Kim Jong-un alza il muro nucleare: “È irreversibile”, Corea del Sud “stato ostile”
Il leader nordcoreano rafforza la linea dura contro Seul e accusa gli Stati Uniti di aggressione globale. Niente disarmo, più spese militari e apertura solo condizionata al dialogo
Il leader nordcoreano Kim Jong-un rilancia sulla linea dura e blinda il futuro nucleare del Paese. Davanti al parlamento di Pyongyang, ha dichiarato “irreversibile” lo status della Corea del Nord come potenza atomica, definendo al tempo stesso la Corea del Sud “lo Stato più ostile”.
Un messaggio chiaro, che segna un ulteriore irrigidimento dei rapporti nella penisola coreana.
Nel suo intervento, Kim - rieletto segretario generale al nono congresso del Partito dei Lavoratori - ha accusato gli Stati Uniti di portare avanti “terrorismo di Stato e aggressione” su scala globale, in un riferimento implicito ai conflitti internazionali recenti. Pyongyang, ha detto, è pronta a rafforzare il proprio ruolo in un fronte contrapposto a Washington, in un contesto di crescente tensione antiamericana.
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Allo stesso tempo, il leader nordcoreano ha evitato attacchi diretti al presidente Donald Trump, lasciando uno spiraglio diplomatico: “Se scegliere il confronto o la coesistenza pacifica dipende dai nostri avversari, noi siamo pronti a rispondere a qualsiasi scelta”.
Una posizione che ricalca quella espressa nelle scorse settimane al congresso del Partito dei Lavoratori, dove Kim aveva sì attaccato Seul, ma senza chiudere del tutto alla possibilità di dialogo con Washington, a patto però che gli Stati Uniti rinuncino a pretendere il disarmo nucleare come condizione preliminare.
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Intanto, il parlamento nordcoreano ha approvato una revisione della Costituzione, senza dettagli ufficiali. Secondo gli osservatori, le modifiche potrebbero sancire definitivamente la Corea del Sud come nemico permanente, cancellando ogni riferimento a una prospettiva di riunificazione. Una svolta coerente con la decisione annunciata nel 2024 di abbandonare l’obiettivo storico dell’unità pacifica.
Nel discorso, Kim ha rivendicato con orgoglio il rapido sviluppo dell’arsenale nucleare e missilistico, definendolo una scelta necessaria per contrastare le minacce esterne e le ambizioni egemoniche degli “imperialisti”, termine con cui il regime indica abitualmente Stati Uniti e alleati.
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Dal fallimento del vertice del 2019 con Trump, i contatti con Washington e Seul sono sostanzialmente fermi. E nel frattempo Pyongyang ha rafforzato i legami con la Russia, inviando truppe e armamenti a sostegno della guerra di Mosca in Ucraina, probabilmente in cambio di aiuti e tecnologia militare.
Secondo gli analisti, la Corea del Nord potrebbe comunque mantenere aperta una finestra di dialogo con gli Stati Uniti, soprattutto se il contesto internazionale dovesse cambiare, con l’obiettivo di ottenere un alleggerimento delle sanzioni e un riconoscimento implicito come potenza nucleare.
Ma il segnale che arriva oggi è soprattutto uno: Pyongyang non intende fare passi indietro. E mentre la Corea del Sud definisce “indesiderabili” queste dichiarazioni per la stabilità della regione, Kim ribadisce la sua strategia: più deterrenza, meno compromessi.
Un equilibrio sempre più fragile, in cui la forza - più della diplomazia - resta il linguaggio dominante.
Fonte: www.rainews.it
