Il futuro di Fatah tra il voto, il congresso del 14 maggio e Barghouti
La Commissione elettorale centrale palestinese ha annunciato la fine delle operazioni di voto in Cisgiordania per il rinnovo dei consigli locali. L'affluenza è stata del 53,44%, pari a 512.510 elettori
Chiusi i seggi di un voto storico, 20 anni dopo l’ultimo, nella West Bank e a Gaza. La Commissione elettorale centrale palestinese ha annunciato la fine delle operazioni di voto in Cisgiordania per il rinnovo dei consigli locali, precisando in una nota che l'affluenza è stata del 53,44%, pari a 512.510 elettori. La Commissione ha precisato che è in corso lo spoglio delle schede, alla presenza dei rappresentanti delle liste elettorali e dei candidati, di osservatori e giornalisti. Al termine dello spoglio, i risultati saranno esposti all'ingresso dei seggi. La Commissione ha quindi annunciato che terrà una conferenza stampa presso la propria sede per annunciare i primi risultati.
Secondo la Commissione elettorale centrale, con sede a Ramallah, quasi 1,5 milioni di persone sono iscritte nelle liste elettorali della Cisgiordania occupata da Israele, e 70mila nell'area di Deir el-Balah. "Siamo molto lieti di esercitare la democrazia nonostante le numerose sfide che affrontiamo, sia a livello locale che internazionale", ha dichiarato il presidente palestinese Mahmud Abbas ai giornalisti dopo aver votato ad Al-Bireh, ha riportato dall'agenzia stampa palestinese Wafa.
Negli ultimi mesi gli attacchi dei coloni israeliani sono aumentati vertiginosamente, diventando una delle principali preoccupazioni dei residenti in Cisgiordania. "La cosa più importante è la sicurezza dai coloni. Per questo abbiamo bisogno di volti nuovi, di giovani disposti a lottare per i nostri diritti", ha affermato Abed Jabaieh, 68 anni, ex sindaco del villaggio di Ramun. La maggior parte delle liste elettorali è allineata con il movimento laico-nazionalista Fatah di Abbas o è composta da candidati indipendenti. Hamas, acerrimo rivale di Fatah e forza dominante a Gaza, è assente dalla competizione elettorale.
Formalmente, Hamas non partecipa alle elezioni, in quanto un emendamento di Ramallah ha richiesto ai candidati di firmare una dichiarazione di adesione ai principi dell'Organizzazione per la Liberazione della Palestina. Una clausola che, pur non menzionandolo apertamente, implica il riconoscimento di Israele e della soluzione dei due Stati, posizioni che Hamas rifiuta. "De facto tre delle liste, anche se si dichiarano indipendenti, hanno diversi membri affiliati ad Hamas e alla Jihad Islamica, e una sola è legata a Fatah. La gente non vede nessun segnale di rinnovamento", dice un avvocato che lavora con una ONG, e chiede l’anonimato, che parla da Deir el-Balah.
In molti comuni, le liste sostenute da Fatah si scontrano con indipendenti appoggiati da fazioni minori come il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina (Fpl), di ispirazione marxista-leninista. I consigli comunali si occupano di acqua, servizi igienico-sanitari e infrastrutture locali, ma non emanano leggi. Tuttavia, con le elezioni presidenziali e legislative sospese dal 2006, i consigli comunali sono diventati uno degli ultimi meccanismi democratici rimasti sotto l'Autorità Palestinese che è, però, oggetto di diffuse critiche per corruzione, stagnazione e declino di legittimità. I donatori occidentali e regionali hanno sempre più spesso vincolato il sostegno finanziario e diplomatico all'Anp a riforme visibili, in particolare nella governance locale. L’Autorità palestinese sta tenendo, a Gaza, le elezioni solo a Deir el-Balah per verificarne il successo o il fallimento, dato che non esistono sondaggi d'opinione postbellici, ha affermato Jamal al-Fadi, politologo dell'Università Al-Azhar del Cairo. La città è stata scelta in quanto una delle poche aree in cui la popolazione non ha subito sfollamenti di massa. L'Unione Europea ha definito il voto un "passo importante verso una più ampia democratizzazione e un rafforzamento della governance locale, in linea con il processo di riforme in corso".
C’è chi ha la speranza nel futuro: “Eleggeremo qualcuno in grado di migliorare la comunità locale... occupandosi di questioni come l'approvvigionamento idrico e la riparazione delle strade”, ha affermato Manar Salman, insegnante di inglese a Gerico.
Alcuni hanno messo in discussione la tempistica del voto: “Non volevamo che si tenessero le elezioni in questo momento, non con la guerra a Gaza e gli attacchi continui dei coloni in Cisgiordania”, ha affermato Ziad Hassan, un imprenditore del villaggio di Dura Al-Qaraa. “La decisione ci è stata imposta”.
Fatah, il congresso del 14 maggio e la figura di Barghouti
Fatah, il Movimento di Liberazione Nazionale Palestinese, partito laico-nazionalista guidato dal presidente Mahmoud Abbas, nelle elezioni locali odierne è largamente in testa: la stragrande maggioranza delle liste candidate, in centinaia di municipalità e villaggi, è allineata con Fatah o composta da indipendenti vicini al partito.
Queste sono elezioni amministrative (sindaci e consigli comunali per servizi locali come acqua, strade, rifiuti), non politiche nazionali e il partito le usa per rafforzare la propria presenza e mostrare “normalità” nonostante l’occupazione israeliana e la guerra a Gaza.
L’assente, la cui ombra pesa sul futuro di questa terra martoriata, è Marwan Barghouti, il leader “prigioniero più importante”. Classe 1959 è uno dei simboli storici di Fatah, ex leader della seconda Intifada, in carcere in Israele dal 2002 con 5 ergastoli.
È considerato da molti palestinesi il “Mandela palestinese”: popolarissimo nei sondaggi, spesso indicato come il candidato ideale per succedere ad Abbas (che ha 90 anni) o per guidare un rinnovamento dell’Autorità Nazionale Palestinese.
Non partecipa direttamente a queste elezioni (non è candidato e non ha liste sue). Le consultazioni di oggi sono troppo “basse” e controllate dal vertice Fatah-Abbas per vedervi il suo zampino.
Barghouti rappresenta l’ala riformista e più “resistente” dentro Fatah: critica il vecchio establishment di Abbas e chiede maggiore democrazia, unità nazionale e lotta all’occupazione.
Suo figlio ha dichiarato il 24 aprile 2026 che Barghouti potrebbe guidare un “rinnovo democratico” della leadership palestinese, come riporta France24.com
Il vero banco di prova per il confronto interno Fatah sarà l'ottavo Congresso generale previsto per il 14 maggio 2026 (il primo dal 2016). Lì i sostenitori di Barghouti, e altri dissidenti, potrebbero sfidare la linea di Abbas. La conferenza vedrà la partecipazione di terroristi condannati e detenuti in carcere da oltre 20 anni, come ha confermato Tayseer Nasrallah, membro del Consiglio Rivoluzionario di Fatah, alla radio ufficiale dell’Autorità Palestinese: “Ci sono sempre stati diversi membri del Consiglio Rivoluzionario provenienti dalle carceri, e anche il fratello leader Marwan Barghouti, membro del Comitato Centrale, è stato eletto mentre era in carcere… Chiunque abbia trascorso 20 anni nelle prigioni israeliane sarà membro della conferenza. In questo modo, la conferenza si terrà solo con una rappresentanza autentica e seria dei prigionieri palestinesi”, ha detto Nasrallah al conduttore radiofonico quando gli è stato chiesto dell’impegno di Fatah nel dare risalto alle voci dei “prigionieri rilasciati ed esiliati”.
Barghouti resta una figura di riferimento morale e potenziale “salvatore” per chi vuole cambiare le cose dentro Fatah, ma il suo peso si sentirà di più nei prossimi mesi.
Ma l’affluenza bassa (intorno al 40% in Cisgiordania) riflette una disillusione generale: molti vedono queste elezioni come un esercizio di potere di Fatah più che un vero cambiamento.
Fonte: www.rainews.it
