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L’Argentina sceglie il peronismo di Fernandez, nonostante le Borse

Il candidato di centrosinistra ha battuto il presidente uscente a primo turno. Ma i mercati hanno reagito perdendo il 3%.

L’Argentina torna peronista affidandosi ad Alberto Fernández, che ha battuto il presidente liberista uscente Mauricio Macrì al primo turno, senza passare per il ballottaggio. Da subito dovrà mettersi al lavoro per scongiurare il rischio di iperinflazione e rassicurare i mercati che hanno subito reagito male al risultato elettorale, con la borsa di Buenos Aires che è arrivata a perdere quasi il 3%. Intanto la Banca centrale vara la stretta sui cambi, riducendo l’acquisto di dollari a soli 200 al mese (erano 10mila) se si possiede un conto bancario.

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Elezioni in Argentina: vince il peronista Fernandez

Netto successo al primo turno del candidato di centrosinistra: finisce l'era Macri. Il nuovo presidente avrà come vice Cristina Fernandez de Kirchner.

Il verdetto è irreversibile: il presidente Maurizio Macri ha fallito la conferma del suo mandato nelle elezioni svoltesi in Argentina. E lo scettro passa il 10 dicembre al suo principale sfidante, il peronista di centro-sinistra Alberto Fernandez, che vince al primo turno ed avrà come vice la ex presidente Cristina Fernandez de Kirchner. Quando lo spoglio era giunto stanotte al 90,33%% del totale dei voti espressi, Fernandez raccoglieva il 47,80% dei suffragi, mentre Macri ne otteneva il 40,69%, con una differenza provvisoria di oltre 1,7 milioni di voti. La sconfitta governativa è stata accentuata dalla perdita anche del governo della provincia di Buenos Aires, dove un economista ‘fedele’ a Cristina Kirchner ha sconfitto con il 51,98% la governatrice uscente, Maria Eugenia Vidal (36,11%). Unica, relativa, consolazione è il successo di Horacio Rodriguez Larreta che mantiene nelle sue mani il governo della capitale. Ma per gli analisti, Larreta potrebbe ora usare questo successo per sottrarre la guida dell’opposizione Macri. Un minuto dopo la chiusura dei seggi, il quartier generale del ‘Fronte di tutti’ nel popolare quartiere della Chacarita, è entrato in ebollizione.

IL RITORNO DEI PERONISTI

Le reti sociali, Twitter fra tutte, hanno cominciato a lanciare anticipazioni convergenti, confermando «l’ampia vittoria» della coppia Alberto e Cristina Fernández (non li unisce alcun grado di parentela, ma una lunga militanza politica). Le tv ‘all news’ hanno fatto da cassa di risonanza alla ancora ufficiosa vittoria dell’opposizione. La gente è uscita di casa e si è riversata sulla Avenida Corrientes, all’altezza di Dorrego, vicino al ‘bunker’ dei vincitori. Le grida di gioia, lo sventolio di bandiere bianco-celesti e gli slogan ostili al presidente Macri hanno risuonato per ore. Davanti a decine di telecamere, i militanti della fazione di centro-sinistra del peronismo hanno scandito slogan come ‘Alberto, amigo, el pueblo està contigo’, ‘Presente, presente, Alberto presidente’, e ‘Hay que saltar, hay que saltar porque Mauricio no vuelve màs’. ‘Maurizio Macri non torna più’. I commentatori hanno sottolineato che, confermandosi definitivamente la sconfitta del governo e il ritorno dei peronisti nella Casa Rosada, l’uscente Macri, eletto nel 2015, sarà ricordato almeno come il primo capo di Stato non peronista che è riuscito a terminare il suo mandato.

L’AUSTERITY DI MACRI

A nulla è servito lo sforzo di Macri che da fine settembre si è lanciato in una maratona di manifestazioni nelle più importanti città, scandendo lo slogan ‘Sì se puede!’ e promettendo per il suo nuovo mandato un «benessere per tutti», più vicino alla offerta populista che al suo modello di austerità e buon governo. Il capo dello Stato lascia il bilancio pubblico praticamente senza deficit, e un terreno positivo per l’import-export, dovuto però alla forte contrazione delle importazioni. Sull’altro piatto della bilancia il Paese si ritrova con una recessione per il 2019 del 2,7%, una netta crisi industriale, un aumento della disoccupazione e della povertà che coinvolge oltre un terzo degli argentini. E infine una inflazione irrefrenabile (quasi il 60%) che strozza i salari e provoca una costante svalutazione del peso. Questo scenario, reso plausibile dalla vittoria dell’opposizione già nelle primarie (‘Pasos’) svoltesi l’11 agosto, ha spinto il governatore Guido Sandleris a convocare in nottata il direttorio per monitorare le prospettive della crisi sociale, economica e finanziaria. Ogni giorno, nelle ultime settimane, le riserve in valuta pregiata argentine hanno subito una forte emorragia di centinaia di milioni di dollari. Questo per non spaventare la classe media che in ogni occasione difficile compra dollari come bene rifugio.

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