Usa, Luigi Mangione non rischia la condanna a morte per l'uccisione del Ceo di UnitedHealthcare
Il 27enne non rischia la pena capitale per decisione di un giudice federale che respinto la richiesta dei procuratori. Mangione aveva il manifesto: “Mi scuso per i traumi arrecati ma andava fatto, bisognava eliminare questo parassita”
Luigi Mangione, accusato di aver ucciso Brian Thompson, il Ceo di UnitedHealthcare, non rischierà una condanna a morte nel processo penale a suo carico. Lo ha stabilito una giudice federale di New York. La giudice Margaret Garnett ha archiviato due dei quattro capi d'accusa a carico di Mangione.
La potenziale pena massima per i restanti due capi d'accusa è "l'ergastolo senza possibilità di libertà condizionale", ha osservato Garnett.
La procuratrice generale degli Stati Uniti, Pam Bondi, aveva annunciato ad aprile di aver ordinato ai procuratori federali di richiedere la pena di morte per il 27enne italo-americano di Baltimora accusato dell'omicidio del Ceo della divisione assicurazioni di UnitedHealthcare avvenuto lo scorso anno a New York. Ma ora, la decisione del giudice, esclude questa possibilità.
Per i legali di Mangione, la decisione è una vittoria importante perché sono riusciti a far valere la tesi che lo stalking "non si configura come crimine violento" e non può essere quindi il presupposto per la pena di capitale.
Gli avvocati del 27enne hanno anche sostenuto davanti al giudice che la decisione di chiedere la pena di morte fosse di natura politica.
La giudice ha deciso anche di ammettere al processo, come prove, quanto rinvenuto nello zaino di Mangione quando è stato fermato, mentre i legali di Mangione, invece, avevano chiesto che le prove raccolte dalla zaino fossero escluse dal processo perché la perquisizione effettuata allora era stata eseguita in modo illegale perché le autorità non avevano alcun mandato per agire.
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Mangione è stato incriminato a livello federale a dicembre per stalking e omicidio, dopo aver assassinato Thompson davanti a un hotel nel centro di Manhattan. La procura dello stato di New York lo ha inoltre accusato di omicidio di primo grado con finalità di terrorismo. Mangione si è dichiarato non colpevole per tutte le accuse.
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Nel "manifesto" di due pagine e mezza che gli fu trovato addosso al momento dell'arresto, si cita la UnitedHealthcare per nome, con annotazioni sulle dimensioni della compagnia e su quanto denaro incassasse e si criticano apertamente le compagnie assicurative sanitarie per aver fatto profitti sulla salute delle persone. Secondo gli investigatori, Mangione potrebbe aver preso di mira il dirigente del colosso delle assicurazioni sanitarie per come era stato trattato un proprio familiare che si era ammalato.
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Bondi aveva spiegato che la decisione di chiedere la pena capitale rientrava nell'agenda del Presidente Trump "per fermare il crimine violento e rendere l'America di nuovo sicura". "L'omicidio di Brian Thompson - un uomo innocente e padre di due bambini - è stato un'esecuzione premeditata e a sangue freddo che ha scioccato l'America", aveva aggiunto la procuratrice. La richiesta inoltre era in linea con la direttiva fatta circolare dalla stessa ministra della giustizia il suo primo giorno di incarico. Nelle linee ha infatti indicato il ripristino della pena di morte e la revoca della moratoria federale sulla pena, ordinata dall'amministrazione Biden nel 2021. La prima amministrazione Trump aveva riattivato la pena di morte federale dopo una pausa di 17 anni e negli ultimi mesi del suo mandato era avvenuta l'esecuzione di 13 detenuti.
All’udienza a New York, Luigi Mangione accolto da sostenitori dentro e fuori l’aula
Luigi Mangione urla contri i giornalisti prima di entrare in tribunale
Mangione resta in carcere e continua a raccogliere fan e fondi: una campagna di “fundraising” per sostenere le spese degli avvocati ha superato i 500 mila dollari.
Fonte: www.rainews.it
