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Trump scrive a Pechino: "Non date armi all'Iran". Xi: "Il mondo non torni alla legge della giungla"
A un mese dal vertice a Pechino Trump scrive a Xi Jinping dopo la proposta in 4 punti, mentre il Financial Times riferisce che l'Iran ha usato un satellite spia cinese per colpire basi Usa. Tajani in volo per una missione economica in Cina
AFP “Ho chiesto al presidente cinese di non fornire armi all'Iran, gli ho scritto una lettera chiedendogli di non farlo, e lui mi ha risposto che non lo farà", ha dichiarato Trump al programma "Mornings with Maria" di FBN.
Il presidente intervistato ancora oggi da Maria Bartiromo nel programma mattutino dell'emittente americana conservatrice, ha risposto alle domande della giornalista sul suo rapporto con il presidente cinese alla luce dell'attuale blocco navale su Hormuz.
Xi Jinping - dice il tycoon americano - avrebbe risposto ad una sua precedente lettera, non specificando però di quando. La settimana scorsa, ha minacciato i paesi con un dazio immediato del 50% se avessero fornito armi all'Iran.
Dichiarazioni che arrivano mentre il Financial Times riferisce che l'Iran ha acquisito in segreto nel 2024 un satellite spia cinese usato poi per colpire le basi militari statunitensi in Medio Oriente durante la guerra in corso. Il quotidiano sarebbe in possesso di documenti militari iraniani che dimostrano che il satellite TEE-01B, è stato acquisito dalla Forza Aerospaziale del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche alla fine del 2024, dopo essere stato lanciato nello spazio dalla Cina. I documenti mostrano che il satellite ha catturato immagini della base aerea Prince Sultan in Arabia Saudita il 13, 14 e 15 marzo, giorni nei quali anche il presidente americano Trump ha confermato che alcuni aerei presenti alla base erano stati colpiti. L’utilizzo di un satellite di fabbricazione cinese da parte delle forze armate iraniane "rischia di suscitare forte sensibilità in tutta la regione" si legge nell'articolo, in cui si ricorda come Pechino sia "il principale partner commerciale dei paesi del Golfo e il principale acquirente del loro petrolio". Pechino però smentisce a stretto giro. "Alcune forze si sono adoperate per fabbricare voci e associarle maliziosamente alla Cina", ha dichiarato il ministero degli esteri a Reuters.
Tutto questo a un mese dalla visita ufficiale del presidente Maga per metà maggio a Pechino. La stessa che aveva rimandato a causa dell'attacco israeliano-americano all'Iran. Tuttavia - afferma ancora Trump - nell'intervista a Fox, il presidente non si aspetta che le fluttuazioni del mercato petrolifero globale, dovute alla guerra contro l'Iran e ai cambiamenti in Venezuela, influenzino le dinamiche del vertice con Xi: "Lui ha bisogno del petrolio. Noi no", ha osservato.
Dopo il fallimento dei negoziati a Islamabad, ieri l'essenziale proposta cinese in quattro punti aveva fatto il giro del mondo.
Coesistenza pacifica, Sovranità nazionale, Rispetto del diritto internazionale, Sviluppo e Sicurezza: i cardini essenziali del piano di pace cinese per la soluzione del conflitto Usa-Iran.
L'occasione per presentare il piano di Pechino la visita a Pechino del principe ereditario emiratino di Abu Dhabi Khaled bin Mohamed bin Zayed Al Nahyan, ricevuto ieri dal presidente cinese Xi nella Grande sala del popolo. “Le due parti hanno scambiato opinioni sull'attuale situazione in Medioriente e nella regione del Golfo”, scrive Xinhua, precisando che all'incontro ha partecipato anche il ministro degli Esteri cinese Wang Yi.
La Cina, ha affermato Xi Jinping, intende continuare a svolgere un ruolo "costruttivo" per la pace nell'intera Regione mediorientale. "Mantenere l'autorità del diritto internazionale significa non solo utilizzarlo quando ci fa comodo e abbandonarlo quando non lo è. Non possiamo permettere che il mondo torni alla legge della giungla".
Il piano è stato poi postato sui social dalla portavoce del ministro degli Esteri Mao Ning.
"Il presidente Xi Jinping ha avanzato quattro proposte per salvaguardare e promuovere la pace e la stabilita' in Medio Oriente.
1 Mantenere l'impegno per il principio della coesistenza pacifica. Gli Stati del Golfo in Medio Oriente sono vicini stretti che non possono essere spostati. E' importante sostenere gli Stati del Golfo nel miglioramento dei loro rapporti, lavorare per costruire un'architettura di sicurezza comune, completa, cooperativa e sostenibile per il Medio Oriente e la regione del Golfo, e consolidare le basi per la coesistenza pacifica.
2 Mantenere l'impegno per il principio della sovranità nazionale. La sovranità rappresenta la base per la sopravvivenza e lo sviluppo di tutti i paesi, in particolare quelli in via di sviluppo, e non deve essere violata. La sovranità, la sicurezza e l'integrità territoriale degli Stati del Golfo devono essere rispettate con serietà, e la sicurezza del loro personale, delle loro strutture e istituzioni deve essere vigorosamente tutelata.
3 Mantenere l'impegno per il principio del rule of law internazionale. E' importante difendere fermamente il sistema internazionale con l'ONU al suo centro, l'ordine internazionale basato sul diritto internazionale e le norme fondamentali che regolano le relazioni internazionali, fondate sugli scopi e principi della Carta delle Nazioni Unite.
4 Mantenere l'impegno per un approccio equilibrato allo sviluppo e alla sicurezza. La sicurezza è un prerequisito per lo sviluppo, e lo sviluppo funge da garanzia per la sicurezza. Tutte le parti dovrebbero lavorare per creare un ambiente favorevole e apportare energia positiva allo sviluppo degli Stati del Golfo. La Cina è pronta a condividere con i paesi del Golfo le opportunità derivanti dalla modernizzazione cinese, e a lavorare con loro per coltivare un terreno fertile per lo sviluppo e la sicurezza regionale".
A Pechino questa sera è atteso invece il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani. Domani l'avvio di una “missione” di tre giorni nella Repubblica popolare.
Il gigante asiatico è un partner strategico da un punto di vista economico e commerciale, ma gioca anche un ruolo primario nella partita politica per spegnere l'ennesimo incendio divampato in Medio Oriente. E' stato lo stesso titolare della Farnesina a indicare i due pilastri della sua visita: si tratta, ha spiegato, di "un'importante missione economica", con una fitta agenda di incontri con le imprese italiane sia nella capitale che a Shanghai, “ma anche di un'occasione preziosa per discutere del ruolo di Pechino per la pace”.
L'appuntamento clou sarà infatti l'incontro nella capitale con l'omologo Wang Yi previsto per domani pomeriggio alle 18,30 (le 12,30 in Italia), nel corso del quale il potente ministro degli Esteri cinese cercherà nel nostro Paese una nuova "sponda" occidentale rispetto alla percepita erraticità statunitense sulla guerra all'Iran. Cosa che interessa anche all'Italia soprattuto dopo lo strappo tra Meloni e Trump.
Pechino importa tramite lo Stretto un'ampia parte delle proprie forniture di greggio. E' praticamente certo, quindi, che Wang illustrerà al vicepremier italiano il piano per la pace in 4 punti promosso dal presidente Xi Jinping.
Fonte: www.rainews.it
