Venezia, la Biennale d'Arte apre tra le polemiche. Ue invia seconda lettera: "No vetrina per Russia"
Oggi pre-apertura speciale dei cancelli ai Giardini e all'Arsenale riservata esclusivamente agli addetti ai lavori. Presente Buttafuoco che non parla ai cronisti, Giuli assente
Instagra/labiennale "Posso confermare che abbiamo inviato una seconda lettera alla Biennale sulla base di ulteriori prove. E ritengo importante concentrarci sul messaggio principale: sono stata molto chiara nel condannare con forza la decisione della Biennale di consentire alla Russia di partecipare alla mostra d'arte. La Biennale apre sabato. Ironia della sorte, sabato è la Giornata dell'Europa. E la Giornata dell'Europa dovrebbe essere un giorno per celebrare la pace, non un'occasione per la Russia di mettersi in mostra alla Biennale". Con questa dichiarazione tanto dura quanto netta della vice presidente della Commissione europea Henna Virkkunen in un punto stampa a Bruxelles, apre oggi i battenti la 61ª Esposizione Internazionale della Biennale d'Arte di Venezia.
Si tratta oggi di una pre-apertura speciale dei cancelli ai Giardini e all'Arsenale riservata esclusivamente agli addetti ai lavori. Giornalisti, critici e operatori del settore avranno accesso anticipato agli spazi espositivi, in un'atmosfera che mescola attesa, curiosità e prime valutazioni a caldo. Non è prevista, invece, la presenza del grande pubblico, che dovrà attendere il 9 maggio.
Tra le presenze istituzionali di questa mattina il presidente della Biennale di Venezia, Pietrangelo Buttafuoco, ha partecipato solo al photocall ufficiale, senza interventi pubblici o cerimonie formali. Un segnale di sobrietà che riflette il clima particolare di questa edizione. Ha detto ai cronisti che non avrebbe parlato: "Parlerò domani in conferenza stampa". Poi si è fatto fotografare con il tram di Koyo Kouoh, prima curatrice africana designata alla Biennale, prematuramente scomparsa lo scorso anno, e con suo marito Philippe Mall.
Da sabato dunque i visitatori potranno accedere alla mostra principale "In Minor Keys" e ai Padiglioni nazionali distribuiti tra Giardini e Arsenale. Tuttavia, dopo le polemiche dei giorni scorsi, è stata annullata la tradizionale cerimonia inaugurale: assente anche il ministro della Cultura Alessandro Giuli, in una scelta che sottolinea le tensioni emerse alla vigilia a causa della presenza della Russia.
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Le polemiche e le tensioni internazionali: cosa è successo passo passo
Questa edizione è caratterizzata da polemiche intense legate soprattutto alla partecipazione della Russia, con tensioni diplomatiche, istituzionali e culturali fino ad oggi. Le controversie hanno coinvolto governi, Ue, artisti e petizioni, culminando in dimissioni e cambiamenti radicali.
Il tutto è cominciato un paio di mesi fa, all'inizio di marzo, quando c'è stato l'annuncio ufficiale delle 100 partecipazioni nazionali, inclusa la Russia che era assente dal 2022 per l'invasione dell'Ucraina. Scoppia così la prima bufera: il ministro della Cultura Alessandro Giuli critica pubblicamente la decisione del presidente della Biennale Pietrangelo Buttafuoco durante la presentazione del Padiglione Italia (10 marzo).
In quelle ore 22 ministri Ue inviano una lettera a Buttafuoco chiedendo l'esclusione della Russia; la Commissione Ue avvia contestualmente procedure per sospendere 2 milioni di fondi.
Nel frattempo partono le petizioni (oltre 9.400 firme) contro la partecipazione di Russia, Israele e USA; e partono anche sanzioni ucraine a 5 operatori russi.
A questo si aggiungono le polemiche anche sul Padiglione Italia curato da Cecilia Canziani, scelta criticata per la sua impostazione "femminista e comunitaria", percepita come troppo politicizzata e lontana da una rappresentazione nazionale tradizionale.
La giuria internazionale (presidente Solange Farkas, con Zoe Butt, Elvira Dyangani Ose, Marta Kuzma, Giovanna Zapperi) rilascia una Dichiarazione di Intenti e si dimette in blocco il 30 aprile, annunciando di astenersi dal premiare padiglioni di Paesi accusati di crimini contro l'umanità dalla Corte Penale Internazionale come Russia e Israele, per non legittimare presenze "problematiche".
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Le tensioni sono aggravate da pressioni istituzionali: il MiC contesta l'esclusione di un artista israeliano (con telefonata del ministro Giuli), minacce legali e conflitti con la Fondazione, rendendo impossibile il ruolo neutrale della giuria.
Come conseguenza, i Leoni d'Oro vengono rinviati al 22 novembre e saranno assegnati tramite voto dei visitatori, mentre la cerimonia inaugurale del 9 maggio è stata cancellata.
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Fonte: www.rainews.it
