Péter Magyar, l'ex orbaniano che rovescia Orbán
Il giovane capo dell'opposizione, conservatore europeista, mette alla porta dopo 16 anni il premier sovranista e conquista i due terzi del Parlamento
Ingranaggio del sistema fino a poco tempo fa, oggi incubo di Viktor Orbán. Péter Magyar non è il tipico leader dell’opposizione, ma piuttosto, dicono gli analisti, una sorta di insider pentito che conosce i segreti del potere da dentro.
Si racconta che da bambino, entusiasta delle prime elezioni democratiche ungheresi del 1990, avesse appeso alla parete della sua camera da letto una foto di Viktor Orbán, allora acceso anticomunista. Decenni dopo, arriverà a candidarsi per porre fine ai 16 anni di governo di Orbán come primo ministro.
Nato nel 1981 nel cuore dell'élite conservatrice ungherese, dopo gli studi in giurisprudenza, segue la moglie Judit Varga, ex ministro della giustizia, a Bruxelles, dove entra far parte del corpo diplomatico ungherese. Tornato in Ungheria, dirige prima una banca statale e poi un'agenzia di prestiti studenteschi. Membro di spicco del partito di governo Fidesz, Magyar vanta una carriera costellata di incarichi di prestigio, fino a quando, nel 2024 un terremoto politico cambia tutto: in seguito allo scandalo della grazia presidenziale concessa a un complice di un pedofilo, la sua ex moglie viene spinta alle dimissioni.
Magyar si indigna, accusa il governo di averla usata come capro espiatorio e pubblica un post di fuoco su Facebook. Rivela anomalie sistemiche e pubblica registrazioni audio che provano presunte corruzioni ai vertici dello Stato. In pochi mesi, trasforma il malcontento iniziato via social in una mobilitazione di massa, riempiendo le piazze di Budapest e delle province. Prende in mano le redini di un piccolo partito già esistente, il Tisza, “Rispetto e libertà”, trasformandolo nella principale forza di opposizione. Arriva a compiere anche 7 comizi al giorno, anche nelle zone rurali, feudi storici di Orban.
Si definisce un leader anti sistema ma cristiano-conservatore, che basa la sua campagna non su temi divisivi come l’omosessualità o l’immigrazione, ma sulla promessa di lavorare per un Paese filo occidentale e senza corruzione. Mette in atto una campagna dal basso ispirata alla strategia dello stesso Orban. Bandiere nazionali ai comizi e appelli al patriottismo, riuscendo a raggiungere così anche le zone rurali, feudi storici dell’attuale leader ungherese.
Fonte: www.rainews.it
