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Il falco Ahmad Vahid e il suo peso nel possibile accordo con gli Stati Uniti
Ha assunto l'incarico dopo la morte del suo predecessore, Mohammad Pakpour, ucciso negli attacchi israeliani e statunitensi del 28 febbraio
Il Pakistan annuncia che "l'accordo provvisorio sulla questione iraniana è nella fase finale” e Netanyahu si dice preoccupato per la possibile intesa. Ma la discussione sui punti, come il prolungamento di 30 o 60 giorni della tregua, appare appesa ad un filo, anche se molti Paesi del Golfo stanno pressando il presidente americano per evitare un’altra operazione militare.
In questo contesto la CNN accende un faro sul generale di brigata Ahmad Vahidi, comandante in capo del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche iraniane, sanzionato dagli Stati Uniti e ricercato dall'Interpol. L’altro volto dell’Iran, insieme al potentissimo Mohammad Bagher Zolghadr, segretario del Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale iraniana.
Mohammad Bagher Ghalibaf, presidente del Parlamento, e il ministro degli Esteri Abbas Araghchi sono generalmente considerati i volti pubblici dell'Iran e dei suoi negoziati con gli Stati Uniti ma molti esperti ritengono che è probabile che sia proprio Vahidi che stia promuovendo, dietro le quinte e con l’appoggio di Zolghadr, alcune delle politiche più intransigenti dell'Iran.
Vahidi ha assunto l'incarico dopo la morte del suo predecessore, Mohammad Pakpour, ucciso negli attacchi israeliani e statunitensi del 28 febbraio, il primo giorno di guerra. Vahidi è uno dei più strenui oppositori di qualsiasi compromesso con Washington. L'ascesa ai vertici del potere in Iran dimostra che gli sforzi di Stati Uniti e Israele per decapitare la leadership del Paese non hanno prodotto una classe dirigente più moderata, spiega la Cnn. Sotto la guida di Vahidi, le Guardie Rivoluzionarie hanno di fatto bloccato il traffico nel più importante punto di controllo petrolifero del mondo, mentre le richieste di Teheran a Washington superano ora quelle avanzate nei precedenti negoziati. Uomo "molto dominante" e "radicale", Vahidi è legato ai principi della Rivoluzione Islamica, come ha dichiarato alla Cnn Danny Citrinowicz, ex capo della sezione iraniana dell'intelligence militare israeliana. "Non si può concordare nulla senza sottoporlo al suo vaglio", ha affermato. "E' tra coloro che dicono: se non otteniamo ciò che vogliamo, se Trump vuole tornare in guerra, benvenuti". Nei giorni scorsi il generale ha parlato con i giornalisti degli sforzi per raggiungere un accordo. "O raggiungeremo un accordo, oppure faremo qualcosa di un po' spiacevole", ha continuato. "Ma spero che non accada". Non appare spesso in pubblico, ma in settimana sono circolate sui media delle sue foto insieme al ministro degli Interni pakistano. I media iraniani hanno smentito le immagini, affermando che la foto risale al 2024.
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Gli esperti affermano che, dall'inizio della guerra, Teheran è stata guidata da una cerchia ristretta di membri del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche emersi dalle macerie della guerra Iran-Iraq degli anni '80. Vahidi è una figura delle figure chiave. E' diventato "un attore molto importante, ma entro i limiti sistemici della Repubblica Islamica", ha affermato Ali Vaez, direttore del progetto sull'Iran presso l'International Crisis Group, aggiungendo che la sua influenza è particolarmente forte da quando il Paese è in guerra. Ad aprile, l'Institute for the Study of War (ISW) di Washington, DC, ha affermato che "l'apparente disponibilità di Vahidi ad abbandonare i colloqui tra Stati Uniti e Iran indica che Vahidi è pronto a riprendere la guerra se necessario".
Biografia
Nato nel 1958 a Shiraz, l'ideologia di Vahidi è stata plasmata dalla guerra e dal confronto con l'Occidente. Entrò a far parte dell'establishment e fu nominato vice capo dell'intelligence nel 1981. Prima di allora, secondo i media iraniani, aveva studiato elettronica e ingegneria industriale. "E' stato plasmato dalle Guardie Rivoluzionarie", ha affermato Citrinowicz. E' ricercato per il suo presunto ruolo nell'attentato del 1994 contro un centro comunitario ebraico a Buenos Aires, in Argentina, che causò la morte di 85 persone. Si ritiene inoltre che abbia avuto contatti con israeliani negli anni '80 durante lo "scambio Iran-Contra", il piano di alcuni funzionari statunitensi per vendere armi all'Iran e utilizzare i proventi per finanziare i ribelli anticomunisti, Contras, in Nicaragua. E' stato il primo comandante della Forza Quds, l’unità d'élite del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche, e nel corso degli anni ha ricoperto diversi ruoli, tra cui vice capo dell'IRGC e dell'esercito iraniano, ministro della Difesa e ministro dell'Interno. Nel 2022, Vahidi è stato sanzionato dall'Ufficio per il Controllo dei Beni Esteri del Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti per la violenta repressione delle proteste scoppiate dopo la morte della ventiduenne Mahsa Amini, arrestata dalla polizia morale per aver presumibilmente violato il codice di abbigliamento islamico iraniano e deceduta in custodia.
Fonte: www.rainews.it
