Hantavirus, chi è il paziente zero della Hondius: l'ornitologo da cui è partito tutto
Tutto è partito dalla ricerca di un "caracara dalla gola bianca". Leo Schilperoord e la moglie traditi dalla passione per il birdwatching
E' il paziente cosiddetto "Zero", cioè il primo, da cui è partito il contagio fatale a bordo della Hondius. Lui e la moglie, sono morti inseguendo la loro passione, che li aveva portati in giro per il mondo per praticare l'hobby del birdwatching, costato caro. "Come uccelli in volo", con questa similitudine si apre il necrologio pubblicato dall'associazione di quartiere olandese de Boskrane in memoria di Mirjam e Leo Schilperoord, identificato come il primo paziente del focolaio di hantavirus sviluppatosi a bordo della nave da crociera Mv Hondius.
Avevano attraversato Cile e Uruguay
Originario di Haulerwijk, piccolo villaggio di 3.000 abitanti nei Paesi Bassi, il 69enne era atterrato in Argentina insieme alla coniuge il 27 novembre per una vacanza di cinque mesi. Dopo aver attraversato Cile e Uruguay, i due avevano fatto ritorno ritorno in Argentina quattro mesi dopo per raggiungere Ushuaia, capoluogo della Terra del Fuoco.
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La discarica a cielo aperto: e l'uccello caracara
L'obiettivo era visitare una discarica a cielo aperto locale, vera e propria meta di pellegrinaggio per gli appassionati di birdwatching di tutto il mondo. A guidare la coppia, in particolare, sono state la curiosità e la speranza di vedere il caracara dalla gola bianca, rapace della Patagonia meridionale soprannominato cacacara di Darwin in onore del padre dell'evoluzionismo.
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Lo studio sulle oche zamperosee
Un desiderio forse inusuale ai più, ma non per la coppia olandese. Come riferito dal New York Post, infatti, marito e moglie avevano realizzato nel 1984 uno studio sulle oche zamperosee e avevano poi partecipato nel 2013 a un tour privato dedicato al birdwatching in Sri Lanka, dove avevano raccontato con entusiasmo di aver avvistato un raro esemplare di assiolo di Serendib. Un tour "senza intoppi" lo definivano, al contrario di quello argentino. Nonostante la fascinazione esercitata agli occhi degli ornitologi, infatti, Gastón Bretti, fotografo e guida locale, ha descritto all'Ansa la discarica di Ushuaia come "una montagna di rifiuti che oggi supera di gran lunga il limite inizialmente stabilito dalle autorità".
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La febbre, il mal di testa che non passava poi la tragedia
Una passione fatale per i coniugi che l'1 aprile si imbarcano sulla Hondius in Argentina. Pochi giorni dopo, Leo riferisce di avere febbre, mal di testa e problemi intestinali, per poi spirare sulla nave l'11 aprile, diventando la prima vittima a bordo dell'hantavirus, seguito a stretto giro dalla moglie il 24 aprile. Una tragedia che viene subito ricondotta all'inalazione delle particelle provenienti dalle feci dei topi presenti nella discarica, conduttori del ceppo Andino del patogeno.
"Ci mancherete e ci mancheranno le vostre storie", si legge nel necrologio dedicato a Leo e Mirjam Schilperoord, vittime di una curiosità che li ha portati via "come uccelli in volo".
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Fonte: www.rainews.it
