Garlasco: giallo sul documento scritto a mano sulla richiesta di archiviazione di Sempio
Nuovi sviluppi sul caso Garlasco: un foglio scritto a mano e senza timbri solleva dubbi sulla richiesta di archiviazione per Andrea Sempio. Mentre Stasi lascia Roma, la Procura di Brescia indaga per corruzione su un fascicolo "anomalo"
Il caso del delitto di Garlasco si arricchisce di un nuovo, inquietante capitolo che sembra uscito da un romanzo d'appendice. Al centro del giallo c’è un foglio bianco, undici righe scritte a mano, privo di timbri ufficiali o numeri di protocollo, che però risulta allegato alla bozza della richiesta di archiviazione per Andrea Sempio.
Il documento fa riferimento a un esposto presentato dalla madre di Alberto Stasi, Elisabetta Ligabò, e cita indagini difensive condotte da una società privata che avrebbero segnalato indizi di colpevolezza a carico di Sempio. La natura "ibrida" e informale di questo appunto ha sollevato pesanti interrogativi: chi ne è l'autore? E perché si trovava in un fascicolo custodito presso il nucleo informativo dei Carabinieri di Pavia, che non aveva competenza sulle indagini?
L'ombra della corruzione e l'inchiesta di Brescia
Queste anomalie hanno spinto la Procura di Brescia ad aprire un’inchiesta per corruzione, ipotizzando irregolarità nella gestione degli atti che hanno portato alla richiesta di archiviazione. Gli inquirenti bresciani cercano di capire se vi siano state pressioni o scambi illeciti per pilotare l'esito dell'accertamento su Sempio.
Stasi lascia Roma: la nuova strategia della difesa
Nel frattempo, Alberto Stasi, oggi trentottenne, ha deciso di lasciare Roma. "Troppa pressione, non sono sereno", avrebbe confidato ai suoi legali. Il suo team di difesa è attualmente al lavoro su una "contro-narrazione" del delitto, supportata da sei consulenze tecniche mirate a smontare le accuse e a riaprire, di fatto, la partita giudiziaria attraverso la richiesta di revisione.
La battaglia legale e il dolore dei Poggi
Il clima resta teso anche sul fronte mediatico e civile. Sono circa 200 le querele depositate dalla famiglia Poggi e dalle gemelle K per diffamazione e atti persecutori, alcune delle quali riguardano anche l’autrice di un podcast che Sempio ascoltava durante il periodo delle intercettazioni.
Gian Luigi Tizzoni, legale della famiglia Poggi, ha espresso con amarezza il sentimento dei suoi assistiti: "Fa male sentirsi giudicati su cose inesistenti senza potersi minimamente difendere". Una vicenda che, a quasi vent'anni dai fatti, continua a trascinarsi tra zone d'ombra e colpi di scena legali.
Fonte: www.rainews.it
