Contenuto in:
Chernobyl, 40 anni dopo: rischio crollo e fuga di radiazioni, l’allarme di Greenpeace
Rapporto dell’ONG: la struttura danneggiata nel 2025 da un drone non garantisce il pieno contenimento. Timori per la dispersione di materiale radioattivo in caso di collasso. Gli attacchi russi ostacolano la messa in sicurezza
A quasi quarant’anni dal disastro di Chernobyl, torna l’allarme sulla sicurezza del sito nucleare ucraino. Secondo Greenpeace, un eventuale crollo incontrollato dell’involucro interno di confinamento del reattore distrutto nel 1986 aumenterebbe il rischio di rilascio di materiale radioattivo nell’ambiente.
Il complesso è oggi protetto da due strutture distinte: il cosiddetto “sarcofago”, realizzato in urgenza dopo l’esplosione del reattore 4, e la più recente struttura di contenimento, una grande arcata metallica installata nel 2016 per isolare e coprire il sito.
L'Ucraina ha ripetutamente accusato la Russia di aver preso di mira il sito sin dall'inizio dell'invasione, nel 2022, e di averlo colpito nel febbraio 2025 con un drone, perforando la struttura.
Nel rapporto diffuso martedì, Greenpeace avverte che, nonostante gli interventi, la funzione di contenimento non è stata pienamente ripristinata. In caso di cedimento dell’involucro interno, potrebbero disperdersi polveri altamente radioattive, residui di combustibile nucleare e altri materiali contaminati presenti nel sarcofago.
«Ci sono circa quattro tonnellate di polveri radioattive e grandi quantità di materiale contaminato», ha dichiarato Shaun Burnie, esperto nucleare dell’organizzazione. «Poiché la struttura non può funzionare come previsto, esiste un rischio di rilascio radioattivo».
Greenpeace segnala che gli interventi sono ostacolati dal conflitto: missili e droni russi continuano a sorvolare l’area di Chernobyl, rendendo complessa la messa in sicurezza. «Quarant’anni dopo la catastrofe, la Russia conduce di fatto una guerra nucleare contro l’Ucraina e l’Europa», ha aggiunto Burnie.
Il direttore della centrale, Serhij Tarakanov, ha definito la situazione «molto pericolosa», avvertendo che anche un’esplosione nelle vicinanze potrebbe generare onde d’urto paragonabili a un sisma, con possibili effetti sulla stabilità delle strutture.
Fonte: www.rainews.it
