I summit Cina-Stati Uniti dal 1972 ad oggi
La prima visita fu frutto della famosa “diplomazia del ping pong”: una squadra americana viene invitata in Cina nell’aprile del 1971. È il primo segnale pubblico di disgelo
I summit Usa-Cina hanno segnato le grandi svolte del rapporto più importante e più instabile della politica internazionale contemporanea: prima l'isolamento della Repubblica popolare cinese, poi la normalizzazione diplomatica, l'integrazione economica, la crisi di Tiananmen, l'ingresso della Cina nella globalizzazione e infine la nuova stagione della competizione strategica
Dalla stretta di mano fra Richard Nixon e Mao Zedong nel 1972 sono passati ben 54 anni e fu un evento epocale. Il primo presidente americano in Cina. Quella visita fu frutto della famosa “diplomazia del ping pong” una squadra americana viene invitata in Cina nell’aprile del 1971. È il primo segnale pubblico di disgelo.
Poi il viaggio segreto di Kissinger che nel luglio 1971 vola in incognito a Pechino (via Pakistan) e incontra Zhou Enlai. Fissa la visita di Nixon. E poi arriva l’annuncio: il 15 luglio 1971 Nixon rivela in TV che andrà in Cina. C’era la guerra in Vietnam, la Guerra Fredda. Sembra un mondo lontano. Quell’incontro, nel febbraio 1972, portò al Comunicato di Shanghai, il documento che aprì la strada all'apertura dei rapporti dopo oltre vent'anni di ostilità e pose al centro il nodo di Taiwan, destinato a restare la questione più sensibile del rapporto bilaterale. Protagonista di questo avvicinamento fu il segretario di Stato Henry Kissinger.
Seguono poi vari incontri che segnano le tappe di un rapporto cresciuto tra ambiguità e voglia di consolidarsi e che si è adattato ai vari momenti storici attraversati.
La seconda tappa decisiva arrivò nel gennaio-febbraio 1979, con la visita negli Stati uniti di Deng Xiaoping, poco dopo l'avvio delle relazioni diplomatiche formali fra Washington e Pechino. Il presidente Usa Jimmy Carter aveva riconosciuto la Repubblica popolare cinese come unico governo legittimo della Cina dal primo gennaio 1979, mantenendo però rapporti non ufficiali con Taiwan attraverso il Taiwan Relations Act. Il viaggio di Deng negli Stati Uniti diede alla normalizzazione una dimensione pubblica e politica, presentando la Cina riformista come nuovo interlocutore strategico ed economico di Washington.
Nel 1984 fu il presidente Usa Ronald Reagan a recarsi in Cina. Il vertice con la leadership cinese consolidò la normalizzazione in una fase ancora segnata dalla Guerra fredda e dall'interesse comune a contenere l'Unione sovietica. La visita confermò che il rapporto tra Washington e Pechino non era più solo una manovra tattica nata nell'era Nixon-Kissinger, ma un canale stabile tra due potenze che, pur restando politicamente lontane, avevano ormai interessi strategici convergenti. Dopo la repressione di Tiananmen del 1989, il rapporto subì una lunga fase di gelo. Il vertice del 1997 a Washington tra il presidente Usa Bill Clinton e il presidente cinese Jiang Zemin fu uno dei passaggi più rilevanti degli anni Novanta: servì a riaprire un dialogo politico di alto livello dopo anni di diffidenza, sanzioni e polemiche sui diritti umani.
L'anno successivo, nel 1998, Clinton andò in Cina, in una visita che accompagnò il progressivo reinserimento di Pechino nella diplomazia globale e preparò il terreno alla fase successiva, quella dell'ingresso della Cina nell'Organizzazione mondiale del commercio nel 2001.Negli anni Duemila il rapporto entrò nella stagione dell'interdipendenza economica. I summit tra George W. Bush e Hu Jintao furono dominati da commercio, sicurezza, Corea del Nord e lotta al terrorismo dopo l'11 settembre. Non ebbero il carattere simbolico dei vertici Nixon-Mao o Carter-Deng, ma consolidarono la Cina come interlocutore indispensabile degli Stati unit e attore centrale nei dossier economici e di sicurezza globale.
Una nuova fase si aprì nel giugno 2013, quando il presidente Usa Barack Obama ricevette Xi Jinping a Sunnylands, in California. Xi Jinping era da poco diventato presidente della Cina Obama e Xi si sono visti almeno 8 volte in totale (inclusi i margini di summit multilaterali come G20 e APEC), ma i più importanti sono stati questi quattro summit bilaterali chiave. Il primo fu proprio il californiano: informale, i due in maniche di camicia, due giorni, 8 ore di colloqui privati. Temi principali: Corea del Nord, cybersicurezza, cambiamento climatico, “nuovo modello di relazioni tra grandi potenze”.
Obama lo definì “terrific”. Da molti è stato paragonato al summit Nixon-Mao del 1972: non accordi epocali, ma un tono positivo e la base per la gestione della rivalità. Xi regalò una panchina di sequoia californiana.
Gli incontri Obama-Xi sono stati caratterizzati da un mix di cooperazione pragmatica (clima l’accordo del 2015, cyber) e gestione delle tensioni (Taiwan, Mar Cinese Meridionale, diritti umani). Non ci fu mai un “grande accordo” come con Nixon-Mao, ma un rapporto personale stabile che evitò una deriva verso il conflitto. Obama puntava sul “pivot to Asia”, Xi sul “nuovo modello di grandi potenze”.
E poi arriva il primo mandato di Trump. Il primo vertice nell'aprile 2017 a Mar-a-Lago, in Florida pieno di dubbi e poca chiarezza: da un lato la volontà di costruire un rapporto personale tra i due leader, dall'altro l'avvio di una stagione di scontro commerciale che avrebbe segnato tutto il primo mandato di Trump. Poi i successivi a Buenos Aires nel 2018 e Osaka nel 2019 cercarono di contenere la guerra dei dazi, fino all'intesa commerciale di fase uno, ma senza risolvere i nodi strutturali: deficit commerciale, proprietà intellettuale, trasferimento tecnologico, Huawei, catene globali del valore.
Dopo la pandemia e il deterioramento dei rapporti, il vertice di Bali del novembre 2022 tra il presidente Usa Joe Biden e Xi Jinping è un tentativo di stabilizzazione. Fu il primo incontro diretto tra i due da quando Biden era entrato alla Casa Bianca e arrivò dopo la crisi aperta dalla visita a Taiwan della speaker della Camera, la democratica Nancy Pelosi. L'obiettivo era riaprire i canali di comunicazione e impedire che la competizione strategica degenerasse in crisi incontrollata. I due presidenti si ritrovano poi a San Francisco nel novembre 2023 e l’incontro fu più operativo. I due leader si incontrarono a margine del forum Apec e concordarono la ripresa dei contatti militari ad alto livello, interrotti dopo la crisi su Taiwan, oltre a forme di cooperazione sul fentanyl e sull'intelligenza artificiale. Fu un summit di gestione del rischio più che di riconciliazione: il segnale che Washington e Pechino, pur restando rivali, avevano bisogno di strumenti per evitare incidenti e incomprensioni.
E si arriva così al secondo mandato di Trump a al vertice di Busan del 30 ottobre 2025 che ha riaperto il canale diretto tra i due leader dopo sei anni. La visita in corso potrebbe cercare non una normalizzazione piena, ma un tentativo di negoziare regole provvisorie dentro una rivalità ormai strutturale.
Fonte: www.rainews.it
