Non si può certo dire che con Leonardo Maria Del Vecchio ci si annoi, visto che ogni giorno ne pensa una. L’ultima ha preso forma con una lettera ai soci di Delfin e, per non perdere tempo, anche ai lettori di QN. «È la proposta più seria che io abbia mai fatto», assicura Lmdv. Detto da chi in sette mesi ne ha fatte quattro, è lecito nutrire qualche dubbio. Leonardino si propone come acquirente delle quote di tutti i fratelli, in modo tale da salire dal 12,5 all’87,5 per cento della cassaforte che controlla il 32,4 di EssilorLuxottica, il 10 di Generali e un pezzo di UniCredit e Mps, e lo fa grazie alla «disponibilità di un primario istituto di credito internazionale». Milano Finanza che per primo ne ha svelato le intenzioni gli dà un nome: Citigroup, con un finanziamento fino a 22 miliardi. Tutto questo da parte di chi a settembre aveva dichiarato 950 milioni di debiti, precisando che sono pochi.

Chiunque vinca, Citi incassa
La lettera di Citi, datata 31 ottobre, è una highly confident letter. La banca si dice «altamente fiduciosa» di organizzare il finanziamento. Poi elenca le condizioni: accordi separati, approvazione del comitato crediti, intesa sul prezzo, mercati favorevoli. In cambio chiede i ruoli di bookrunner e arranger. Per la banca americana è l’affare perfetto. Su un finanziamento così le commissioni viaggiano intorno al 2,5 per cento: sui 20 miliardi del buyout di Electronic Arts le banche si sono divise 500 milioni di dollari. Con le stesse commissioni, se si chiude, si farebbero circa 550 milioni, una lettera sprecata se salta. Qualunque banca firmerebbe, e Citi ha firmato anche altrove: siede già nel pool che studia con Delfin il riacquisto delle quote, compresa quella di Leonardino. Finanzia il figlio per comprare la holding e la holding per comprare il figlio. Chiunque vinca, Citi incassa. Il giornale dell’editore mette il carro davanti ai buoi e scrive di «certezza di un’offerta finanziata». Il documento su cui poggia quella certezza subordina tutto all’approvazione del credito.

Il prezzo del ceco Strnad
Il prezzo lo ha fissato Michal Strnad, il produttore ceco di armi la cui offerta da 30 miliardi è stata definita da Lmdv un attacco all’Italia. Ma la cifra deve essere stata considerata congrua, se Lmdv la fa sua offrendo 3,75 miliardi per ciascuna quota posseduta dai fratelli. La madre, Nicoletta Zampillo, è esclusa dalla transazione. Lo scorso aprile aveva firmato con Luca e Paola a 5 miliardi a testa, ora gliene offre 1,25 in meno. A Basilico 10 giorni fa ne ha offerti 3,5 e si è sentito rispondere che la quota vale 4,3. L’italianità si difende al prezzo del ceco con i soldi degli americani. Chi preferisce può incassare il 30 per cento subito e il resto fra un anno in azioni EssilorLuxottica, a un prezzo che nessuno conosce e senza garanzia sul capitale. Il titolo ha perso metà del valore da novembre. Si viene pagati con i titoli della propria holding e ci si tiene il rischio di Borsa. Il debito, infine, lo ripaga Delfin, con riserve per 7 miliardi e l’utile 2026. La cassaforte si compra con i soldi che stanno dentro la cassaforte. Servirà però il pegno sulle quote, la garanzia che il consiglio di Delfin ha già negato a giugno facendo saltare tutto.

Nei panni dei fratelli
Mettetevi nei panni di Luca e Paola. Ad aprile firmano la vendita a 10 miliardi, senza clausola di finanziamento. Le banche chiedono il patronage, Milleri lo nega, l’affare salta e i due si ritrovano un contratto con una penale da 500 milioni, 250 a testa, e un arbitrato avviato l’8 settembre. Sei mesi dopo lo stesso compratore si ripresenta con un prezzo più basso, una formula pagata in azioni e una lettera di una banca che si impegna a nulla. Nel frattempo Lmdv ha lasciato EssilorLuxottica, ha mancato l’acquisto della quota di Basilico e ha lanciato e ritirato un’Opa sul Fatto Quotidiano in tre giorni, dopo aver definito i suoi giornalisti «ratti del giornalismo», salvo poi fare marcia indietro e proclamarsi garante della loro autonomia. La penale spiega la fretta: se i fratelli vendono, i 500 milioni finiscono dentro il prezzo e l’arbitrato si chiude. Le altre scadenze fanno il resto. L’offerta di Strnad scade il 19 novembre, il 16 c’è l’udienza sul sequestro della quota di Basilico, il 30 marzo scade la prelazione di Delfin sulla sua quota. Il 7 novembre, la data proposta per gli incontri, arriva prima di tutte. Le Figaro ha spiegato ai francesi che la crisi di Delfin comincia dalla sua mossa di primavera.

Milleri in scadenza
Ma il suo bersaglio ha un nome e un obiettivo preciso. Il mandato di Francesco Milleri alla guida di EssilorLuxottica scade all’assemblea di primavera, e chi controlla Delfin vota il 32,4 per cento. Del Vecchio lo ha detto in chiaro: Milleri era un «traghettatore con il compito di trovare tre giovani successori, e i tre si attendono ancora». Qualche argomento lo ha: titolo quasi dimezzato dai massimi, minimi di quattro anni a settembre, il proxy advisor ISS che già nel 2024 storceva il naso sul doppio ruolo e sui compensi, la stampa francese che parla di influenza sproporzionata. Dall’altra parte una ventina di dirigenti ha firmato una nota in difesa del capo, Equita giudica negativo un cambio al vertice e Andrea Zappia, presidente del comitato nomine e remunerazione del gruppo, ha replicato che i piani di successione esistono e sono chiari. Ai soci Leonardo Maria chiede di decidere chi guida EssilorLuxottica, pagando con i loro dividendi.

La comunicazione prima di tutto
La lettera del rampollo ha il tono dei legali: scuse per gli «errori, anche di tono», governance rafforzata, due consiglieri indipendenti. L’articolo che l’accompagna invece ha il tono della fanfara: «Assunzione di responsabilità senza precedenti». Attorno lavora una macchina con un nome: secondo Policy Maker e il Fatto, la comunicazione di Lmdv passa da Fedez e dalla sua Doom Entertainment, mentre i consulenti gli avevano sconsigliato ogni intervista. Le Figaro lo presenta come l’erede «connu en Italie pour ses frasques» e Palazzo Chigi ha messo il dossier sotto osservazione. Resta da chiedersi che cosa pensino Consob e l’Amf di comunicati che presentano come certo un finanziamento condizionato.

