'Io sono Renee’: la resistenza dei fischietti e i dubbi sulla dinamica della morte Renee Good
Le riprese del cellulare dell’agente dell’Ice sollevano dubbi sulla dinamica della sparatoria mortale. Che cosa stava facendo Renee con la sua macchina in mezzo alla strada?
Ansa Continuano le proteste in tutti gli Stati Uniti: sono oltre mille quelle previste per questo fine settimana, da Honolulu al Maine, in risposta all’uccisione di Renee Good a Minneapolis da parte di un agente dell’ICE e al ferimento di due persone a Portland, sempre ad opera di agenti federali.
Il fatto che ha scatenato l’ondata di mobilitazioni. La donna statunitense di 37 anni e madre di tre figli, è stata uccisa durante un’operazione di controllo dell’immigrazione a Minneapolis. La versione delle autorità federali parla di un atto di autodifesa dell’agente, affermando che la donna avrebbe tentato di investire l’operatore, ma video amatoriali diffusi sui social e dalle testate internazionali sembrano contraddire questa versione, mostrando una situazione confusa e ancora tutta da chiarire.
La morte di Good, descritta da familiari e attivisti come ingiustificata, ha innescato proteste diffuse contro ciò che i manifestanti definiscono tattiche aggressive e disumane dell’ICE, spesso impiegate nel quadro di una vasta operazione di enforcement federale nelle città americane. La mobilitazione, promossa da gruppi per i diritti civili e per i migranti sotto lo slogan “ICE Out for Good”, denuncia non solo questo episodio, ma un modello di uso della forza che — secondo critici e comunità locali — ha “spaventato e ferito intere comunità”.
La prospettiva dell'agente dell'Ice
I fatti che vediamo raccontati nelle riprese dei cellulari, riprendono la scena da diverse prospettive. Da quella dell'agente Jonathan Ross, gli agenti si avvicinano al veicolo di Renee Good in una strada di Minneapolis, l'agente dell'Immigration and Customs Enforcement punta la fotocamera del suo telefono e registra un video. Meno di un minuto dopo, mentre sta ancora registrando, Ross estrae l'arma e colpisce mortalmente la donna che accelera, ormai senza vita, e si schianta addosso ad un’auto parcheggiata sul fianco della strada.
L'episodio ha scatenato forti tensioni politiche e proteste in diverse città americane a causa delle versioni contrastanti fornite dalle autorità e dai testimoni: il Dipartimento della Sicurezza Interna (DHS) ha dichiarato che l'agente Ross ha sparato per legittima difesa, sostenendo che la donna avrebbe tentato di usare la sua auto come un'arma contro di loro.
Le immagini video diffuse e raccontate in rete mostrano invece la donna che cerca di allontanarsi a bordo della sua auto per poi rimanere uccisa dagli spari. Le sue ultime parole all'agente, catturate da un video dello stesso agente che ha sparato, sarebbero state: "Non sono arrabbiata con te".
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La ‘resistenza dei fischietti’ contro le operazioni dell’Ice
Ma che cosa stavano facendo Renee Good e la compagna Rebecca in quel momento? Che cosa può aver scatenato la reazione violenta degli agenti?
Dai racconti pubblicati dai quotidiani americani leggiamo le parole della moglie di Renee che racconta: "Mercoledì 7 gennaio ci siamo fermate per sostenere i nostri vicini. Noi avevamo dei fischietti. Loro avevano delle pistole", ha scritto Rebecca Good, respingendo implicitamente la versione fornita dall'amministrazione Trump, secondo cui la donna avrebbe rappresentato una minaccia per gli agenti. Gli agenti parlano di continue ingerenze da parte della coppia che stava ostacolando il loro lavoro.
La ‘resistenza dei fischietti’ è un movimento nato tra il 2025 e inizio 2026 in risposta alle operazioni di espulsione di massa condotte dall'agenzia federale Ice (Immigration and Customs Enforcement) disposta dall'amministrazione Trump.
Da allora, il suono penetrante di un fischietto è diventato un mezzo diffuso a Chicago, e non solo, per segnalare la presenza di agenti dell'Immigration and Customs Enforcement o della Customs and Border Protection degli Stati Uniti. Avverte le persone senza documenti di fuggire e invita i cittadini statunitensi a recarsi sul posto per registrare gli arresti, fornire ai detenuti informazioni legali e scoraggiare gli agenti dal trattenersi.
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"Gli agenti Ice non indossavano bodycam"
Ma torniamo al video realizzato dal telefono dell’agente Ross. Le riprese mostrano Good e sua moglie che sfidano gli agenti dell'ICE, ma sollevano anche nuovi interrogativi.
Mentre il Dipartimento per la sicurezza interna sostiene che Renee Good stava "bloccando" gli agenti dell'ICE e diverse auto, tra cui quella guidata dall'agente Ross, l'analisi della CNN, realizzata con la collaborazione di diversi esperti, afferma che la decisione di Ross di usare un telefono cellulare per registrare quello che stava accadendo, incluso il momento in cui sparava i colpi mortali, ha potuto ostacolare la sua capacità di reagire in modo efficace sul momento. "Se sei un agente... allora non dovresti avere nulla tra le mani che ti impedisca di muoverti", ha affermato Jonathan Wackrow, analista delle forze dell'ordine della CNN. "È a questo che servono le bodycam. Ma loro non indossano bodycam".
L'evento traumatico che potrebbe aver scatenato la reazione di Ross
Ma c'è un altro elemento che viene messo in luce dagli esperti e pubblicato sempre dalla CNN: un incidente dell'agente Ross che portebbe averlo traumatizzato.
Nel giugno dell'anno scorso l'agente dell'ICE rimase incastrato con il braccio nel lunotto posteriore di un'auto mentre un sospettato si allontanava da un posto di blocco, trascinandolo per circa 100 metri e procurandogli ferite al braccio e alla mano.
Non è chiaro quanto quell'esperienza abbia influenzato l'agente durante il fatale scontro con Good, ma esperti delle forze dell'ordine hanno dichiarato alla CNN che l'incidente di trascinamento della scorsa estate potrebbe aver influenzato il suo processo decisionale, anche se l'impatto di un'esperienza del genere sulle forze dell'ordine varia da agente a agente.
"Ogni agente porterà con sé le proprie esperienze e non le prenderà alla leggera", ha detto Sandweg alla CNN. "Se hai vissuto un incidente in cui è stato coinvolto anche lui, questo influenzerà il tuo modo di pensare".
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Fonte: www.rainews.it
