La sparatoria a San Diego: le tre vittime hanno evitato una strage di bambini
La polizia ha ricostruito le fasi dell'attacco, messo a segno da due adolescenti, al centro che contiene una moschea e una scuola. La guardia è riuscita ad attivare il lockdown prima di essere colpita, gli altri due a distrarre i killer
Frasi di odio razziale nelle lettere di addio, parole di terrore su una delle armi usate e una tanica di benzina con il simbolo delle SS. Le indagini sulla strage nella più grande moschea di San Diego, California, rinomata per i legami con gli attentatori dell'11 settembre, continuano. Ma i primi dettagli non sembrano lasciare adito a molti dubbi: i due teenager che hanno aperto il fuoco e ucciso tre persone nel centro islamico prima di togliersi la vita sono stati spinti dall'odio e dall'insofferenza.
Gli spari nella moschea a San Diego, i bambini vengono fatti uscire dalla scuola scuola islamica
Come i due killer abbiano scelto il centro islamico non è chiaro: nelle loro dichiarazioni di odio e orgoglio razziale -ha spiegato la polizia - non c'era alcun riferimento alla fede musulmana. Le autorità stanno passando al setaccio il loro passato e sentendo amici e parenti per capire come possano essersi radicalizzati. Diversi amici dei due teenager hanno raccontato di non aver mai percepito odio o razzismo nelle loro parole e nei loro atteggiamenti. A scuola non avevano particolari problemi: Clark era un wrestler e andava d'accordo con i suoi compagni. Anche Velasquez è stato descritto come un ragazzo normale. Non è ancora chiaro quindi cosa sia scattato nella loro testa e perché abbiano scelto la moschea come obiettivo. Moschea salita alle cronache in passato per i suoi legami con gli attentatori dell'11 settembre 2001, e più di recente per le critiche nei confronti dell'iman e delle sue affermazioni sull'attacco del 7 ottobre di Hamas a Israele.
La tragedia di San Diego si inserisce nella sempre più lunga scia di minacce e violenza contro le istituzioni religiose in America seguita alle tensioni in Medio Oriente e alla guerra in Iran. Dopo l'attacco molte città americane hanno rafforzato la sicurezza nelle moschee in via precauzionale. "L'islamofobia mette a rischio le comunità musulmane in tutto il Paese - ha detto Zohran Mamdani, il primo sindaco musulmano di New York -Dobbiamo affrontarla ed essere uniti".
Fonte: www.rainews.it
