Mehran: “La teocrazia è fondata sull’odio verso le minoranze, ma la mia terra non è antisemita”
L’ingegnere iraniano, 37 anni, vive e lavora in Italia dal 2012 a Rainews.it il racconto della sua infanzia sotto la Repubblica islamica dell’Iran: “Sono ateo, noi persiani obbligati al digiuno e a leggere il Corano in arabo, non è normale”
Il giovane ingegnere iraniano che vive e lavora in Italia dal 2012, nato nel 1989 nel nord dell’Iran in una famiglia atea, racconta la sua infanzia “molto lontana dalla normalità” nella Repubblica islamica degli anni ‘90. Poi a vent’anni il trasferimento a Teheran per l’Università.
“Vengo da Rasht una città sul Mar Caspio a nord dell’Iran” racconta. “Nel mio Paese le diverse comunità religiose: curdi, baluchi, zorastriani, cristiani, ebrei hanno da sempre convissuto pacificamente, ma con la Rivoluzione islamica che ha sequestrato di fatto la nostra cultura millenaria, divenne tutto più nero come l’hijab imposto alle donne iraniane sin da piccole e con cui non ho potuto mai condividere i tempi dell’università, perchè le classi erano separate per genere: da una parte gli uominie dall’altra le donne”. “Ricordo gli slogan contro l’America e Israele gridati senza sapere cosa significassero davvero”. “Crescendo ho iniziato a conoscere la storia del mio Paese, quella vera, non quella propagandistica della Repubblica islamica”
“Mi sono sempre chiesto: ma perchè devo odiare qualcosa o qualcuno di cui non so nulla? “Perchè noi persiani siamo stati obbligati al digiuno e a leggere il Corano in arabo?”. “Oggi però vedo il mio popolo unito sotto una sola bandiera e questo spero che l’amore verso il nostro Paese possa vincere su questa teocrazia sanguinaria”.
Fonte: www.rainews.it
