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Chi è Ali Khamenei? Guida spirituale o feroce dittatore, è morto
Turbante nero e kalashnikov al fianco, discepolo e poi consigliere di Khomeini padre della rivoluzione del 1979, leader spirituale assoluto della Repubblica islamica sciita da 36 anni. La teocrazia a una svolta
afp Israele insiste ma non c'è ancora la conferma da parte iraniana. La Guida suprema dell'Iran Ali Khamenei è morto oggi nel nuovo attacco Usa-Israele contro la Repubblica islamica dell'Iran. La sua residenza attaccata da 7 missili americani questa mattina subito dopo le 7:00 ora italiana.
In serata al primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu sarebbe stata mostrata un'immagine del cadavere dell'ottantaseienne leader sciita, dopo che le autorità iraniane lo avevano recuperato dal suo complesso a Teheran, colpito oggi dai bombardamenti. Le stesse immagini sarebbero state presentate anche al presidente americano Donald Trump. Lo riporta l'emittente israeliana Channel 12. Si attendono conferme.
Della sua morte si era già parlato durante la guerra dei 12 giorni quando le agenzie hanno cominciato a battere la notizia dell'attacco di Israele contro quello che, da sempre, è considerato il suo nemico numero uno: l'Iran. E soprattutto dopo lo “storico” attacco Usa ai siti nucleari di Fordow, Natanz e Isfahan della notte tra il 21 e il 22 giugno, quando Alī Ḥoseynī Khāmeneī il Grande Ayatollah sciita - al potere da 36 anni - risultava già "sparito dai radar" nemici.
Nessuno prima d'ora aveva mai osato mettere in dubbio la sicurezza della Guida Suprema prima della guerra che dal 7 ottobre 2023 infiamma la regione mediorientale.
Introvabile fino ad ora, nascosto in un bunker, con la sua famiglia, a decine di metri di profondità a Levizan a nord-est di Teheran, o in altri bunker sparsi nel grande Paese islamico. Nel pomeriggio il ministro degli esteri Araghchi assicurava: “E' ancora vivo”.
Israele con la complicità Usa ha già in parte decapitato la leadership iraniana attaccando oltre agli impianti atomici anche i massimi vertici militari, scienziati nucleari e perfino lui, l'ultimo a proferire parola in Iran su questioni di guerra o pace, comandante in capo delle Forze armate e della politica interna ed estera del Paese.
Si dava per certo che neanche il rifugio dove secondo indiscrezioni era nascosto sarebbe scampato alle famigerate bombe anti bunker di fabbricazione americana GBU-57A/B (Massive Ordnance Penetrator), un ordigno dal peso di 13,6 tonnellate contenente 6 tonnellate di esplosivo in grado di colpire fino a 60 metri di profondità. Per giorni si è dibattuto sul danneggiamento vero o presunto degli impianti atomici di Fordow, Natanz e Isfahan, così come sulla sorte della Guida Suprema.
Con la ripresa di massicce proteste alla fine del 2025 legate a un drastico crollo del rial iraniano sfociate in una sanguinosissima repressione sui manifestanti (migliaia le vittime accertate) il presidente Donald Trump aveva avvertito la teocrazia di fermare la violenza sul popolo pacifico e a febbraio dopo le continue minacce da parte dell'amministrazione statunitense, la Guida suprema aveva di recente nominato il suo successore il fedelissimo generale, ex comandante delle Guardie rivoluzionarie e politico veterano, Ali Larijani a capo degli affari di Stato compresa la pianificazione bellica in caso di attacco. Ma Larijani è un militare e non un alto esponente del clero sciita e la partita a Guida Suprema del Paese è ancora aperta.
Secondo quanto trapelato da fonti interne, Khamenei avrebbe nominato diversi livelli di successori per le principali cariche militari e politiche e delegato l'autorità decisionale a una cerchia ristretta nel caso in cui le comunicazioni venissero interrotte o lui venisse assassinato. Oggi sarebbero morti anche diversi esponenti di rilievo della nomenclatura, tra cui il genero e la nuora stessa di Khamenei.
Detto fatto: uno degli obiettivi dell'attacco sarebbe stato l'azzeramento dei vertici del regime. Seppur dalla diaspora emerga prepotentemente il figlio dello Scià Reza Pahlavi, esiliato e cresciuto negli Usa, o il figlio Mojtaba anche lui nel mirino delle minacce Usa, secondo molti analisti, il “regime change” agognato dalle folle e da buona parte della comunità occidentale, non si individua sul prosieguo della teocrazia che di fatto potrebbe essere sostituita dalla “Holy Guard” (Pasdaran) presenti in migliaia negli apparati istituzionali e fungere dunque da guida militare.
“Pilastro della Rivoluzione” o “Martire vivente” secondo i suoi fedelissimi. Il suo ufficio ha regolarmente messo in guardia l'establishment iraniano contro presunte cospirazioni straniere, generalmente attribuite a Stati Uniti e Israele.
Dopo quella minaccia la Guida Suprema dell'Iran parlò alla nazione affermando che Israele aveva commesso un grave errore e che sarebbe stato punito per le sue azioni". “Era un bersaglio facile, ma l'ho salvato da una morte ignominiosa”, rimarcò il presidente Usa parlando di Khamenei.
I leader israeliani e americani hanno ripetutamente minacciato di assassinare l'Ayatollah. Uccidere la Guida Suprema "non peggiorerà il conflitto. Lo concluderà", aveva dichiarato il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ad ABC News durante la guerra.
Israele e Stati Uniti sono riusciti a indebolire anche gli alleati più prossimi dell'Iran come Libano e Yemen, con Hezbollah che ieri ha dichiarato “se non ci attaccano non faremo nulla”.
Solo Mosca è intervenuta in difesa dell'amico iraniano definendo “aggressione immotivata” l'attacco di oggi. Secondo il The Sunday Times, da mesi la Guida Suprema avrebbe avuto in tasca un “piano B” secondo il quale lui e il suo circolo molto stretto di collaboratori e familiari - incluso suo figlio ed erede designato, Mojtaba - composto da circa venti persone", sarebbero volati attraverso un “passaggio sicuro” alla volta di Mosca. Parabola riservata anche all'ex dittatore siriano Bashar al-Assad dopo la presa al potere di Damasco di Ahmed al Sharaa nel dicembre del 2024.
Le origini e l'ascesa nella teocrazia
Nato a Mashaad città santa dell'Iran nel 1939, da genitori azeri, Khamenei fu discepolo e poi consigliere del padre della Rivoluzione del 1979, Ruhollah Khomeini leader spirituale assoluto della Repubblica islamica sciita. Ha studiato prima a Najaf culla dello sciismo iracheno e poi a Qom cuore della teologia duodecimana iraniana. Percorso di studi interrotto dopo la morte del padre e considerato insufficiente ad assumere il titolo di grande ayatollah, dopo la morte di Khomeini non fu il prescelto, anche a causa del poco carisma rispetto a quello del suo predecessore. Sposato con Mansoureh Khojasteh Bagherzadeh ha sei figli: quattro maschi e due femmine. Noto per uno stile di vita sobrio e ascetico, odia il lusso e non era mai uscito dall'Iran dal 1989. Da giovane si dice amasse le canzoni di Bob Dylan.
Già presidente dell'Iran nell'1981 (fino al 1989), nello stesso anno scampò a un attentato che lo consacrò per sempre al rango di “martire” e lo rese invalido a un arto. In molti già allora vedevano in lui ideali ben lontani dal laicismo e lo scelsero come miglior candidato alla guida spirituale del Paese.
Il turbante nero dei discendenti diretti di Maometto e il kalashnikov al fianco, durante i sermoni in pubblico, nell'essenza della leadership nata con la Rivoluzione, Khamenei ha incarnato il concetto di imamato caro allo sciismo musulmano e insieme quello di Guida Suprema dei "rivoluzionari e dei diseredati (mustazafin)" seguendo il precetto fondamentale del velayat e faqih ovvero il potere politico del giurista teologo per portare così a compimento l'obiettivo di una giustizia sociale.
Tuttavia la teocrazia non è riuscita negli anni a tenere saldo il patto tra vecchio e nuovo, soprattutto tra le diverse generazioni. La recente protesta di Donna Vita Libertà seguita alla morte della studentessa curda Mahsa Amini ne è stato lo specchio recente. Giovani e giovanissimi, e non solo donne, sempre più insoddisfatti del loro ruolo sociale, lavoratori sempre più schiacciati dalle sanzioni internazionali. In quell'autunno caldo di tre anni fa furono quasi 600 le vittime e 20mila gli arresti. Pugno di ferro e “dissimulazione” politica hanno di fatto cristallizzato l'Iran in un regime clericale e militare costruito su una sapiente strategia del terrore ben oleata negli ingranaggi di una feroce repressione.
C'è chi lo ha poi considerato malato di cancro, ma è anche vero che questo riguarda e ha riguardato ogni potente del mondo.
Fonte: www.rainews.it
