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Usa-Iran, attesa per il 2° round di colloqui: "Accordo di principio" con un occhio alle truppe
Trump si è detto ottimista sull'intesa fornendo la scadenza del 22 aprile, mentre secondo il Washington Post migliaia di rinforzi americani sono attesi nel Golfo, si uniranno ai circa 50.000 militari già dispiegati in Medio Oriente
Ansa Mentre è in corso il blocco navale nello stretto di Hormuz da parte degli Stati Uniti, la diplomazia si adopera per un secondo round di colloqui con l'Iran dopo il fallimento dei negoziati dello scorso fine settimana a Islamabad. Si cerca - soprattutto - di ottenere una proroga del cessate il fuoco, che è in scadenza il 22 aprile.
Il Pakistan - che resta il mediatore chiave nel conflitto - ha inviato a Teheran una delegazione con il suo capo dell'esercito e il ministro dell'Interno, mentre parallelamente il premier pakistano Shehbaz Sharif è arrivato in Arabia Saudita in visita ufficiale con il ministro degli Esteri e con quello dell'Informazione.
Donald Trump, in un'intervista all'emittente britannica Sky News, si è detto ottimista su un accordo definendolo "molto probabile" e fornendo anche una data per porre fine alla guerra: ovvero entro fine aprile. "È possibile. Molto possibile. Sono stati colpiti duramente", ha detto il tycoon. Però su un'eventuale proroga del cessate il fuoco non c'è chiarezza.
La televisione di stato iraniana ha riferito sul suo canale Telegram che il presidente del Parlamento, Mohammad Bagher Ghalibaf, ha incontrato il generale Asim Munir, capo dell'esercito pakistano che guida i negoziati.
Fonti regionali riferiscono ai media occidentali che i mediatori avrebbero raggiunto un "accordo di principio" anche se Washington non ha acconsentito formalmente all'estensione della tregua. Tuttavia il dialogo con Teheran prosegue, la conferma dalla portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt. La sede di eventuali nuovi colloqui sarà "molto probabilmente" Islamabad, per l'ottimo lavoro svolto dai pakistani, che restano "gli unici mediatori" tra Washington e Teheran.
Il Pakistan ha a lungo mantenuto stretti legami con l'Arabia Saudita, pur conservando anche relazioni con l'Iran. "Personalmente non sono d'accordo con l'estensione del cessate il fuoco", ha dichiarato Mohsen Rezaei, ex comandante del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie iraniane e ora consigliere di Mojtaba Khamenei per gli affari militari, secondo i media iraniani. E' l'Iran a stabilire le precondizioni per il prossimo round di colloqui, non gli Stati Uniti, a differenza degli americani, che temono una guerra continua, noi siamo pienamente preparati e abituati a una guerra di lunga durata", ha affermato.
Per quanto riguarda il recente profondo strappo tra il Vaticano e Donald Trump dall'Italia arriva la voce dell'ambasciatore iraniano presso la Santa Sede: "Offendere le guide religiose che parlano in favore della pace e della giustizia equivale, in verità, a offendere quei valori che costituiscono il fondamento di ogni società umana. Tali comportamenti non sono segno di forza, bensì manifestazione di debolezza dinanzi a una verità che non può essere messa a tacere", ha detto sua eccellenza Mohammad Hossein Mokhtari, in una lettera indirizzata a Papa Leone XIV.
Tuttavia mentre il lavoro diplomatico continua, la tensione resta molto alta.
Il comandante del comando militare congiunto iraniano, Ali Abdollahi, ha minacciato di interrompere il commercio nella regione se gli Stati Uniti non revocheranno il blocco navale nei porti iraniani. Prima della scadenza del cessate il fuoco di due settimane, i mediatori stando alle fonti stanno spingendo per un compromesso sui 3 principali punti di stallo che hanno fatto deragliare i colloqui diretti di Islamabad: il programma nucleare iraniano, lo Stretto di Hormuz e il risarcimento per i danni di guerra.
Teheran, per bocca del portavoce del ministero degli Esteri Esmail Baghaei, ha fatto sapere che è disposto a discutere il tipo e il livello del suo arricchimento dell'uranio, ma che "in base alle proprie esigenze, deve poter continuare l'arricchimento", se non altro per scopi civili che Teheran rivendica.
Secondo quanto emerso, nei colloqui di Islamabad, la delegazione negoziale guidata dal vice presidente JD Vance, ha chiesto all’Iran di accettare una moratoria sull’arricchimento dell’uranio di 20 anni, mentre Teheran avrebbe rilanciato proponendo una sospensione di 5 anni. Controproposta che sarebbe stata trasmessa all'inizio di questa settimana e respinta dalla Casa Bianca.
C'è attesa poi per il vertice dei Paesi non belligeranti disposti a partecipare a una missione nello Stretto di Hormuz per proteggere la navigazione. L'incontro, che si tiene a Parigi in videoconferenza venerdì, è co-presieduto da Emmanuel Macron e Keir Starmer. Intanto una nave battente bandiera maltese è stata la prima petroliera a dirigersi verso ovest attraverso lo Stretto di Hormuz da quando gli Stati Uniti hanno imposto il blocco navale, secondo Marine Traffic. A Bassora, in Iraq, i porti non sono soggetti al blocco statunitense.
Il ministro degli esteri cinese Wang Yi ha dichiarato al suo omologo iraniano Abbas Araghchi durante una telefonata che la riapertura dello Stretto di Hormuz è una richiesta unanime della comunità internazionale. Secondo Pechino la sovranità, la sicurezza e i diritti legittimi dell'Iran, in quanto Stato rivierasco dello Stretto di Hormuz, devono essere rispettati, ma al contempo devono essere garantite la libertà di navigazione e la sicurezza dello stretto. "Lavorare per ripristinare il normale transito attraverso lo stretto è un appello unanime della comunità internazionale", ha dichiarato Wang secondo cui si sta aprendo una finestra di pace. Resta da capire quali saranno le future determinazioni circa l'operazione di sminamento dello Stretto pieno di mine iraniane.
In tutto questo, nel mezzo del pressing per un accordo dell'amministrazione Trump sull'Iran, secondo quanto rivelato dal Washington Post il Pentagono invierà altri 10mila soldati in Medioriente.
L'autorevole quotidiano americano, citando funzionari Usa, scrive che nella Regione verranno spostati circa 6mila soldati a bordo della portaerei USS George H.W. Bush, che ieri si trovava all'altezza del Corno d'Africa con diverse navi da guerra per scortarla, a cui verso la fine del mese si aggiungeranno altri 4.200 soldati del gruppo anfibio Boxer Amphibious Ready Group e della sua task force dei Marines partito la scorsa settimana dalle Hawaii e si trova ora a un paio di settimane dal Medio Oriente e l'11th Marine Expeditionary Unit che comprende un battaglione di fanteria di oltre 800 uomini, oltre a elicotteri e mezzi da sbarco. Un'unita' simile, la 31 Unita' di Spedizione dei Marines, e' arrivata in Medio Oriente da Okinawa, in Giappone, alla fine di marzo. Il trasferimento coinciderebbe con la fine del cessate il fuoco di due settimane, prevista appunto per il 22 aprile.
Le truppe si uniranno ai circa 50.000 militari che, secondo il Pentagono, sono già impegnati nelle operazioni contro l'Iran.
Ma secondo le fonti di Wp, il Pentagono starebbe anche valutando ulteriori attacchi contro l'Iran o operazioni di terra sul territorio iraniano, tra cui missioni per recuperare materiale nucleare iraniano, sbarcare marines nelle zone costiere per proteggere lo Stretto di Hormuz e conquistare l'isola di Kharg. A guidare la spedizione l'ammiraglio Brad Cooper, capo del Comando Centrale degli Stati Uniti (Centcom).
Proprio Centcom ha lanciato i numeri dell'attuale situazione sul campo circa i soldati: 13 quelli uccisi e 399 quelli rimasti feriti in Iran, tre dei quali in condizioni gravi.
I sopravvissuti alla base di Port Shuaiba in Kuwait, costata la vita a sei soldati, hanno accusato il capo del Pentagono Pete Hegseth di aver mentito sulla ricostruzione dei fatti. Secondo la versione fornita da alcuni soldati a Cbs News, i militari americani erano stati "esposti al pericolo" e "non erano preparati" per difendersi dai droni iraniani. Hegseth, invece, aveva dichiarato che le difese della base erano state rafforzate in vista di possibili attacchi.
Il 2 marzo, durante un incontro con i media, Hegseth aveva definito l'attacco alla base americana frutto di una serie di circostanze sfortunate: un missile-proiettile era riuscito a superare "difese aeree incredibili" e aveva "colpito un centro operativo tattico che era fortificato", ha dichiarato.
Ma un soldato rimasto ferito ha fornito una versione diversa: "Voglio che la gente sappia che l'unità non era preparata a fornire alcuna difesa per se stessa e non era una posizione fortificata", ha raccontato a condizione di anonimato. Un altro soldato, sempre in forma anonima, ha detto di aver visto informazioni dell'intelligence secondo cui la postazione era stata inserita in una lista di possibili obiettivi iraniani.
Per ciò gli americani "stanno dicendo molto chiaramente che vorrebbero che gli europei si assumessero la responsabilità della difesa convenzionale dell'Europa. Gli americani potranno fornire solo un supporto secondario" perché "si sposteranno verso l'Indo-Pacifico.
"Le truppe americane svolgono il ruolo di forza di reazione rapida con qualità molto elevate", "abbiamo bisogno di una forza europea, una forza permanente", ha affermato il commissario europeo alla Difesa Andrius Kubilius alla commissione sicurezza e difesa del Parlamento europeo.
Intanto negli Stati Uniti fa notizia il ritorno delle liste automatiche di reclutamento, arruolamento che attualmente è su base volontaria.
Il sistema All-Volunteer Force è in vigore dagli anni '70, quando fu abolito il servizio obbligatorio (draft), attivo durante le guerre mondiali e fino alla guerra del Vietnam. Tutti i membri delle forze armate - Army, Navy, Air Force, Marine Corps, Space Force, Coast Guard - si arruolano volontariamente, con contratti di solito che vanno da due a sei anni. Ma l'iscrizione automatica potrebbe portare a centinaia di migliaia di registrazioni in più rispetto al sistema volontario.
Il servizio è stato pensato come un "piano di emergenza" nel caso in cui il Congresso decidesse di introdurre la leva obbligatoria. Attualmente le donne non sono obbligate a registrarsi. Attualmente le forze militari americane contano su 1,3 milioni di membri attivi e 811 mila riservisti, in grado di interrompere la vita civile per arruolarsi.
Fonte: www.rainews.it
