Myanmar: il generale Min Aung Hlaing diventa presidente, rimpasto ai vertici della giunta
A cinque anni dal golpe, il capo della giunta militare assume la carica civile per consolidare il potere. Nonostante la rinuncia formale ai gradi, il controllo sulle forze armate passa a un suo fedelissimo
A cinque anni dal colpo di Stato che ha rovesciato il governo eletto di Aung San Suu Kyi, il capo della giunta militare Min Aung Hlaing è diventato ufficialmente il presidente del Myanmar. L’elezione è avvenuta per mano di un Parlamento sotto il totale controllo dei militari, con 429 preferenze su 584, un risultato ampiamente previsto dagli osservatori internazionali.
La mossa è interpretata dagli analisti come una strategia per consolidare il potere indossando abiti civili. Pur avendo rinunciato formalmente al grado di generale in capo delle forze armate, il sessantanovenne Min Aung Hlaing non sembra intenzionato a mutare la linea repressiva che ha caratterizzato il suo regime, accusato di torture e gravi violazioni dei diritti umani.
Una transizione formale, non sostanziale
Il processo di "legittimazione" è iniziato mesi fa con elezioni parlamentari svoltesi tra dicembre e gennaio, dalle quali l'opposizione è stata esclusa. L'attuale assemblea è dominata dal Partito dell'Unione per la Solidarietà e lo Sviluppo (Usdp), di matrice filomilitare, con un quarto dei seggi riservato per legge agli ufficiali delle forze armate.
Nonostante il cambio di titolo, il controllo sul Paese resta ferreo. La guida delle forze armate, detenuta da Min Aung Hlaing per 15 anni, è stata affidata al generale Ye Win Oo, ex capo dell'intelligence militare e considerato un suo fedelissimo. È stato istituito un nuovo organo di coordinamento, il Consiglio consultivo che, secondo gli esperti, permetterà al neo-presidente di mantenere la supervisione sia sull'amministrazione civile che su quella militare.
Il contesto di crisi
Dal golpe del 2021, il Myanmar è devastato da una guerra civile che ha causato decine di migliaia di vittime e milioni di sfollati. Sul piano internazionale, sebbene il regime goda di buoni rapporti con Cina e Russia, pesa la richiesta di mandato di arresto avanzata nel 2024 dalla Corte Penale Internazionale nei confronti di Min Aung Hlaing per la brutale repressione della minoranza Rohingya.
L’assunzione della presidenza appare dunque come un tentativo di presentare un'immagine di stabilità ai partner regionali, senza tuttavia allentare la morsa autoritaria che stringe il Paese dal momento del colpo di Stato.
Fonte: www.rainews.it
