Trump-Xi tra sorrisi e la "Trappola di Tucidide": il vertice delle Grandi, avvertimento su Taiwan
Il presidente Usa, entusiasta per l'accoglienza, ribadisce che le relazioni tra Cina e Stati Uniti saranno “migliori che mai”. Il leader cinese: "Siamo partner, non rivali. Sulla questione Taiwan, se gestita male, i due Paesi potrebbero scontrarsi"
Xi Jinping e Donald Trump hanno celebrato la loro amicizia personale e la centralità del rapporto tra Cina e Stati Uniti, presentando la cooperazione tra le due maggiori potenze del pianeta come una condizione indispensabile per la stabilità mondiale.
Sorrisi, strette di mano, sfarzo: ogni aspetto, dal contesto ai dettagli, è stato improntato alla cordialità e a una vicinanza e comunanza di intenti, che però rischiano di limitarsi alla sola facciata, essendoci tra Washington e Pechino delle divergenze oggettive (dei nodi cruciali) che difficilmente potranno essere superati con un brindisi o una pacca sulla spalla.
Xi: “La nostra è la relazione più importante del mondo. Siamo partner, non rivali”
Folgorato da “una fantastica accoglienza”, il presidente americano è ansioso di ricambiare gli omaggi e ha invitato il suo omologo cinese con la first lady Peng Liyuan a visitare la Casa Bianca il prossimo 24 settembre. Prima del banchetto di Stato (concluso da poco, a base di aragosta e anatra), Xi ha definito quella tra Pechino e Washington “la relazione bilaterale più importante del mondo”. E di fatto lo è. “Dobbiamo farla funzionare e non rovinarla mai, siamo partner non rivali” ha affermato il leader cinese, sottolineando che i due Paesi “hanno da guadagnare dalla cooperazione e da perdere dallo scontro”. Il leader cinese ha aggiunto che la rinascita della nazione cinese e il progetto trumpiano Make America great again possono “procedere mano nella mano” e contribuire insieme al benessere dell'intero pianeta.
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Trump: “Xi è un grande leader e un amico, le nostre relazioni saranno migliori che mai”
Il tycoon ha ricambiato i toni concilianti, definendo Xi “un grande leader” e “un amico”, assicurando che le relazioni tra Cina e Stati Uniti saranno “migliori che mai”. Nel suo intervento, il capo della Casa Bianca ha ricordato che americani e cinesi condividono valori come il lavoro, il coraggio, il successo e l'amore per la famiglia e per la patria, e che insieme possono costruire “un futuro di maggiore prosperità, cooperazione, felicità e pace per i nostri figli, per questa regione e per il mondo”.
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Taiwan sullo sfondo
Ma, e qui il tono cambia, dietro l'atmosfera di cordialità (Trump è stato accolto con tutti gli onori nella sontuosa Grande Sala del Popolo, con fanfara militare e una salva di 21 colpi di cannone), il presidente cinese ha tuttavia aperto il vertice con un severo avvertimento sul dossier Taiwan, definito “la questione più importante nelle relazioni tra Cina e Stati Uniti”.
“Se sarà gestita male - ha ammonito Xi -, i due Paesi potrebbero scontrarsi o addirittura entrare in conflitto, spingendo l'intera relazione sino-americana in una situazione estremamente pericolosa”. Il leader del Dragone ha evocato anche il rischio della cosiddetta “trappola di Tucidide”, secondo cui una potenza emergente e una potenza dominante possono essere spinte verso la guerra. Il segretario americano al Tesoro, Scott Bessent, ha assicurato che il capo della Casa Bianca tornerà sulla questione “nei prossimi giorni”, mentre il capo della diplomazia Usa, Marco Rubio, ha confermato che la politica degli Stati Uniti su Taiwan è “invariata”.
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L’isola ribelle e la One China Policy nelle relazioni tra Pechino e Washington
Distante appena 80 miglia nautiche dalla Cina continentale, abitata da 23 milioni di persone, tecnologicamente avanzata e democraticamente consolidata, l'ex Formosa è “l'isola ribelle” che Pechino vuole riannettere, considerandola parte integrante del proprio territorio. Taiwan è indipendente di fatto, ma non pienamente riconosciuta come Stato autonomo sul piano internazionale. Da parte loro, gli Stati Uniti la sostengono militarmente e politicamente senza però riconoscerla in modo formale come Stato.
Taipei è quindi indipendente de facto ma non de iure: è regolata dalla One China Policy (“Politica di una sola Cina”), il principio diplomatico secondo cui esiste una sola Cina e Taiwan ne farebbe parte. Dal 1971 le Nazioni Unite riconoscono la Repubblica Popolare Cinese come unico rappresentante della Cina. In particolare, esiste una sola Cina, il governo di Pechino è l'unico legittimo, Taiwan è una provincia cinese temporaneamente separata. Chiunque voglia avere rapporti con Pechino, deve riconoscere questo principio. E così fa anche Washington, che riconosce diplomaticamente Pechino, ma mantiene rapporti informali molto stretti con Taiwan.
Bilaterale Usa-Cina, Trump in visita al Tempio del Cielo di Pechino
Nel dicembre 2016, poco dopo aver vinto le elezioni ma prima di entrare ufficialmente in carica alla Casa Bianca, Donald Trump ricevette una telefonata dalla presidente di Taiwan, Tsai Ing-wen. Era la prima conversazione diretta, pubblicamente nota, tra un presidente (o presidente eletto) americano e un leader taiwanese dal 1979. Per la Cina, quel gesto sembrava mettere in discussione la One China Policy, riconoscendo in via implicita un ruolo alla leader di Taiwan. Pechino protestò immediatamente, parlando di “grave violazione” degli accordi diplomatici tra USA e Cina. Pochi giorni dopo la telefonata, Trump dichiarò che gli Stati Uniti non erano obbligati a rispettare la One China Policy, salvo accordi vantaggiosi con Pechino su commercio e altri dossier. Questa frase fece crescere ancora di più le tensioni. Nel febbraio 2017, dopo colloqui con Xi Jinping, Trump confermò ufficialmente che gli USA avrebbero continuato a rispettare la One China Policy. Tuttavia il suo primo mandato ha segnato un aumento delle vendite di armi a Taiwan e maggiori visite ufficiali americane sull'isola.
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I due leader concordano anche sull’Iran, dalle armi nucleari alla libera circolazione per Hormuz
Il vertice di oggi ha affrontato anche la guerra con l'Iran e le tensioni nello Stretto di Hormuz. Secondo la Casa Bianca, Trump e Xi hanno concordato sulla necessità di mantenere aperta la rotta marittima per garantire la libera circolazione dell'energia e sul fatto che “l'Iran non può avere armi nucleari”. Xi ha inoltre espresso la sua opposizione alla “militarizzazione” dello Stretto e all'ipotesi di introdurre un pedaggio per il transito delle navi, come proposto da Teheran.
La questione è particolarmente sensibile per la Cina, che importa dal Medio Oriente oltre la metà del greggio trasportato via mare e dipende in larga misura da Hormuz per i propri approvvigionamenti energetici. Sul tavolo sono finiti anche i rapporti commerciali tra le due potenze, dopo mesi di guerra dei dazi, così come le restrizioni cinesi sulle terre rare, la rivalità nell'intelligenza artificiale e la possibilità di estendere la tregua tariffaria concordata dai due leader nell'ottobre scorso.
Fonte: www.rainews.it
