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Timelapse del traffico nello Stretto di Hormuz: come è cambiato il flusso delle navi
I dati di tracciamento tra il 28 febbraio e il 4 marzo mostrano il traffico nello Stretto di Hormuz dall’inizio dell’offensiva contro l’Iran. Per il settore marittimo internazionale è ufficialmente zona di guerra
Un timelapse del traffico marittimo nello Stretto di Hormuz mostra come sia cambiato il flusso delle navi dall'inizio dell'offensiva militare coordinata da Stati Uniti e Israele contro l'Iran, il 28 febbraio 2026.
Il video, realizzato a partire dai dati della piattaforma di tracciamento navale MarineTraffic, visualizza il movimento delle imbarcazioni che hanno attraversato il passaggio tra il Golfo Persico e il Golfo dell’Oman tra il 28 febbraio e il 4 marzo.
Il settore marittimo internazionale ha ufficialmente designato lo Stretto di Hormuz, il Golfo di Oman e il Golfo Persico come "aree di operazioni belliche". La decisione, presa dopo una riunione tra sindacati e compagnie a livello mondiale, riflette l'escalation militare in Medio Oriente e l'aumento dei rischi per la navigazione commerciale, a fronte di "centinaia" di navi bloccate nella regione.
Lo Stretto di Hormuz è un corridoio fondamentale per il trasporto delle risorse energetiche mondiali. Da questo braccio di mare transita di solito circa il 20% del petrolio e del gas a livello globale, pari a circa 20 milioni di barili al giorno.
I Guardiani della rivoluzione iraniani (IRGC) hanno dichiarato di avere il “pieno controllo” dello stretto e minacciato di impedire il passaggio delle petroliere.
Il passaggio collega il Golfo Persico al Golfo dell’Oman ed è delimitato a nord dall’Iran e a sud dalla penisola di Musandam, enclave dell’Oman circondata dal territorio degli Emirati Arabi Uniti.
Ogni mese circa 3.000 navi commerciali attraversano lo stretto, utilizzato dai principali produttori energetici della regione – tra cui Arabia Saudita, Iraq, Kuwait, Qatar ed Emirati Arabi Uniti – per esportare petrolio e gas verso i mercati internazionali.
Secondo diversi analisti del mercato energetico, un’eventuale interruzione del traffico nello stretto potrebbe avere effetti immediati sui prezzi dell’energia e sul commercio globale, colpendo in particolare le economie asiatiche. Cina, India e Giappone sono tra i principali importatori del greggio che attraversa questa rotta marittima.
Negli ultimi giorni le minacce di Teheran e gli attacchi nell’area hanno alimentato l’incertezza sulla sicurezza della navigazione. Pur senza un blocco fisico del passaggio, l’aumento del rischio e dei costi assicurativi potrebbe già influire sul numero di petroliere disposte ad attraversare lo stretto.
Fonte: www.rainews.it
