale ed economica così drammatica. Il Paese aspetta che una misura immediata, ragionevole e a costo zero, come quella lanciata da Elly Schlein sulle accise mobili, venga resa subito operativa e che poi la Presidente del Consiglio indichi una strada per affrontare le pesanti conseguenze economiche (rialzo dei costi dell’energia, interruzione di catene di fornitura importanti per l’agricoltura, maggiore inflazione, rialzo dei tassi di interesse, conseguente ulteriore rallentamento della crescita) della sciagurata guerra scatenata dai suoi amici Trump e Netanyahu”.
Referendum Giustizia, il dibattito politico si polarizza
"Il video diffuso oggi da Giorgia Meloni sul referendum conferma che la destra continua a sostenere il Sì con slogan, bugie e propaganda". Così anche Angelo Bonelli, parlamentare Avs e co-portavoce di Europa Verde, che aggiunge: "La campagna della destra sul referendum costituzionale del 22 e 23 marzo 2026 è diventata una sequenza di affermazioni bugiarde che nulla hanno a che vedere con il contenuto della riforma. Basta ricordare alcune dichiarazioni".
"18 giugno 2024, Carlo Nordio: con la riforma della giustizia i magistrati ''remeranno nella stessa direzione del governo''; "30 ottobre 2025 - Giorgia Meloni: la riforma renderà la giustizia ''più efficiente e più giusta''; "22 dicembre 2025 - Matteo Salvini: con questa riforma non ci sarebbe stato il caso Garlasco"; "25 gennaio 2026 - Antonio Tajani: il passo successivo sarà togliere la polizia giudiziaria ai pubblici ministeri modificando l'articolo 109 della Costituzione; 29 gennaio 2026 - Galeazzo Bignami: con il sì non ci sarebbe stato il caso Rogoredo, poi smentito dall'inchiesta; 6 marzo 2026 - Giusi Bartolozzi: con il sì i giovani non saranno più costretti a emigrare all'estero".
"Slogan e promesse miracolistiche bugiarde perché la destra non riesce a due la verità sulla riforma. Il video di oggi lo conferma: questa riforma non migliora la giustizia ma altera l'equilibrio tra i poteri dello Stato, conclude Bonelli.
Fonte: www.rainews.it
