Nuove sanzioni Usa contro petrolio e armi dell'Iran. Media: 300 velivoli statunitensi in MO
ansa Gli Usa impongono nuove sanzioni contro petrolio e armi dell'Iran
Gli Stati Uniti annunciano nuove sanzioni contro alla vigilia dei colloqui a Ginevra. In quella che il dipartimento del Tesoro ha definito una strategia di "massima pressione" le nuove misure prendono di mira oltre 30 individui, entità e imbarcazioni che facilitano "la vendita illecita di petrolio iraniano", nonché la sua produzione di armi.
In particolare, le nuove sanzioni contro l'Iran colpiscono le "imbarcazioni della flotta ombra iraniana, che trasporta petrolio di Teheran verso i mercati esteri".
"L'Iran sfrutta i sistemi finanziari per vendere petrolio illecito, riciclare i proventi, procurarsi componenti per i suoi programmi di armi nucleari e sostenere i suoi gruppi terroristici", ha accusato il segretario al Tesoro Scott Bessent in una dichiarazione. L'amministrazione Trump, ha aggiunto, continuerà a esercitare "la massima pressione sull'Iran per colpire le capacità militari del regime e il suo sostegno al terrorismo".
Vance: spero prendano sul serio negoziati domani
Il vicepresidente degli Stati Uniti, JD Vance, si augura che l'Iran "prenda sul serio i negoziati di domani a Ginevra". Lo ha dichiarato in un'intervista a Fox News. "Vogliamo la diplomazia ma se dobbiamo usare l'esercito, il presidente ha questo diritto", ha affermato il numero due della Casa Bianca.
Per Vance "il compromesso ragionevole e' che l'Iran non possa avere armi nucleari. Questo lo devono comprendere".
Hezbollah: "Non interverremo se attacchi limitati Usa all'Iran"
Un funzionario di Hezbollah ha detto che il gruppo paramilitare libanese non interverrà militarmente nel caso di attacchi "limitati" degli Usa all'Iran, ma considererà qualunque attacco contro il leader supremo l'ayatollah Ali Khamenei una "linea rossa". Le autorità libanesi temono che un coinvolgimento di Hezbollah nel caso in cui un potenziale attacco statunitense contro l'Iran scatenasse una guerra regionale, ma il funzionario ha detto all'Afp in condizione di anonimato: "Nel caso di attacchi limitati degli Usa sull'Iran, la posizione di Hezbollah sarà di non intervenire militarmente".
Ma se l'obiettivo di Washington "è di provocare la caduta del potere iraniano o di mirare la guida suprema, allora Hezbollah interverrà", ha aggiunto, sottolineando che qualunque danno all'ayatollah Khamenei sarà "una linea rossa". Secondo il funzionario, in caso di offensiva contro il potere iraniano, Israele "inevitabilmente muoverà guerra contro il Libano".
Il funzionario ha sottolineato che Hezbollah si astiene dal rispondere agli attacchi, ma che la sua moderazione "ha dei limiti": "Gli attacchi israeliani non possono continuare indefinitamente senza una risposta".
Pezeshkian: buone prospettive per i colloqui con gli Usa
Ci sono "buone prospettive per i colloqui" con gli Stati Uniti. Lo ha dichiarato il presidente iraniano Masoud Pezeshkian, in un discorso ripreso dall'agenzia di stampa Tasnim alla vigilia del nuovo round di negoziati sul nucleare a Ginevea. "Nel governo, abbiamo cercato di guidare i negoziati secondo le indicazioni della Guida Suprema" Ali Khamenei "in modo da superare la faticosa situazione di stallo 'né guerra, né pace'", ha spiegato. Se il processo negoziale raggiungerà il risultato desiderato, ha aggiunto Pezeshkian, questo aprirà senza dubbio la strada "alla rimozione degli ostacoli esistenti e faciliterà lo sviluppo del Paese a un ritmo molto più rapido e agevole".
Arrestata la nota giornalista Elaheh Mohammadi, fu l'autrice dello scoop su Mahsa Amini
Le autorità iraniane hanno arrestato la nota giornalista Elaheh Mohammadi. Lo hanno riferito fonti informate a Teheran e Hengaw, organizzazione per i diritti umani basata in Norvegia.
Secondo l'agenzia di stampa Dpa, la notizia non è stata confermata dalla magistratura iraniana né sono state rese note le ragioni dell'arresto. Mohammadi ha espresso critiche alla repressione con cui il governo ha silenziato le ultime proteste, denunciando uccisioni e arresti di dissidenti sui social media. Il giornale per cui lavorava, Hammihan, è stato chiuso qualche settimana fa a causa dei suoi articoli.
Mohammadi, insieme alla collega Nilufar Hamedi, aveva raccontato la morte a Teheran della giovane curda Mahsa Amini, evento che nell'autunno del 2022 aveva scatenato un'ondata di proteste in tutto il Paese.
La protesta del velo per Mahsa Amini: LEGGI QUI
Ancora proteste, governo minacciano chiusura università
Non si fermano le proteste anti-regime nelle università iraniane, mobilitate da cinque giorni consecutivi nonostante le minacce del governo.
Sit-in e raduni si sono svolti anche oggi in diversi atenei tra Teheran, Mashhad e Isfahan dove gli studenti hanno scandito slogan contro il regime e a favore di Reza Pahlavi, il figlio dello scià deposto dalla Rivoluzione del 1979.
Il ministro della Scienza e della ricerca, Hossein Simayi, ha avvertito che il governo non permetterà il proseguimento di quello che ha definito "caos" nelle università, dove si sono verificati in diverse occasioni scontri tra gli studenti e i paramilitari dei Basij. Simayi ha anche ipotizzato che se la situazione persiste, il ministero sarà costretto a chiudere le università e passare alle lezioni a distanza.
Epicentro della protesta universitaria è Teheran dove sono mobilitati gli atenei Al-Zahra, Sharif, Khajeh Nasir Toosi, Tarbiat Modares e le Università di Scienza e tecnologia e quella di Arte.
Da sabato scorso, le università hanno riaperto per il nuovo semestre accademico per la prima volta dopo la feroce repressione delle proteste anti-governative di gennaio. La riapertura è coincisa, più o meno, con le commemorazioni del quarantesimo giorno di lutto (previsto dall'islam sciita) dei manifestanti uccisi.
Mercoledì, il quotidiano riformista Sharq ha riferito che negli ultimi giorni almeno 180 studenti hanno ricevuto messaggi di testo che li convocavano presso i consigli disciplinari, comunicando loro che non potevano temporaneamente entrare all'università.
Dipartimento di Stato conferma evacuazione ambasciata Libano
Il dipartimento di Stato ha confermato di avere ordinato al personale non essenziale di lasciare l'ambasciata americana a Beirut. "Questa e' una misura temporanea volta a garantire la sicurezza del nostro personale mantenendo al contempo la nostra capacita' di operare e assistere i cittadini statunitensi", ha dichiarato un alto funzionario del dipartimento dopo che la notizia era circolata sulla stampa libanese.
Una quarantina di 40 dipendenti dell'ambasciata e loro famigliari sono partiti oggi dall'aeroporto internazionale di Beirut, ma l'ambasciata rimarra' aperta. "Valutiamo costantemente l'ambiente di sicurezza e, sulla base della nostra ultima revisione, abbiamo ritenuto prudente ridurre la nostra presenza", ha spiegato la fonte.
Iran: respinge "grandi bugie" Usa su armamento
L'Iran ha respinto quelle che ha definito "grandi bugie" provenienti dagli Stati Uniti riguardo al suo armamento. Un'affermazione che giunge dopo il discorso sullo Stato dell'Unione, nel quale Donald Trump ha affermato che Teheran stava sviluppando missili in grado di colpirli. "Tutto cio' che dicono sul programma nucleare iraniano, sui missili balistici iraniani e sul numero di vittime durante i disordini di gennaio non e' altro che una ripetizione di grandi bugie", ha reagito su X il portavoce del ministero degli Esteri, Esmail Baghaei.
Baghaei non ha specificato esattamente a quali dichiarazioni stesse rispondendo, ma poche ore prima, Trump aveva dichiarato nel suo discorso politico al Congresso che l'Iran stava lavorando allo sviluppo di missili in grado di raggiungere la terraferma degli Stati Uniti.
Trump ha anche ribadito che a Teheran non sarebbe mai stato permesso di sviluppare armi nucleari, accusando i leader iraniani di continuare "in questo momento con le loro sinistre ambizioni" in questo settore. L'Iran ha ripetutamente affermato di non voler acquisire armi nucleari, ma insiste sul suo diritto di utilizzare la tecnologia nucleare per scopi civili.
Il presidente Usa ha anche affermato che le autorità iraniane hanno ucciso 32mila persone nella repressione di un'ondata di proteste senza precedenti, culminata l'8 e il 9 gennaio. I funzionari iraniani riconoscono piu' di 3mila morti nelle proteste, ma attribuiscono la violenza ad "atti terroristici" orchestrati da Stati Uniti e Israele. Human Rights Activists News Agency (Hrana) ha contato più di 7mila morti, aggiungendo che il bilancio effettivo e' probabilmente molto più alto.
Aragchi parte per Ginevra per partecipare ai negoziati con gli Usa
Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Aragchi lascia oggi Teheran alla volta di Ginevra per prendere parte a un nuovo round di colloqui indiretti con gli Stati Uniti, secondo quanto riferito dai media iraniani ufficiali.
Aragchi aveva dichiarato ieri che il raggiungimento di un'intesa con Washington è "alla portata", a condizione che venga data priorità alla via diplomatica. In un post su X ha scritto: "L'Iran riprenderà i negoziati con gli Stati Uniti a Ginevra con la ferma determinazione di giungere nel più breve tempo possibile a un accordo equo e giusto", sottolineando l'esistenza di "un'opportunità storica" per un'intesa senza precedenti in grado di affrontare le reciproche preoccupazioni e di tutelare gli interessi comuni. Anche il vice ministro degli Esteri iraniano Majid Takht-Ravanchi ha espresso la piena disponibilità di Teheran ad adottare tutte le misure necessarie per concludere un accordo, avvertendo che un eventuale attacco statunitense contro l'Iran rappresenterebbe "una vera e propria scommessa ad alto rischio".
Takht-Ravanchi ha ribadito la volontà di negoziare nel minor tempo possibile.
Almeno 100 mojahedin uccisi o presi in scontri con i pasdaran, nel quartier generale di Khamenei a Teheran
Il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (Irgc) ha ucciso o arrestato almeno 100 combattenti dei Mojahedin del Popolo (Mek) negli scontri di lunedì, mentre il gruppo sciita-marxista tentava di compiere operazioni nei pressi del quartier generale della Guida Suprema, l'Ayatollah Ali Khamenei, a Teheran. La notizia, confermata dal Mek, è riportata dal Jerusalem Post. Gli scontri e il conteggio delle vittime sono stati confermati anche dall'agenzia di stampa Tasnim, affiliata all'Irgc, e da Al Akhbar, affiliata a Hezbollah.
Oltre 150 altri ribelli del Mek "sono tornati sani e salvi alle loro basi" entro lunedì sera, ha dichiarato il gruppo, aggiungendo che fornirà i nomi dei combattenti uccisi e feriti alle organizzazioni internazionali per i diritti umani.
Il Complesso Motahari è stato il punto focale degli scontri tra i due gruppi: secondo il Mek erano operative 17 telecamere di sorveglianza, alcune delle quali sono state disattivate all'alba di lunedì. Il Mek afferma che le vittime filo-regime sono state "pesanti, ma non sono disponibili cifre precise", aggiungendo di aver notato un intenso traffico di ambulanze all'interno del complesso per tutto il lunedì, dopo gli scontri.
Al-Akhbar ha corroborato gli scontri, definendoli "una delle operazioni più pericolose e complesse condotte dal Mek in Iran, con il supporto diretto delle agenzie di intelligence straniere". Il piano prevedeva l'infiltrazione del Mek nel complesso, ma è stato "sventato nelle sue fasi iniziali prima di poter essere attuato", afferma il rapporto di Al-Akhbar.
Germania ai cittadini tedeschi in Israele, 'fate scorta di provviste'
Il ministero degli Esteri di Berlino ha invitato i cittadini tedeschi in Medio Oriente a prendere precauzioni di sicurezza in vista di un potenziale attacco degli Stati Uniti all'Iran, che potrebbe avere conseguenze anche per Israele e altri paesi della regione. L'ambasciata tedesca a Tel Aviv ha consigliato ai tedeschi in Israele di prepararsi a rimanere per un certo periodo di tempo nelle loro case nel caso in cui lo spazio aereo venisse chiuso a causa di attacchi iraniani. Se gli Stati Uniti attaccassero l'Iran, si prevede che Teheran prenderà di mira anche siti in Israele. In caso di chiusura dello spazio aereo, "le opzioni di supporto da parte dell'ambasciata e del ministero degli Esteri sono molto limitate", ha inoltre affermato l'ambasciata. Ha consigliato ai cittadini tedeschi in Israele, "vista la situazione della sicurezza nella regione", di fare scorta di provviste e di familiarizzare con le opzioni di protezione e i rifugi disponibili.
La Turchia si prepara a un possibile raid Usa in Iran
La Turchia si sta preparando allo scenario di un possibile attacco degli Stati Uniti contro l'Iran, aggiornando i suoi piani di emergenza, con opzioni che includono l'ingresso in territorio iraniano per prevenire un afflusso massiccio di rifugiati. Lo riporta Bloomberg, citando fonti vicine alla questione, che hanno chiesto l'anonimato.
L'articolo sottolinea come recentemente la Nato abbia dirottato le sue operazioni di sorveglianza aerea, attraverso aerei operativi in Turchia, dalla Russia verso l'Iran. Nelle ultime settimane, sarebbe infatti aumentata la frequenza dei voli verso l'Iran da parte di aerei con radar E-3A Awacs della Nato, operativi nella città turca di Konya, in grado di tracciare velivoli a centinaia di chilometri di distanza.
Per quanto riguarda la gestione di una possibile ondata migratoria dall'Iran, in caso di attacco degli Stati Uniti, le opzioni che Ankara sta valutando vanno dalla creazione di campi profughi nella zona del confine che separa la Turchia dall'Iran, lungo 560 km e in parte fortificato con muri, fino all'ingresso di truppe in territorio iraniano per impedire agli sfollati di attraversare il confine con la Turchia, sebbene quest'ultima opzione verrebbe presa in considerazione solo in caso di un vuoto di potere a Teheran, hanno sottolineato le fonti.
"Le affermazioni di alcuni organi di stampa secondo cui 'la Turchia sta pianificando di invadere il territorio iraniano per motivi di sicurezza in caso di attacco statunitense all'Iran' contengono disinformazione", ha dichiarato la presidenza della Repubblica di Ankara, respingendo le tesi di Bloomberg e sottolineando che la Turchia "adotta tutte le misure necessarie per garantire la sicurezza dei propri confini 24 ore su 24, 7 giorni su 7, sia in periodi di crisi che in altri momenti".
Usa hanno trasferito 12 caccia F-22 in base Israele
Gli Stati Uniti hanno trasferito 12 caccia Stealth F-22 in una base in Israele. Il velivolo è considerato il miglior caccia al mondo perché veloce e invisibile ai radar. Lo ha riferito un funzionario statunitense, che ha parlato in forma anonima per fornire dettagli su movimenti militari sensibili. Nel frattempo, la CIA ha pubblicato online delle istruzioni in farsi su come gli iraniani possono contattare in modo sicuro l'agenzia di spionaggio.
Secondo il giornale israeliano, oltre 300 velivoli dell'esercito Usa sarebbero attualmente dispiegati in Medio Oriente.
Tajani: se Iran rinuncerà all'atomica gli Usa non attaccheranno
"Io mi auguro che non ci sia un attacco americano" in Iran, "che possa vincere la diplomazia" e "che gli iraniani rinuncino a costruire la bomba atomica e rinuncino anche a una parte del loro armamento. Se gli iraniani saranno disponibili e comprensivi non ci sarà l'attacco americano, vediamo come reagiranno loro". Lo ha detto il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani, intervistato a 'Restart' su Raitre.
Australia invita familiari funzionari a lasciare Israele e quattro Paesi arabi
Il governo australiano ha invitato i familiari dei funzionari che lavorano in Israele a lasciare il Paese a causa del deterioramento della situazione in Medio Oriente. Lo riferisce la tv del Qatar Alaraby con un post su X.
"La situazione della sicurezza in Medio Oriente è instabile e le tensioni regionali sono elevate, con il rischio di un conflitto militare. I conflitti in Medio Oriente potrebbero portare alla chiusura dello spazio aereo e alla cancellazione dei voli. Consigliamo ai familiari dei funzionari che lavorano in Giordania, Qatar, Emirati Arabi Uniti e Libano di lasciare la regione", ha scritto l'esecutivo di Canberra, aggiungendo di aver offerto ai familiari dei funzionari che operano in Qatar, Emirati Arabi Uniti e Giordania la possibilità di una partenza volontaria.
Lunedì il Dipartimento di Stato Usa ha dichiarato di aver ordinato l'evacuazione del personale non essenziale dell'ambasciata a Beirut, in Libano.
Trump: Iran ha sviluppato missili che possono colpire Europa e Usa
"Preferisco risolvere la questione con la diplomazia ma una cosa è certa: non permetterò mai all'Iran di avere l'arma nucleare". Lo ha detto Donald Trump durante il discorso sullo Stato dell'Unione. Teheran "ha già sviluppato missili che possono colpire l'Europa e gli Stati Uniti", ha aggiunto.
Fonte: www.rainews.it
