Ue, Cipro lancia l'allarme sull'estate, dalla guerra impatto sul turismo
Il jet fuel e lo stretto di Hormuz: caro carburante possibile stress test per l'Ue. Nicosia: "L'isola è sicura, siamo fiduciosi"
Pixabay L'allerta suona sinistra, e viene da un'isola che inquieta tutta l'Unione. L'impatto della guerra in Medio Oriente sul turismo c'è stato, il perseverare dell'incertezza sulla sua fine potrebbe peggiorarlo. E' passata una manciata d'ore dalla fine del vertice informale Ue di Cipro quando, dal governo di Nicosia, giunge un avvertimento che vale certamente per l'isola del Mediterraneo, ma anche per altri Paesi europei.
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Il jet fuel e lo stretto di Hormuz
L'allarme sul jet fuel infatti non è ancora rientrato e la navigazione sullo Stretto di Hormuz resta avvolta nella nebbia, lasciando intatti i punti interrogativi sulla fornitura di gas e petrolio all'Europa. Il dossier tornerà centrale domani, martedì, al Consiglio informale dei ministri dei Trasporti che si svolgerà proprio a Cipro.
Le stime sul turismo
Ma, nel frattempo, Nicosia ha già dovuto rivedere le stime sul turismo per il 2026.
Per l'isola di Afrodite quello del caos carburante è forse il problema minore. Cipro dista poco più di 260 chilometri dal Libano, è molto più vicina al Medio Oriente in fiamme che all'Europa continentale. Non solo, nelle prime battute della guerra l'Iran ha lanciato i suoi droni Shahed verso le basi britanniche nel Paese.
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Turismo: crollo arrivi a -30%
Il tonfo sui numeri degli arrivi è stato immediato: -30,7% nel mese di marzo rispetto all'anno precedente. In numeri assoluti oltre 60mila turisti in meno. "Veniamo da tre anni in cui il comparto è costantemente cresciuto, registrando un +40%. Ora siamo preoccupati ma abbiamo ancora fiducia nei prossimi mesi, la situazione può essere recuperata", ha spiegato all'ANSA il ministro del Turismo Koumis ricordando come il settore "guidi l'economia cipriota" occupando il 20% circa del Pil nazionale.
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"Voglio essere chiaro - così all'Ansa il ministro - Cipro è una destinazione sicura, abbiamo appena ospitato il summit Ue. Noi siamo un pilastro di stabilità. Non siamo parte del conflitto, non siamo parte del problema" in Medio Oriente", ha rimarcato Koumis.
"L'impatto del conflitto non è stato lo stesso per i Paesi Ue"
Sulla base delle rivelazioni delle prossime settimane, il pressing sull'Ue potrebbe aumentare. L'Italia, ad esempio, ha chiesto l'istituzione di un fondo ad hoc per il turismo per aiutare il settore nelle emergenze. Bruxelles, finora, si è mossa innanzitutto per arginare la crisi dei prezzi dell'energia. Gestire il comparto turistico, in questo momento, pone per la Commissione anche un altro problema. "L'impatto del conflitto non è stato lo stesso per i Paesi Ue", ha spiegato Koumis. Il rischio di aumentare le disparità interne ai 27 c'è anche su questo fronte.
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Fonte: www.rainews.it
