La Sea Watch 5 salva 90 migranti in mare, attaccata dalle unità libiche
La motovedetta libica Ras Jadir, dono dell'Italia, ha sparato 15 colpi contro la nave della Ong tedesca: "Un atto di pirateria coperto dalla complicità del governo e della UE"
ansa "Poco fa la nave di una milizia libica ha aperto il fuoco sparando 15 colpi contro la nostra Sea-Watch 5. Il nostro equipaggio aveva appena terminato il soccorso di 90 persone. Ora le milizie libiche ci stanno seguendo e minacciando".
Così lunedì la ong tedesca che opera nel Mediterraneo sulle pericolose rotte dei migranti denuncia l'aggressione della cosiddetta Guardia costiera libica: un attacco armato in acque internazionali, a circa 27 miglia dalla costa libica.
Secondo l'organizzazione, le unità libiche hanno aperto il fuoco poco dopo il soccorso di 90 persone che erano a bordo di un barchino di legno sovraccarico. I miliziani avrebbero intimato alla Sea-Watch 5 di fermarsi e dirigersi verso Tripoli, minacciando l'abbordaggio. La Sea-Watch sottolinea che una delle unità libiche coinvolte, la motovedetta Ras Jadir, è stata donata alla Libia dal governo italiano nell'ambito degli accordi del Memorandum d'intesa per il controllo dei flussi migratori.
La nave umanitaria, seguendo le direttive delle autorità tedesche - Stato di bandiera dell'imbarcazione - ha mantenuto la rotta verso nord a massima velocità per ragioni di sicurezza. Durante le fasi concitate dell'inseguimento, l'equipaggio ha lanciato segnali di emergenza e interpellato le autorità italiane, che inizialmente hanno risposto sostenendo che la situazione non era di loro competenza.
Nelle ore successive, l'Italia ha assegnato per lo sbarco dei naufraghi il porto di Brindisi, a quattro giorni di navigazione.
"Siamo davanti a un altro atto di pirateria nel Mediterraneo da parte di attori attivamente supportati e finanziati dal governo italiano e dall'Unione europea", ha dichiarato Giorgia Linardi, portavoce di Sea-Watch: "Questa purtroppo è la normalità per le persone in fuga. Non è il primo episodio e avviene subito dopo l'intercettazione e la cattura violenta dei membri della Flotilla da parte di Israele. Un Mediterraneo che si sta trasformando in un parco giochi per criminali coperto dalla complicità e totale impunità garantita dal nostro governo e dall'UE".
Sul piano delle reazioni politiche, Nicola Fratoianni di Avs parla di "un crimine inaudito", aggiungendo che "una milizia finanziata dal nostro Paese ha aperto il fuoco su una nave umanitaria. Ci aspetteremmo una presa di posizione netta dal governo, ma sappiamo già che non accadrà. I cacciatori di trafficanti a parole preferiscono criminalizzare il soccorso in mare piuttosto che fare qualcosa contro i trafficanti veri".
Il deputato del Pd Matteo Orfini ribadisce la necessità di interrompere le intese con le milizie libiche: "Il governo non può ancora una volta fingere di non vedere. Quegli accordi vanno stracciati e serve una nuova mare nostrum europea. Tutta la nostra solidarietà va a Sea-Watch".
Sulla stessa linea Riccardo Magi, segretario di +Europa: "Pochi giorni fa la presidente del Consiglio riceveva il primo ministro del governo di unità nazionale libico. Oggi, le motovedette libiche regalate dall'Italia sparano contro chi salva vite. È un'azione criminale di cui l'Italia si rende complice rafforzando i protocolli che perseguitano le ong".
Fonte: www.rainews.it
