Quarant'anni fa il disastro di Chernobyl, in Rai una programmazione dedicata per ricordarlo
Su RaiNews24, domani alle 11 lo speciale con Marco Dedola dal Museo Enrico Fermi. Su Rai Play servizi, inchieste e reportage, oltre alla puntata di Ossi di Seppia "Chernobyl, zona rossa"
È la notte tra il 25 e il 26 aprile 1986. A Chernobyl, nel nord dell’Ucraina, esplode uno dei reattori della locale centrale nucleare. Una catastrofe umanitaria e ambientale senza precedenti, e una ferita nel sistema di potere sovietico, che accelera la glasnost di Gorbaciov e i negoziati per il disarmo atomico.
Domani l'Ucraina commemorerà il 40esimo anniversario dell'incidente, il peggior disastro nucleare civile della storia, mentre la centrale rimane minacciata dai bombardamenti russi, con un rinnovato rischio di rilasci radioattivi. A distanza di 4 decenni, Chernobyl rimane uno dei siti più vulnerabili al mondo per essere sotto minaccia diretta nel contesto della guerra tra Russia e Ucraina.
L'incubo di una nuova Chernobyl
L'esplosione e l'incendio
All'1:23 del mattino del 26 aprile 1986, il nocciolo del reattore numero 4 della centrale nucleare allora sovietica, a seguito di errori di manipolazione, entrò in una reazione incontrollata durante un test di sicurezza. Un'esplosione distrusse l'edificio e una colonna di fumo radioattivo si levò nell'aria. Il combustibile nucleare bruciò per oltre dieci giorni. Migliaia di tonnellate di sabbia, argilla e piombo furono sganciate dagli elicotteri per spegnere l'incendio e limitare il rilascio di materiale altamente radioattivo. Secondo l'Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica (Aiea), la causa principale del disastro risiedeva in “gravi carenze nella progettazione del reattore e del sistema di arresto”, combinate con “violazioni” delle procedure operative.
La contaminazione radioattiva
Nei giorni successivi, la nube radioattiva contaminò pesantemente l'Ucraina, l'attuale Bielorussia e la Russia, per poi diffondersi a tutta Europa. Il primo allarme pubblico fu emesso solo il 28 aprile dalla Svezia, che rilevò un aumento della radioattività entro i propri confini. L'Aiea ricevette la notifica ufficiale dell'incidente il 30 aprile, ma l'allora leader sovietico Michail Gorbaciov non ne parlò pubblicamente fino al 14 maggio. Il bilancio delle vittime fu oggetto di dibattito. Nel settembre 2005, un controverso rapporto delle Nazioni Unite stimò in quattromila il numero di morti accertate o imminenti nei tre Paesi più colpiti. Nel 2006, l'Ong Greenpeace stimò che un totale di 100mila persone fossero morte direttamente a causa del disastro. Secondo le Nazioni Unite, circa 600mila “liquidatori”, nome dato a coloro che parteciparono alle operazioni di bonifica, furono esposti ad alte dosi di radiazioni. Il disastro influenzò profondamente la percezione pubblica dell'energia nucleare, innescando un significativo aumento dei movimenti antinucleari in Europa.
Chernobyl, lavori di emergenza per riparare il sarcofago della centrale danneggiato dal drone russo
Un'area vastissima evacuata e ormai inabitata
L'area circostante la centrale è stata evacuata entro un raggio di 30 chilometri, diventando una zona di esclusione, con città, campi e foreste abbandonati. In totale, oltre 2.200 km nell'Ucraina settentrionale e 2.600 km nella Bielorussia meridionale sono ora di fatto aree inabitabili. Secondo l'Aiea, nessuno potrà viverci in sicurezza per almeno altri 24mila anni. A tre chilometri dalla centrale, Pripyat, che nel 1986 contava 48mila abitanti, è stata completamente evacuata e ora assomiglia a una città fantasma post-apocalittica con edifici fatiscenti, autoscontri arrugginiti in ciò che resta di un parco divertimenti, aule scolastiche piene di quaderni abbandonati alle intemperie. Anche la città più piccola di Chernobyl, situata a circa quindici chilometri dalla centrale e da cui prende il nome, è stata evacuata. Il sito è di fatto diventato una vasta riserva naturale, dove i cavalli selvatici sono stati reintrodotti nel 1998. Prima dell'invasione russa del 2022, era possibile visitare il sito con una guida, ma da quasi tre anni l'area è completamente interdetta ai turisti. Entrando nella zona di esclusione, la prima cosa che si nota, secondo fonti concordanti, è la presenza militare: posti di blocco, soldati, qualche veicolo blindato. Proseguendo, la foresta prende il sopravvento, con pini che si estendono su entrambi i lati e piccoli villaggi che spuntano tra gli alberi. Le case sono abbandonate e piccoli cartelli su alcune porte ricordano quante persone vi abitavano un tempo. Dove gli esseri umani non possono più vivere, altre specie si sono insediate. Vi pascolano i robusti cavalli di Przewalski e lupi e linci cacciano nelle foreste che sono ricresciute sugli ex terreni agricoli. Nel bacino di raffreddamento accanto al reattore, i pesci gatto hanno raggiunto dimensioni straordinarie. Ma l'isolamento della zona di esclusione non offre alcuna protezione dalla guerra.
26 aprile, Giornata Internazionale della Memoria del Disastro di Chernobyl
La struttura di contenimento, violata a causa della guerra
I resti del reattore danneggiato sono racchiusi da un sarcofago interno in acciaio e cemento, costruito frettolosamente dopo il disastro del 1986, e da una moderna struttura di contenimento esterna, installata tra il 2016 e il 2017; la struttura metallica, inizialmente a tenuta stagna, è stata violata da un drone russo nel febbraio 2025. In un rapporto pubblicato a metà aprile, Greenpeace ha spiegato che la nuova struttura di contenimento non poteva essere “completamente ripristinata” nonostante i lavori di riparazione. Secondo l'Ong, “ciò aumenta il rischio di rilasci radioattivi nell'ambiente, in particolare in caso di crollo” della vecchia struttura di contenimento interna.
Gli allarmi attuali per la sicurezza
La centrale di Chernobyl ha subito quattro blackout totali dall'ottobre 2024, causati da attacchi russi alla rete elettrica, ognuno dei quali ha richiesto l'utilizzo di generatori diesel di emergenza per mantenere in funzione i sistemi di raffreddamento del combustibile esaurito, ha riferito il Guardian. Sono state dispiegate ulteriori difese antiaeree e soldati, ha affermato Vadim Slipukha, vicedirettore generale per la sicurezza del sito, sebbene la minaccia non sia scomparsa. Anche un attacco involontario da parte di un drone deviato dalla sua traiettoria da una guerra elettronica potrebbe provocare il crollo del sarcofago.
La programmazione dedicata sulla Rai
A quarant'anni dal disastro, domenica 26 aprile, la Rai propone una programmazione dedicata fra tv, radio e digital, oltre a servizi di Tg, Gr, RaiNews24 e RaiNews.it, in occasione della Giornata Internazionale della memoria del disastro di Chernobyl.
Alle 11 su RaiNews24, in particolare, Marco Dedola conduce lo “Speciale Chernobyl”, in diretta dal Museo Enrico Fermi, dove nacque la fisica nucleare italiana, per raccontare, insieme a ospiti ed esperti, l'atomo ieri e oggi.
26 aprile 1986: il disastro nucleare di Chernobyl
Su Rai Storia, alle 19.30, la rubrica "Oggi è” ricostruisce quei giorni attraverso inchieste e immagini dell'epoca tratte dal patrimonio delle Teche Rai. Analoghi approfondimenti anche nello Speciale alle 7 su Rai Scuola e su RaiPlay. Obiettivo sul disastro anche a “Passato e Presente”, in onda lunedì 27 aprile alle 13.15 su Rai 3 e alle 20.30 su Rai Storia, con Paolo Mieli e il professor Marcello Flores, che analizzano le conseguenze politiche di quell'incidente.
Il musicista Svyatoslav Vakarchuk suona e canta nella Centrale di Chernobyl
Su RaiPlay, la sezione Cinema, Serie Tv, Documentari propone "Samosely - I residenti illegali di Chernobyl" e “Ossi di Seppia: Chernobyl, zona rossa”, mentre la sezione Teche ospita "Chernobyl, frammenti di un disastro”, un'antologia di servizi, inchieste e reportage realizzati negli anni da grandi firme Rai come Zavoli, Angela, Biagi, Minoli, Scaccia, Caprarica.
"Chernobyl, zona rossa": la puntata di Ossi di seppia sul disastro nucleare del 26 aprile 1986
Fonte: www.rainews.it
