Danimarca al voto, è testa a testa tra il centrosinistra della premier Fredriksen e il centrodestra
A scrutinio avanzato, i numeri cambiano di continuo con i due blocchi separati da un solo seggio. Sarà decisivo il ruolo dei centristi
ap Con oltre il 60% dei voti contati rimane tuttora un testa a testa tra i due blocchi, quello di centro-sinistra guidato dalla premier uscente, la Socialdemocratica uscente Mette Frederiksen e quello di centro-destra, del liberale, ministro della Difesa uscente, Troels Lund Poulsen. Il blocco rosso ha attualmente 81 poltrone, contro il blocco blu con 80 poltrone, mentre Moderaterne, il partito centrista del ministro degli esteri uscente Lars Lokke Rasmusen ne ha 14. Sarà Lokke Rasmusen, dunque, il probabile ago della bilancia che determinerà il colore predominante del futuro governo di coalizione a Copenaghen. Dei risultati più concreti si aspettano entro le prossime ore, ma con un testa a testa così ravvicinato un risultato definitivo potrebbe arrivare anche domani mattina.
Non è bastato, a questo punto, il fattore Groenlandia per uscire da un cul-de-sac evidente già alle scorse municipali: Mette Frederiksen e Socialdemocratici al momento vanno verso una vittoria dal sapore amaro.
La mossa delle elezioni anticipate messa a sorpresa sul piatto da Frederiksen sull'onda dell'anti-trumpismo non le permetterà di avere una maggioranza autonoma per governare. Ma anche il suo principale rivale, il ministro della Difesa uscente Troels Lund Poulsen, non può sorridere: i liberali di Venstre, piazzandosi poco sopra il 9%, avrebbero infatti incassato il peggior risultato della loro storia.
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Un quadro molto frammentato
Tutti e tre i partiti al governo, Socialdemocratici, Venstre e Moderati, hanno registrato un calo. I Moderati del ministro degli Esteri uscente Lars Lokke Rasmussen - vecchia volpe della politica locale - con il loro 8,2% potrebbero comunque essere decisivi per la formazione dell'esecutivo. A Copenaghen sono soliti dividere i seggi assegnabili in un blocco rosso, guidato dai Socialdemocratici, e in un blocco blu, di centrodestra. Il primo si attesterebbe a 83 seggi, il secondo a 78. Il quorum per raggiungere la maggioranza nel Folketing, il Parlamento danese, è di 90. A ciò, va aggiunto un dato: all'interno di entrambi i blocchi ci sono formazioni di estrema sinistra o estrema destra, con le quali difficilmente i Socialdemocratici o i Liberali potrebbero allearsi. Bene, all'interno del cosiddetto blocco blu, l'Alleanza Liberale di Alex Vanopslagh che ha superato il 10% e lo stesso Venstre, incassando la scelta di non sostenere Poulsen come candidato unico del centrodestra.
I temi della campagna elettorale: welfare, ambiente e pressione fiscale
A dominare la campagna elettorale non è stato solo il fattore Trump. Lo scontro tra Frederiksen e Polusen si è fatto aspro su temi come il welfare, l'ambiente, le condizioni degli animali negli allevamenti, la pressione fiscale. Nessuno dei contendenti ha trionfato. Possono invece sorridere le formazioni più estreme, a destra come a sinistra. I sovranisti del Partito del Popolo danese avrebbero guadagnato 5 seggi, passando da 8 a 13. "Cari amici, il Danske Folkeparti è tornato! Questo è il più grosso successo che posso ricordarmi", ha esultato il leader dell'estrema destra Morten Messerschmidt, sottolineando che non sarà mai al governo assieme ai Moderati di Rasmussen. L'alleanza Verde-Rossa - lontana erede del partito dei lavoratori e di quello comunista - avrebbe incassato 11 seggi, due in più rispetto agli attuali. Trend nettamente positivo anche per il Partito popolare socialista, il cui balzo si prospetta del 3,8%.
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I colloqui per il futuro governo si prevedono lunghi e complessi
Se da un lato Frederiksen ha comunque vinto le elezioni, dall'altro non è da escludere un governo di centrodestra. Molto dipenderà da Rasmussen. Ma il rischio è che l'esecutivo parta comunque azzoppato. Con fosche ricadute anche sul nodo groenlandese. "Siamo in una situazione ancora seria, credo che siano le elezioni più importanti della storia per il Parlamento danese in Groenlandia", aveva predetto il primo ministro di Nuuk Jens-Frederik Nielsen mentre sulle tv danesi scorrevano le immagini dei groenlandesi alle urne. I prossimi giorni diranno se Copenaghen avrà la stessa forza politica del governo uscente di fronte al ciclone Donald Trump.
Fonte: www.rainews.it
