Iran e Venezuela, la strategia di Trump e l'attacco Usa nell'anniversario che uccise Soleimani
I due paesi spina nel fianco dell'attuale amministrazione Usa sono tra i maggiori detentori di greggio al mondo. Khamenei: "Usa in disgrazia". "L'Iran presti molta attenzione a ciò che sta accadendo lì" scrive Lapid
Getty Forse non è un caso che l'attacco al Venezuela ordinato dal presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, è arrivato nel giorno del sesto anniversario del raid Usa contro Qassem Soleimani, una delle figure piu' potenti dell'Iran.
Nella notte tra il 2 e il 3 gennaio del 2020, il comandante dell'unità d'elite dei Guardiani della Rivoluzione iraniana venne ucciso in Iraq con un'operazione che segnò una drammatica escalation delle tensioni in Medio Oriente. Soleimani era considerato l'architetto della politica di influenza di Teheran in Iraq, Siria, Libano e Yemen. Il raid è considerato ancora oggi uno dei successi militari piu' importanti raggiunti da Trump durante la sua presidenza. Nell'attacco, condotto vicino all'aeroporto di Baghdad, morì, tra gli altri, anche Abu Mahdi al-Mihandis, vicecomandante delle milizie sciite irachene filoiraniane.
L'episodio alzò il rischio di uno scontro aperto Usa-Iran, e provocò la reazione indignata di Mosca, ma poi la situazione si raffreddò, lasciando negli anni uno stato di incertezza, fino all'attacco di Hamas del 7 ottobre 2023 che innescò la catena di reazioni che portò al fortissimo ridimensionamento dell'influenza dell'Iran nella regione.
Così come non può essere un caso che la Repubblica islamica dell'Iran stia vivendo proprio in questi giorni nuove accese proteste anti-governative scatenate dal crollo della valuta locale (il rial), dall'inflazione che ne è scaturita, e dall'altissimo costo della vita. Il Paese è nella morsa delle sanzioni internazionali scaturite dal fallimento dell'accordo sul nucleare (Jcpoa) voluto da Obama nel 2015 e divenuto carta straccia nel 2018 per volere proprio di Donald Trump allora al suo primo mandato da presidente. Ora che l'attacco Usa in Venezuela sembra fatto apposta per silenziare o minacciare l'Iran. Del resto i due Paesi, ai due estremi opposti del pianeta, sono tra i maggiori detentori di greggio al mondo.
“Non ci fidiamo dei nemici malvagi, ingannatori e bugiardi, anche se dicono di non essere in guerra con noi”, ha detto in queste ore il leader iraniano Ali Khamenei, sottolineando che "i nemici cercano sempre di imporre qualcosa all'Iran, ma noi saremo forti e non ci tireremo indietro finché non li metteremo in ginocchio". "Quell'americano (riferito a Donald Trump) cerca di ingannare, dice sciocchezze e fa promesse, ma l'Iran e il mondo intero conoscono gli Stati Uniti, che oggi sono caduti in disgrazia", ha aggiunto, secondo la TV di stato.
Secondo i media sono già 10 i dimostranti uccisi durante le manifestazioni contro il carovita, tra le vittime ci sarebbe anche un 15enne e un militare basij accoltellato a morte nella città di Harsin nell'Iran occidentale. Ieri il presidente americano aveva lanciato un chiaro monito: “Gli Usa sono pronti a intervenire se il regime spara sui manifestanti”. Per Khamenei "le proteste al Bazar contro i problemi economici sono giuste, ma il fatto che alcuni, provocati da mercenari nemici, abbiano gridato slogan contro l'Islam e la Repubblica Islamica è grave e devono essere rimessi al loro posto".
Tuttavia secondo quanto riferito da un dirigente statunitense alla Cnn, gli Usa non hanno apportato cambiamenti significativi ai livelli delle loro truppe e non sono stati avviati preparativi in Medio Oriente dopo la minaccia di Trump.
Secondo funzionari a conoscenza della questione, Washington ha diverse opzioni per sostenere i manifestanti iraniani, anche se molte non arrivano a un intervento militare organico, quanto più come avvenuto per le proteste per Mahsa Amini perseguendo azioni più riservate, come operazioni informatiche per interrompere le attività del regime.
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Tornando al Venezuela, il ministero degli Affari Esteri della Repubblica Islamica d'Iran ha condannato fermamente l'attacco militare statunitense al Venezuela e la "grave violazione della sovranità nazionale e dell'integrità territoriale del Paese" e invita tutti i governi a "porre immediatamente fine all'aggressione illegale degli Stati Uniti".
L'attacco, inoltre, costituisce "una chiara violazione dei principi fondamentali della Carta delle Nazioni Unite e delle norme fondamentali del diritto internazionale", ed è un perfetto esempio di "atto di aggressione" che deve essere "immediatamente e inequivocabilmente condannato dalle Nazioni Unite e da tutti i governi interessati allo stato di diritto, alla pace e alla sicurezza internazionale", secondo il ministero.
"Il regime iraniano dovrebbe prestare molta attenzione a ciò che sta accadendo in Venezuela", scrive il leader dell'opposizione israeliana Yair Lapid su X.
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Fonte: www.rainews.it
